Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 27 ottobre 2010

Piano Rifiuti Regione Sicilia

Discariche in Sicilia






REPUBBLICA ITALIANA
REGIONE SICILIANA
UFFICIO DEL COMMISSARIO DELEGATO


Ex O.P.C.M. 09 luglio 2010, n. 3887
presso il Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti
Via Catania n. 2 - Palermo


REVISIONE DEL PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI LINEE GUIDA E STRATEGIE DI INTERVENTO
14 ottobre 2010

(il numero di pagina si riferisce al piano originale)

SOMMARIO

1 PREMESSA, OBIETTIVI E LAVORO SVOLTO  pag.1
1.1 Premessa ed obiettivi pag.1
1.2 Lavoro svolto  pag.2
2 EVOLUZIONE DEL QUADRO NORMATIVO E PIANIFICATORIO pag.4
2.1 Quadro di riferimento normativo  pag.4
2.2 Evoluzione del quadro pianificatorio pag.11
2.2.1 Il piano di gestione dei rifiuti in Sicilia del 2002   pag.11
2.2.2 Il “documento Cancellieri”   pag.13
3 LA NUOVA PROPOSTA DI REVISIONE DEL PIANO: FINALITÀ E STRATEGIE pag.15
4 VERIFICA DELLO STATO ATTUALE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI   pag.24
4.1 Principali fonti informative  pag. 24
4.1.1 ARPA Sicilia-Sezione Catasto Rifiuti   pag.24
4.2 Produzione di rifiuti urbani   pag.25
4.3 Raccolta differenziata  pag.30
4.4 I centri comunali di raccolta (C.C.R.) e le isole ecologiche esistenti   pag.56
4.5 Discariche   pag.68
4.6 Impianti di trattamento della frazione umida   pag.74
4.7 Sistemi ed impianti di trattamento e recupero delle frazioni secche  pag.76
4.8 Impianti di pretrattamento del rifiuto indifferenziato  pag.77
4.9 Impianti di selezione e stabilizzazione del rifiuto indifferenziato   pag.79
5 PIANIFICAZIONE DELLE AZIONI A BREVE TERMINE  pag.82
5.1 Azioni da avviare per la prevenzione delle emergenze   pag.82
5.2 Linee guida operative sui sistemi di raccolta differenziata  pag.85
5.3 Definizione dei fabbisogni impiantistici   pag.89
5.3.1 Discariche: ipotesi di studio da definire in sede di infrastrutturazione esecutiva pag.89
5.3.2 Impianti di trattamento meccanico biologico e compostaggio   pag.93
5.4 Definizione delle tipologie impiantistiche per il pretrattamento del RUR   pag.94
5.5 Articolazione operativa del pretrattamento del RUR e sua declinazione nellediverse  condizioni di contesto   pag.98
5.5.1 Sistemi di recupero di materiali dal RUR   pag.100
5.6 Proiezioni dei dati di RD e produzione di RUR nel medio termine.  pag.105
6 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE   pag.114

 ELENCO ALLEGATI
ALLEGATO 1 Proposta di revisione del piano di gestione dei rifiuti in Sicilia:
“Documento commissione Cancellieri del 30.12.2009”
ALLEGATO 2 Rifiuti urbani della Sicilia - Rapporto 2004-2010
ALLEGATO 3 Linee guida operative per l’ottimizzazione delle raccolte differenziate
ALLEGATO 4 BOZZA Linee guida per le procedure sulle autorizzazione agli impianti  di smaltimento (23 marzo 2010)

INDICE DELLE FIGURE
Figura 1 Esiti delle analisi merceologiche condotte sul rifiuto in ingresso all’impianto sito in via Miniera Ciavolotta Frazione ASI – Favara (AG).   pag. 30
Figura 2 Rifiuti urbani indifferenziati e raccolta differenziata per provincia - Anni 2004-2008 - Fonte dati: ISPRA - Elaborazione: Sezione regionale del Catasto rifiuti della Sicilia  pag. 33
Figura 3 Raccolta differenziata in Sicilia- Anno 2008  pag.36
Figura 4 Frazioni merceologiche della raccolta differenziata – Anni 2004 – 2008 – Fonte dati: ISPRA.  pag.37
Figura 5 Frazioni merceologiche della raccolta differenziata in Sicilia – Anno 2008 – Fonte
dati: ISPRA. Elaborazione: Sezione regionale del Catasto rifiuti della Sicilia   pag. 37
Figura 6 Localizzazione delle discariche in esercizio (Agosto 2010). Elaborazione: Sezione
Regionale del Catasto Rifiuti della Sicilia.  pag.69
Figura 7 Distanze dal luogo di produzione dei rifiuti urbani alla discarica (agosto 2010).
Elaborazione: Sezione Regionale del Catasto Rifiuti della Sicilia.  pag.71
Figura 9 Volumi utilizzabili delle discariche in esercizio e delle discariche autorizzate.
Elaborazione: Sezione Regionale del Catasto Rifiuti della Sicilia  pag.72
Figura 10 Volumi utilizzabili delle discariche in esercizio e delle discariche autorizzate.
Elaborazione: Sezione Regionale del Catasto Rifiuti della Sicilia .  pag. 73
Figura 8 Situazione attuale impianti di compost rispetto alla produzione annua 2009 pag.75
Figura 11 Ripartizione percentuale della raccolta differenziata, anni 2004-2008 pag. 93
Figura 12 Poteri calorifici (su tal quale e secco) degli scarti finali residuati dalle operazioni direcupero di materiali cellulosici e plastici, in uno schema operativo relativamentesemplice (sola separazione ottico-manuale)  pag.103
Figura 13 Assetto impianto selezione ottica-manuale secco residuo - Splitting .104
Figura 14 Assetto impianto selezione ottica-manuale secco residuo - Bioessicazione pag. 104

INDICE DELLE TABELLE
Tabella 1 Acquisizione e monitoraggio dati impiantistica   pag.10
Tabella 2 Elaborazione dei dati di produzione dei R.S.U. e della R.D. nell’anno 2008 rapportata agli indicatori del piano di azione “Obiettivo di servizio III 2007-2013 e al piano R.U.B.”   pag.18
Tabella 3 Produzione pro capite di rifiuti urbani per regione - Anni 2004-2008 (Kg *ab/anno)  pag.25
Tabella 4 Produzione di rifiuti in Sicilia totale e per provincia- Anni 2004 - 2008 (t)  pag.26
Tabella 5 Produzione percentuale di rifiuti per provincia - Anni 2004-2008   pag. 26
Tabella 6 Produzione pro capite di rifiuti in Sicilia - Anni 2004-2008 (Kg * ab/anno)   pag.27
Tabella 7 Produzione di rifiuti in Sicilia ripartita per ATO – Anno 2009   pag. 27
Tabella 8 Esiti delle analisi merceologiche condotte sul rifiuto in ingresso alla piattaforma
Bellolampo (la seconda riga in corsivo si riferisce alla percentuale di ingombranti)   pag.29
Tabella 9 Esiti delle analisi merceologiche condotte sul rifiuto in ingresso alla piattaforma Bellolampo (indagine finalizzata alla determinazione del potere calorifico del rifiuto)   pag.29
Tabella 10 Produzione di rifiuti urbani suddivisi in differenziati, indifferenziati e ingombranti Anni 2004 - 2006 (t)  pag.31
Tabella 11 Produzione di rifiuti urbani suddivisi in differenziati, indifferenziati e ingombranti Anni 2007 - 2008 (t) .  pag.32
Tabella 12 Ripartizione percentuale della raccolta differenziata – Anni 2004 – 2008 . pag. 34
Tabella 13 Raffronto dei dati della raccolta differenziata per frazione merceologica - Anni 2004 - 2008   pag.34
Tabella 14 Raccolta differenziata per Provincia – Quantità e percentuale – Anni 2004 – 2008  pag.35
Tabella 15 Elenco delle ditte che ricevono la carta della raccolta differenziata – Anno 2008.  pag.38
Tabella 16 Elenco delle ditte che trattano la carta della raccolta differenziata - Anno 2008   pag.39
Tabella 17 Confronto tra il numero delle Ditte che ricevano e trattano la carta e tra le quantità ricevute e trattate o messe in riserva - Anno 2008  pag.41
Tabella 18 Elenco delle ditte che ricevono la plastica della raccolta differenziata - Anno 2008   pag. 41
Tabella 19 Elenco delle ditte che trattano la frazione plastica della raccolta differenziata -Anno 2008   pag.43
Tabella 20 Confronto tra il numero delle Ditte che ricevano e trattano la plastica e tra le
quantità ricevute e quelle trattate o messe in riserva - Anno 2008   pag.45
Tabella 21 Elenco delle ditte che ricevono la frazione umida della raccolta differenziata - Anno 2008  pag. 45
Tabella 22 Elenco delle ditte che trattano la frazione umida della raccolta differenziata - Anno 2008 .  pag. 46
Tabella 23 Confronto tra il numero delle Ditte che ricevano e trattano la frazione umida e tra le quantità ricevute e quelle trattate o messe in riserva - Anno 2008  pag.  47
Tabella 24 Elenco delle ditte che ricevono la frazione vetro della raccolta differenziata - Anno 2008   pag. 47
Tabella 25 Elenco delle ditte che trattano la frazione vetro della raccolta differenziata - Anno 2008  pag. 49
Tabella 26 Confronto tra il numero delle Ditte che ricevano e trattano la frazione vetro e tra le quantità ricevute e quelle trattate o messe in riserva - Anno 2008   pag.51
Tabella 27 Quantità trattata di frazione umida della raccolta differenziata - Anno 2008  pag.52
Tabella 28 Rifiuti di imballaggio avviati al recupero in Sicilia – Anni 2004-2008 (t)  pag.52
Tabella 29 Rifiuti da imballaggio avviati al recupero – anno 2008 – Dati provinciali (t)  pag.53
Tabella 30 Rifiuti da imballaggio avviati al recupero – anno 2009 – Dati provinciali (t)  pag.53
Tabella 31 Quadro delle convenzioni stipulate per singola provincia per le frazioni acciaio e alluminio al 31 dicembre 2009   pag.54
Tabella 32 Quadro delle convenzioni stipulate per singola provincia per le frazioni carta e legno al 31 dicembre 2009   pag. 54
Tabella 33 Quadro delle convenzioni stipulate per singola provincia per le frazioni plastica e  vetro al 31 dicembre 2009   pag.55
Tabella 34 Centri comunali di raccolta esistenti (ex D.L. 22/97)   pag.58
Tabella 35 Isole ecologiche esistenti (ex D.L. 22/97)   pag.61
Tabella 36 Discariche in esercizio – Agosto 2010  pag. 68
Tabella 37 Discariche attive al maggio 2010   pag.70
Tabella 38 Compostaggio di Rifiuti Urbani  pag.74
Tabella 39 Impianti di compostaggio in Sicilia in esercizio, in costruzione ed in istruttoria  pag.74
Tabella 40 Elenco piattaforme CONAI   pag77
Tabella 41 Pretrattamento e trattamento del percolato e del biogas nelle discariche in esercizio  pag.77
Tabella 42 Impianti mobili di trito-vagliatura   pag.79
Tabella 43 Impianti fissi di trattamento meccanico biologico (TMB)  pag.80
Tabella 44 Scheda di sopralluogo CCR e isole ecologiche  pag.83

Tabella 45 Discariche disponibili nel breve periodo (2011)  pag.89
Tabella 46 Discariche disponibili nel medio periodo (2013)   pag.90
Tabella 47 Quadro riassuntivo della capacità di abbancamento delle discariche in Sicilia  pag. 91
Tabella 48 Impianti di compostaggio: fabbisogno impiantistico   pag. 94
Tabella 49 Caratterizzazione del rifiuto urbano per aree demografiche   pag.107
Tabella 50 Simulazione dei dati di produzione dei R.S.U. e della R.D. calcolata al 20 % rapportata agli indicatori del piano di azione “Obiettivo di servizio III 2007-2013  e al piano R.U.B.   pag.108
Tabella 51 Simulazione dei dati di produzione dei R.S.U. e della R.D. calcolata al 20 %
Determinazione analitica delle frazioni del R.U.R.  pag.109
Tabella 52 Simulazione dei dati di produzione dei R.S.U. e della R.D. calcolata al 35 %
Determinazione analitica delle frazioni del R.U.R.  pag. 110
Tabella 53 Simulazione dei dati di produzione dei R.S.U. e della R.D. calcolata al 35 % rapportata agli indicatori del piano di azione “Obiettivo di servizio III 2007-2013 e al piano R.U.B  pag.111
Tabella 54 Simulazione dei dati di produzione dei R.S.U. e della R.D. calcolata al 45 % rapportata agli indicatori del piano di azione “Obiettivo di servizio III 2007-2013 e al piano R.U.B.  pag.112
Tabella 55 Simulazione dei dati di produzione dei R.S.U. e della R.D. calcolata al 45 %
Determinazione analitica delle frazioni del R.U.R  pag.113

pag.1


1 PREMESSA, OBIETTIVI E LAVORO SVOLTO

1.1    Premessa ed obiettivi

Con O.P.C.M. n. 3887 del 9 luglio 2010 “Immediati interventi per fronteggiare la situazione di emergenza determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani nella regione siciliana” il Presidente della regione Siciliana è nominato Commissario  delegato per il superamento della situazione di emergenza nel settore della gestione dei  rifiuti in atto nella medesima regione. La suddetta OPCM dispone che il Commissario  Delegato: ex art. 2:
“predispone, entro 60 giorni dalla data di pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale  della Repubblica italiana, della presente ordinanza, gli adeguamenti al Piano  regionale di gestione dei rifiuti, anche per incrementare i livelli della raccolta  differenziata ed individuare soluzioni compatibili con le esigenze ambientali per i  rifiuti trattati accumulati nei siti di stoccaggio provvisorio”;
“provvede a:
·        incrementare, in ciascun ambito provinciale, d’intesa con il Presidente della provincia, la raccolta differenziata almeno di carta, plastica, vetro e metalli, al fine di conseguire, entro il 31 dicembre 2011, l’obiettivo del 35 percento di raccolta differenziata, di cui almeno il 50% di raccolta destinata al riciclo;
·        realizzare, in ciascun ambito provinciale piazzole per lo stoccaggio delle  frazioni raccolte separatamente, impianti per la selezione del multi materiale  raccolto separatamente, impianti per il trattamento dei rifiuti organici  selezionati da rifiuti urbani o raccolti separatamente, al fine di conseguire un  elevato livello di protezione ambientale;
·        adeguare ovvero realizzare, in ciascun ambito provinciale, avvalendosi dei   prefetti delle province, le discariche necessarie per fronteggiare l’emergenza,   nelle more dell’incremento della raccolta differenziata e della realizzazione e  messa in esercizio degli impianti di recupero nonché per assicurare  smaltimento dei sovvalli;
·        ex art. 4:
“è autorizzato:
·        ad individuare e disporre la realizzazione degli interventi di immediato effetto,  indispensabili per garantire al sistema regionale di gestione integrata dei rifiuti, nel suo complesso, un periodo di efficienza di durata sufficiente ad assicurare il raggiungimento di una condizione di funzionalità a regime, attraverso  l’aumento dei livelli della raccolta differenziata, la diminuzione della quantità

pag.2
di rifiuti da smaltire, le attività di recupero dei materiali e l’approntamento dei  mezzi e delle attrezzature occorrenti al riguardo;
·        a disporre l’immediato avvio delle procedure di realizzazione degli impianti già cantierabili e di acquisto delle attrezzature, compresi quelli successivamente proposti da privati a loro carico, individuati come coerenti e funzionali alla corretta gestione integrata dei rifiuti;
·        a disporre la progettazione, la realizzazione e la gestione, con il sistema della  finanza di progetto, degli impianti di termovalorizzazione individuati nel piano  regionale di gestione dei rifiuti come adeguato ai sensi dell’art. 2, favorendo   l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a salvaguardia della salute  della popolazione e dell’ambiente;
·        ex art. 8:
“Il Commissario delegato trasmette ogni sei mesi al Dipartimento della protezione  civile e al Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare una relazione  sullo stato di attuazione degli interventi”.
Per gli adeguamenti al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, per le finalità indicate in  particolare nei citati articoli 2, 4 e 8 della suddetta OPCM, il Commissario Delegato ha  nominato una Commissione di esperti.
La suddetta OPCM n. 3887/10 prevede all’art. 1 comma 2, la predisposizione  dell’adeguamento entro 60 gg. dalla data di pubblicazione della stessa, del vigente Piano  Regionale dei Rifiuti in Sicilia.
Con Disposizione del Commissario Delegato on. Presidente della Regione n° 6 del 30  luglio 2010 è stata istituita la commissione di revisione del piano.

1.2    Lavoro svolto

L’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti è stato effettuato, a partite dal  piano redatto nel 2002, tenendo conto del “documento Cancellieri”, redatto dalla  Commissione per la revisione del Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia (istituita in data  23/10/2009) e consegnato al Presidente della Regione in data 30/12/2009 ed alla luce  dell’evoluzione del quadro normativo di riferimento.
Noto il contesto normativo ed evolutivo di riferimento si è proceduto con la verifica dello  “Stato attuale della gestione dei rifiuti” in termini di produzione di rifiuti, di raccolta  differenziata, di discariche, di impianti di trattamento della frazione umida, di impianti di  trattamento della frazione secca, di impianti di pretrattamento del rifiuto indifferenziato,  impianti di selezione e stabilizzazione del rifiuto indifferenziato, etc. 
Le verifiche condotte sullo stato attuale della gestione dei rifiuti in Sicilia evidenziano,  come principali elementi di criticità:
pag.3
difficoltà di monitoraggio e verifica della consistenza e condizione dell’impiantistica  presente, dato il breve lasso di tempo dal subentro del Dipartimento Acqua e Rifiuti  all’ARRA;
gravi difficoltà finanziarie di gran parte degli ATO dovute ad un aumento dei costi  del servizio, ed ad una parziale riscossione della tariffa, nonché agli oneri del  personale, sovradimensionato rispetto alle esigenze del servizio;
mancata percezione del ruolo dell’utente (cittadino) nell’ambito del sistema di  gestione;
livelli di raccolta differenziata inferiori al 10% (6,7% al 2008 dato aggiornato);
capacità di abbancamento ridotte delle discariche autorizzate in alcune province e  alea significativa sulla realizzazione di alcune discariche autorizzate;
ritardi nella realizzazione di impianti di pretrattamento e trattamento finale, anche in  relazione al trasferimento dei fondi FAS.
Completato il quadro conoscitivo è stato possibile sviluppare la presente proposta di  adeguamento del Piano articolata in più fasi temporali, la prima delle quali di natura  emergenziale.
In particolare, sulla base del contesto normativo, nell’ottica della salvaguardia ambientale e  nel massimo rispetto del criterio di “sostenibilità”, il Piano di Gestione dei Rifiuti in Sicilia  sarà articolato secondo le seguenti fasi: emergenziale, transitoria e di regime.
pag.4

2 EVOLUZIONE DEL QUADRO NORMATIVO E PIANIFICATORIO

2.1    Quadro di riferimento normativo

Nel dicembre 2010 entrerà in vigore la nuova direttiva quadro 2008/98/CE del 19  novembre 2008; è necessario quindi che gli strumenti programmatici che si vanno a  definire e che avranno validità nei prossimi anni si basino sull’impostazione stabilita dalla  nuova direttiva quadro rifiuti.
In sintesi la nuova Direttiva, rispetto alla precedente, consolida la gerarchizzazione della  sostenibilità delle varie opzioni che compongono la gestione dei rifiuti e conferma un  «ordine di priorità» di ciò che costituisce «la migliore opzione ambientale nella  normativa e nella politica dei rifiuti».
In testa alla gerarchia figurano la prevenzione della produzione del rifiuto stesso, anche  mediante il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita, e la riduzione del  contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti.
Segue poi la preparazione per il riutilizzo, ovvero le operazioni di controllo, pulizia e  riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati  in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento. 
Viene poi il riciclaggio, ossia qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di  rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro  funzione originaria o per altri fini. Esso include il ritrattamento di materiale organico  (comprensivo di compostaggio e digestione anaerobica) ma non il recupero di energia  mediante trattamento termico né il ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali  combustibili o in operazioni di riempimento.
Segue poi il recupero, diverso dal riciclaggio, come il recupero di energia o altre operazioni il cui principale risultato sia di «permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile sostituendo altri materiali».
A questo proposito, la direttiva precisa che gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani possono essere intesi come attività di recupero unicamente se rispondono a  determinati requisiti di “efficienza energetica” fissati dalla direttiva stessa, requisiti  sostanzialmente conseguibili solo includendo opzioni di utilizzo del calore per  teleriscaldamento.
Vi è, da ultimo, lo smaltimento, inclusivo dell’incenerimento, laddove questo non  consegua gli indici di efficienza energetica di cui sopra, e la collocazione a discarica.
Gli Stati membri sono chiamati inoltre a prendere misure per promuovere il riciclaggio di alta qualità e, a tal fine, dovranno predisporre regimi di raccolta differenziata dei rifiuti, praticabili dal punto di vista ambientale ed economico, volti a garantire il rispetto  dei necessari criteri qualitativi per i pertinenti settori di riciclaggio.
pag.5
Entro il 2015, gli Stati membri dovranno quindi istituire regimi di raccolta differenziata «almeno» per la carta, il metallo, la plastica e il vetro, affinché, entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti domestici sia aumentata complessivamente almeno al 50% in peso.
Entro lo stesso anno, inoltre, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio ed altri tipi di  recupero di materiali da costruzione e demolizione dovranno essere aumentati almeno al  70% in peso.
In data 18 maggio 2010 veniva emanata la Comunicazione Della Commissione al  Consiglio e al Parlamento Europeo sulle future misure di gestione dei rifiuti organici  biodegradabili nell’Unione Europea.
In tale Comunicazione viene specificato che gli Stati membri sono giuridicamente vincolati  ad ottimizzare il trattamento dei rifiuti organici biodegradabili secondo le loro specifiche  condizioni, ma comunque nel rispetto dell’articolo 4 della Direttiva 2008/98/CE, sulla  “Gerarchia dei rifiuti”, secondo cui la prevenzione dei rifiuti è l’opzione migliore, seguita  dal riutilizzo, dal riciclaggio e dal recupero di energia.
Lo smaltimento (discarica, incenerimento con basso recupero di energia) è definito come la  peggiore opzione ambientale, ma che gli Stati membri possono derogare a questa  gerarchia in casi specifici.
Dalla nuova gerarchia risulta evidente pertanto, che la nuova Direttiva Comunitaria si struttura su un’idea che ha come riferimento, la “Società del riciclaggio” (v. considerata nn 28 e 29), che limita alla fonte la produzione di rifiuti e incentiva l’utilizzazione degli stessi come risorse, in un contesto che fa da unico scenario all’attuazione della direttiva, definito e normato dall’art. 13, che formula l’imprescindibile dettato che ogni “azione” prefigurata dalla direttiva è finalizzata alla “Protezione della salute umana e
dell’ambiente”.
Per cui rispetto all’attuale Direttiva (2006/12/CE), si sottolinea ancora una volta, il diverso  approccio basato sulla prevenzione e sul riutilizzo dei rifiuti, il tutto legato alla  tracciabilità dell’intero ciclo di vita del prodotto (il c.d. LCA Life Cycle Assessment),  metodologia che tiene conto dei “carichi energetici e ambientali” di un manufatto nelle  varie fasi di vita, e non soltanto come oggi accade, solamente nella fase in cui essi
diventano rifiuti.
Ne consegue, che le operazioni di smaltimento, di recupero e di riciclaggio dei R.S.U.,  sono strettamente interconnesse e si potranno realizzare solo in presenza di un’adeguata  rete di impianti dedicati e specializzati, allorquando coniugata prioritariamente alla R.D.,  soprattutto di carta, metalli, plastica e vetro (v. art.11 comma 3), atteso che la definizione  di riciclaggio non prevede le operazioni di recupero di energia.
pag.6
In relazione alla nuova gerarchia dei rifiuti, resta il diverso approccio della Direttiva,  avverso le perniciose confusioni tra sottoprodotti e materie prime secondarie, le c.d. Mps  ora definite come “rifiuti che cessano di essere tali” (v. considerando n° 22). 
In una Società del riciclaggio, la distinzione tra rifiuti e sottoprodotti diventa fondamentale,  nell’ottica di una elevata protezione ambientale e di un vantaggio economico e ambientale;
il sottoprodotto è tale se può essere utilizzato senza la necessità di alcun ulteriore  trattamento oppure con un trattamento che rientra nella normale pratica industriale, e  allorquando si verificano le condizioni previste dall’art.5 comma 1 lett. a, b, c, d. 
In sostanza la direttiva sancisce che allorquando sottoposti a un’operazione di recupero,  incluso il riciclaggio i rifiuti cessano di essere tali.
Inoltre, nel medesimo art.6 comma 1 lett. b), è indicato che il rifiuto cessa di essere tale, se: “esiste un mercato o una domanda per tale sostanza o oggetto” .
Indubbiamente un presupposto giuridico tecnico ed economico assolutamente innovativo, che alla luce di una visione estremamente pragmatica circa la determinazione di quando un rifiuto cessa di essere tale, affida anche al mercato il confine del fino a quando si ha un rifiuto e dopo un bene-prodotto.
La Regione Sicilia, come detto in precedenza, proprio in ossequio a quanto previsto dal citato art. 196 del D.Lgs 152/2006 (Competenze delle Regioni) con la emanazione della L.R. 8 aprile 2010 n° 9 e, più specificatamente con la scrittura degli art. 11 (Azioni per la prevenzione della produzione di rifiuti), art. 12 (Azioni per favorire la R.D. e le forme di recupero) e art. 13 (Riduzione della produzione di rifiuti da parte della P.A. e dei soggetti assimilati. Condizioni per il rilascio delle autorizzazioni per le medie e grandi strutture di vendita),si è posta all’avanguardia in ordine all’attuazione della nuova direttiva  comunitaria, recependone, oltre che i suddetti articoli, anche molti degli indirizzi e degli  obiettivi relativamente alle proprie competenze.
Si può quindi affermare che l’architettura e le finalità del presente Piano, altro non sono se  non la trasposizione nel territorio di quanto prefigurato, in ordine alla gestione integrata  dei rifiuti, dalla suddetta Direttiva 2008/98/CE.
In ordine alla pianificazione territoriale, la 2008/98/CE pone come strategica la previsione  della autosufficienza di una comunità, nella sua accezione più generale (v. considerata n°  32), essenzialmente pe :
lo smaltimento dei rifiuti;
il recupero dei R.U. non differenziati provenienti dalla raccolta domestica (v.   impianti di trattamento finalizzati soprattutto al recupero) anche di energia.
Tali previsioni dell’art. 16 “Principi di autosufficienza e di prossimità”, da un lato confermano che lo smaltimento dei rifiuti (siano essi urbani o non), per le sue implicazioni igienico-sanitarie deve avere soluzione entro il territorio di una comunità, dall’altro
pag.7
rappresentano che i rifiuti non urbani e quelli recuperabili diversi dai R.U., sono posti al di  fuori di questa autosufficienza comunitaria.
Lo stesso dicasi per i rifiuti urbani raccolti in modo differenziato e così pure per i rifiuti  urbani non differenziati non provenienti da raccolta domestica. 
Il concetto di “autosufficienza” si collega quindi all’obiettivo della realizzazione della  summenzionata “Società del riciclaggio”, per cui rimangono fuori dal siffatto concetto di  “autosufficienza” tutti i rifiuti, che in quanto differenziati, possono essere trattati e/o  agevolmente processati per il recupero e/o il riciclo, in un ambito anche più vasto della  della comunità di riferimento.
Pertanto a tal fine, risulta indispensabile la previsione di una rete impiantistica di  cooperazione su scala più ampia (es. scala regionale), tra impianti di smaltimento ed  impianti di recupero dei rifiuti urbani non differenziati non provenienti dalla raccolta  domestica, oltre che per i R.U. non differenziati provenienti da altri produttori, rete che in  assoluto deve tenere conto delle migliori tecniche disponibili (le c.d. BAT). 
Del pari la nozione di “prossimità” (comma 3) si applica anche agli impianti di recupero  (non solo a quelli di smaltimento in ragione dell’autosufficienza), allorquando gli stessi  sono più appropriati e/o idonei, in ragione dei metodi e delle migliori tecnologie disponibili  utilizzate (BAT), oltreché ad essere più vicini. Questo vale anche per l’esportazione, stante  che ai sensi del comma 4, i principi di autosufficienza e di prossimità non impongono che  ciascun Stato membro debba possedere l’intera gamma dei possibili impianti di recupero  finale al suo interno.
Inoltre appare opportuno significare che il citato art.16 della Direttiva ed il Considerato n.   33 della stessa, rimarcano che il rifiuto urbano non differenziato rimane rifiuto urbano  anche quando lo stesso è stato oggetto di un’operazione di trattamento (es. tritovagliatura)  che non ne ha alterato le proprietà.
Resta evidente pertanto, che il trattamento non può essere un espediente per cambiare la  classificazione da R.U. indifferenziato a R.U. differenziato, in pratica ciò che ne rimarca la  differenza resta solo e solamente la metodologia di raccolta. 
Si evince chiaramente che la nuova Direttiva pone a monte della gestione integrata dei  rifiuti la Raccolta Differenziata, indipendentemente dal trattamento e/o processi di  recupero, cui successivamente sono sottoposti i rifiuti.
Le superiori considerazioni circa la nuova gerarchia dei rifiuti, l’introduzione del principio  dell’autosufficienza e della prossimità, inerenti una gestione dei rifiuti finalizzata a  garantire la massima tutela dell’ambiente e della salute pubblica e che nel contempo fa dei  rifiuti una “risorsa economica” restano quindi i presupposti fondamentali delle  disposizioni riguardanti la Pianificazione territoriale così come formulata dall’art. 28 della Direttiva.
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La direttiva quadro definisce anche i livelli di efficienza energetica al disotto dei quali  l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani non può essere considerato come recupero. 
L’art. 205 del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”  fissa gli obiettivi di raccolta differenziata.
Il D.M. Attività Produttive n. 106 del 09/05/2006 sancisce che gli impianti che utilizzano  combustibile da rifiuti di qualità elevata (CDR-Q) per la produzione di energia elettrica  beneficiano del regime di incentivazione previsto dal D.Lgs. 387/2003, art. 17 comma 1,  cioè il regime riservato alle fonti rinnovabili, ovvero che hanno diritto ai certificati verdi. 
Inoltre, in data 16/11/2009 è stato emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico il  Decreto “Disposizioni in materia di incentivazione dell’energia elettrica prodotta da  impianti, alimentati da biomasse solide, oggetto di rifacimento parziale.”
Alla luce delle precedenti considerazioni si ritiene che il Piano in fase di elaborazione deve  porsi come elemento ponte tra la passata politica in materia di rifiuti e la nuova politica,  così come definita dalla Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del  19 novembre 2008 relativo ai rifiuti e che abroga alcune precedenti direttive. 
Con riferimento agli adempimenti previsti dalla L.R. 8 aprile 2010 n° 9, circa la gestione  integrata dei rifiuti e tenendo anche conto di:
a) il Piano di Azione Obiettivo di Servizio III, indicatori S.07, S.08 e S.09;
b) il Piano delle Attività relativo all’Obiettivo di Servizio Rifiuti Urbani (parte B del  Piano di Azione);
c) la Relazione Finale della Commissione di Revisione dell’attuale Piano Regionale dei  Rifiuti, presentata dal Prefetto Cancellieri;
d) le Linee di intervento del P.O.R. FESR 2007-2013 – Asse 2 già in capo alla ex  A.R.R.A.;
e) con la direttiva 2008/98/CE del novembre 2008;
questa Commissione ritiene prioritario individuare e proporre nel presente Adeguamento,  tutte quelle “azioni” finalizzate ad uno “start up” circa una ottimale futura Gestione  integrata dei rifiuti nella Regione Siciliana, oltreché al superamento dello stato di  emergenza e di crisi, anche in applicazione delle indicazioni contenute nell’O.PC.M.   3887/2010.
In sintesi, tali adempimenti previsti dalla succitata L.R. 09/10 restano:
1) ai sensi dell’art. 2 comma 2°: La “Costituzione di un Tavolo Tecnico istituzionale”.
Si rileva la necessità della creazione sul modello dell’Osservatorio Rifiuti Nazionale. di un  Osservatorio Rifiuti Regionale istituzionalizzato ( v. art. 2 comma 1 lett. l) con funzioni:
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·        di monitoraggio delle gestioni, costruzione banca dati, consulenza tecnico-scientifica, oltrechè dell’attuazione delle Linee Guida della R.D. emanate con il presente Adeguamento al Piano, ed inoltre relativamente alle pratiche di educazione, formazione e comunicazione ambientale, quali ad esempio il compostaggio dometico;
·        di coordinamento permanente con i Consorzi di Filiera del CONAI, al fine di un  monitoraggio costante della R.D. in riscontro sia ai quantitativi dei conferimenti che  alle partite economiche relative ai contributi CONAI.
2) ai sensi dell’art. 2 comma 1 lett. l) e art. 8 comma 3: Il “Monitoraggio e controllo trasmissione dati gestione dei rifiuti da parte delle S.S.R.”
In relazione all’applicazione delle diverse finalità della Legge fondate sui parametri e sui  dati delle raccolte differenziate, del “tal quale” e delle raccolte dedicate (v. RAEE ed  ingombranti), nonchè su una coordinata acquisizione e monitoraggio dei dati afferenti a  tutta l’impiantistica pubblica privata esistente, sin dall’immediato appare indispensabile  con D.D.G. (v. art. 2 comma 3):
1) formulare le misure relative alla certezza nell’acquisizione da parte del Dipartimento  delle informazioni circa i dati di raccolta, sia negli attuali ambiti che in futuro nelle  costituende S.R.R.;
2) strutturare al meglio i sistemi per l’acquisizione dei dati della raccolta da parte sia dei  Comuni che , dalle attuali società d’ambito ed in futuro dalle costituende S.R.R.,  ipotizzando anche nel breve periodo una connessione istituzionalizzata sia con il  recente sistema SISTRI, in ordine all’acquisizione dei MUD, al fine  dell’acquisizione dei dati e della “tracciabilità” dei rifiuti;
3) costituire in seno al Dipartimento un idoneo “Gruppo di lavoro” all’uopo dedicato. 
In ausilio a quanto sopra, sono appresso riportate a titolo di esemplificazione, una scheda  circa le modalità attuative, per l’acquisizione dei suddetti dati che afferiscono alla  rilevazione dell’impiantistica operante nel territorio della regione.
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Tabella 1 Acquisizione e monitoraggio dati impiantistica
TIPOLOGIA DEGLI  IMPIANTI PUBBLICI E  PRIVATI:
(Autorizizione Regionale)
Discariche, impianti di pretrattamento, valorizzazione secco,  compostaggio (domestico e industriale), imp. inerti, CCR,  piattoforme CONAI private e non (v. art. 9 comma 4, lett.i). Centri  di raccolta RAEE (pubblici e privati), Rottamazione, TMB,  produzione biogas, etc.
Per singola tipologia
riscontrare lo stato attuale:
a) se programmata
b) se finanziata
c) se progettata (grado di progettualità)
d) se realizzata
e) se in corso di realizzazione
f) se collaudata, previsione inizio attività
g) se operante
Verifica della potenzialità e capacità per singola tipologia:
Degli impianti:
a) programmati
b) finanziati
c) progettati (grado di progettualità)
d) realizzati
e) in corso di realizzazione
f) collaudati
g) operanti
Impianti di privati da riscontrare in base alle autorizzazioni rilasciate dalla Provincia.
(Piattaforme CONAI, ed altro)
a) programmate (in corso di autorizzazione.)
b) operanti
c) potenzialità/capacità
3) ai sensi dell’art. 2 comma 3 lett. a) e art. 6 comma 5: La“rilevazione livelli impositivi”
Assume particolare importanza anche la rilevazione dei livelli impositivi, considerato che l’attuale emergenza appare più di ordine economico che strutturale, proprio al fine di porre in essere con il presente Adeguamento quelle azioni atte al superamento dell’emergenza; questa Commissione, ritiene indispensabile che gli EE.LL. nell’immediato procedano ad un aggiornamento dei ruoli della riscossione TARSU/Tariffa.
In tal senso appare emblematico il dato ormai conclamato, che in Italia risultano essere non censite al Catasto circa 2,5 milioni di abitazioni, e che certamente la Sicilia non è per niente immune dal c.d. “abusivismo edilizio”
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4) ai sensi dell’art. 5 comma e art. 9 comma 4 lett. t): Le “ modalità specifiche gestione integrata dei rifiuti nelle isole minori”
È di tutta evidenza che allorquando costituita la S.R.R. dell’ATO Isole Minori, si porrà il  problema della Gestione integrata dei rifiuti in piccoli agglomerati con la peculiarità di  distanze fra di essi anche di parecchie centinaia di chilometri ( esp. Eolie – Pelagie), anche  considerato che l’art. 6 comma 3 lett. b) della L.R. 09/10 circa il concorso alle spese di  gestione della S.R.R., prevede la partecipazione al 5% della Provincia Regionale cui  appartiene l’ATO, in quanto istituzionalmente le Isole Minori appartengono a Province  diverse.
Questa Commissione, ritiene che sia opportuna formulare specifiche Linee Guida conformi  agli indirizzi del Piano così adeguato cui fare riferimento nella stesura del Piano d’Ambito  della Gestione integrata dei Rifiuti così come previsto dall’art. 10 della L.R. 09/10.
5) ai sensi dell’art. 9 comma 4 lett. a) e art. 10 comma 3 lett. a): La redazione delle
Linee Guida R.D. e Piani Comunali di raccolta. (PRC e PRCD)” Il tema afferisce alla redazione dei nuovi Piani d’Ambito che come previsto dalla legge,  “deriveranno” dal nuovo Piano Regionale, così come prefigurato in ragione del presente  Adeguamento.
Per cui considerato che il presente Documento è corredato di idonee Linee Guida circa lo  svolgimento della R.D. conformemente redatte agli indirizzi circa la gestione dei rifiuti  maturati in seno alla Commissione, tali Linee Guida saranno anche debitamente corredate  da quelli che si possono definire i contenuti dei Piani Comunali di raccolta sia dei R.S.U  residuali che della R.D..

2.2    Evoluzione del quadro pianificatorio

2.2.1    Il piano di gestione dei rifiuti in Sicilia del 2002

Il Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Siciliana tuttora vigente è stato formalmente  adottato con Ordinanza n° 1166 ed inviato, in data 23 dicembre 2002, alla Rappresentanza  Italiana presso l’Unione Europea, per il successivo inoltro alla Commissione Europea.
In particolare il piano si componeva di:
una parte principale, composta di 665 pagine, la quale contiene la parte relativa ai  rifiuti urbani (capitoli 5-10), il piano degli imballaggi (capitolo 7.6), la parte relativa  ai rifiuti speciali (capitoli 11-17), le azioni di supporto all’attuazione del Piano  (capitoli 18-22);
piano delle bonifiche (225 pagine);
allegati tecnici (324 pagine), contenenti i dati, i grafici e le cartografie, nonché i  criteri per la costruzione e gestione degli impianti (allegato “n”);
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allegati documentali (178 pagine), contenenti i documenti richiamati nel Piano e che  non sono stati inseriti organicamente nel corpo del piano stesso, ma che sono,  comunque, vigenti e che si armonizzano nel Piano.
Il Piano, nella sua redazione originale, si poneva come obiettivo di raccolta differenziata il  60%, ma non fissava, comunque, limiti massimi alle possibili percentuali di R.D.,  indicando le linee Operative secondo le quali si proponeva di raggiungere le percentuali  minime previste dalla normativa al tempo vigente, cioè il 35%. 
Il Piano, inoltre, indicava come strada maestra per raggiungere gli obiettivi di raccolta  differenziata la raccolta monomateriale o multimateriale leggera (plastica e lattine), che è  quella in grado di garantire la maggiore purezza del materiale e quindi un migliore  recupero (capitolo 7.2.2); indicava le forme gestionali prioritarie ai fini della raccolta,  mettendo in primo piano la raccolta domiciliare, prevedendo anche sistemi innovativi per  la pesatura ed il riconoscimento ai cittadini di premialità (capitolo 7.6.1) basati sulla  raccolta domiciliare (o, comunque, ravvicinata all’utenza) sia delle frazioni secche e degli  imballaggi che della frazione organica.
In ogni caso, specificava che, i sistemi di raccolta avrebbero dovuto prevedere,  preferibilmente, delle attrezzature con sistemi di pesatura, al fine di potere quantificare i  conferimenti dei singoli e/o di gruppi di cittadini (condomini); in modo che fosse possibile:
disporre di tutti i dati necessari per il passaggio da tassa a tariffa e gestire la tariffa  stessa;
poter premiare i comportamenti più sensibili alla R.D., legando, però, l’eventuale  premio a dati quantitativi.
Del suddetto Piano redatto nel 2002 ovviamente non possono ritenersi in vigore le parti che  configgono con la medesima L.R. n. 09/10, oltreché privo di effetto deve ritenersi  l’aggiornamento al Piano di gestione dei rifiuti di cui all’O.C. n. 1260 del 30/09/04, per la  parte che riguarda la localizzazione dell’impiantistica a servizio del sistema dei 4  inceneritori le cui procedure di affidamento sono state dichiarati nulle, in ragione del  provvedimento di invalidazione del bando di gara per la realizzazione degli stessi. 
Mentre di contro mantiene la sua validità l’adeguamento del Piano operato con la  medesima O.C. n. 1260 relativamente al programma di riduzione dei PCB/PCT, come del  pari resta in essere l’O.C. n. 1133 del 28 dicembre 2006, relativa all’adeguamento del  Piano circa il Programma di riduzione dei R.U.B. da conferire in discarica di cui al D.Lgs.   36/2003.
Per il raggiungimento dei target di riferimento al 2013, previsti dal Piano di Azione, si  riteneva prioritario, fra gli interventi sopra descritti, l’immediata attivazione del servizio  di raccolta differenziata con modalità “porta a porta”.
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Nel corso del 2009 veniva anche avviata la procedura VAS che, da quel momento in poi,  accompagnerà tutta l’attività di aggiornamento del Piano.
2.2.2    Il “documento Cancellieri”
Con atto d’indirizzo, trasmesso con nota prot. 9655 del 21 ottobre 2009, il Presidente della Regione proponeva all’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque l’istituzione di una Commissione per la revisione del Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia.
L’Agenzia Regionale per i rifiuti e le acque, in ottemperanza all’atto d’indirizzo di cui  sopra, con Delibera n. 40/P del 23/10/2009, istituiva una Commissione, presieduta dal  Prefetto Annamaria Cancellieri, e composta da esperti e tecnici di provata competenza e  professionalità nel settore dell’organizzazione della gestione dei rifiuti. 
La Commissione concludeva i lavori in data 30/12/2009 e consegnava la relazione finale al
Presidente della Regione, sulla base della quale la Regione poteva predisporre ed  approvare l’adeguamento del Piano.
Tal relazione finale conclusiva, è stata suddivisa in tre sezioni come appresso riportate:
1.  “ Raccolta differenziata;
2.  Situazione delle discariche esistenti e/o in attuazione e degli impianti di  trattamento ad esse connessi (situazione transitoria ed a regime);
3.  Impianti a valle della raccolta differenziata (situazione a regime)”.
In relazione alle quali per ciascuna di esse sono state elaborate una serie di proposte di  modalità operative e strategiche, indi rapportate ai tre seguenti specifici scenari:
A) “ il consolidamento della rete impiantistica comunque da realizzare per la  gestione del transitorio, ossia TMB con il recupero di materiali;
B) una differente declinazione del TMB, con possibile produzione di CDR per  utilizzo in coincenerimento in parziale sostituzione di altri combustibili, o per  utilizzo come combustibile in specifici impianti;
C) la realizzazione di tecnologie di trattamento termico dedicate (inceneritori o  tecnologie di trattamento termico non convenzionale), in cui si potrà prevedere di bruciare il RUR “tal quale” (scenario minimo: 968.000 tonn/anno; scenario  massimo 1.181.000 a cui potrebbe aggiunto il “mutuo soccorso”, secondo i  calcoli di cui al paragrafo precedente). E’ opportuno precisare che tali impianti  potrebbero anche essere alimentati dalla sola frazione secca di sopravaglio  comportando una riduzione percentuale del RUR trattato in misura di circa il 50- 60%.
Infine, è anche da tenere in considerazione il fatto che i tre sistemi di cui sopra non devono essere considerati “sistemi chiusi” ovvero è altresì ipotizzabile da parte del decisore
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politico di attuare sistemi integrati tra di loro che prevedano, a mero titolo esemplificativo,  in parte il recupero di materia, in parte la co-combustione ed in parte l’incenerimento.”
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3 LA NUOVA PROPOSTA DI REVISIONE DEL PIANO: FINALITÀ E STRATEGIE
Sulla base di quanto esposto in precedenza, la Commissione di esperti nominata dal  Commissario Delegato ha elaborato il presente documento, nel quale vengono individuate  ed indicate le azioni necessarie per fronteggiare e prevenire l’emergenza rifiuti nella  Regione Siciliana.
Per quanto concerne la redazione del piano di gestione dei rifiuti, la direttiva quadro  2008/98/CE indica che i contenuti più significativi di un Piano, redatto in conformità alla  stessa restano:
in applicazione del comma 3 lett. a), il Piano dovrà contenere in primo luogo tipo,  quantità e fonte dei rifiuti prodotti, all’interno di un territorio oltre a quelli che  prevedibilmente potranno essere spediti da e verso il territorio nazionale, così  prevedendo anche l’evoluzione futura dei flussi dei rifiuti;
la lett. b) sostanzialmente prevede che nel Piano siano contenuti tutti gli elementi atti
alla definizione dello “stato attuale” della gestione dei rifiuti nel territorio;
la successiva lett. c) prevede le eventuali valutazioni circa la necessità di nuovi  sistemi di raccolta, della chiusura di impianti esistenti, di ulteriori infrastrutture  necessarie ai sensi dei principi di autosufficienza e di prossimità, e gli eventuali  investimenti correlati.
Per le ragioni per le quali è stata decretata l’emergenza, i contenuti del presente  adeguamento al vigente Piano non potranno essere proposte e/o ipotesi, bensì la  declinazione di pregnanti scelte operative e di indirizzo tecnico, sia per il superamento  dell’emergenza nonché in ordine ad una indispensabile e celere ottimizzazione della  gestione integrata dei rifiuti in Sicilia;
Pertanto la pianificazione demandata a questa Commissione, non può che essere un Piano  con caratteristiche le progettuali intrinseche di un progetto di natura “definitiva”, atteso  che ai sensi della L.R. n. 09/10 la fase “esecutiva” è demandata ai nuovi “Piani  d’Ambito”, che ai sensi dell’art. 10 della L.R. 09/10 dovranno essere redatti dalle  costituende S.R.R., dal che in ragione di tale grado di definizione,l’imprescindibile  esigenza di acquisire opportunamente strutturati ed elaborati i dati circa la produzione delle  varie tipologie di rifiuti e dei quantitativi di R.D. ad oggi conseguiti in ragione delle  esigenze connesse al presente Adeguamento.
In tal senso la Commissione intraprendeva una formale interlocuzione con alcuni dei
Gruppi di Lavoro costituiti all’interno del Dipartimento, in virtù di quanto disposto dalla Circolare prot. n. 18119 del 20 maggio 2010 a firma del Direttore Generale del Dipartimento, acquisendo pertanto i dati relativi sia alla produzione dei R.S.U. nella
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regione che quelli afferenti alla Raccolta Differenziata, relativamente all’anno 2008,  significando del pari che tali dati sono stati trasmessi dalle 27 Società d’Ambito ed  acquisiti dagli Uffici dell’ex A.R.R.A., in riscontro alla Circolare del 05 febbraio 2009  pubblicata sulla GURS n. 9 del 27/02/2009, laddove in ragione di specifici criteri restava  individuata una modalità unica di determinazione delle percentuali di R.D. conseguita in  ogni singolo ATO, a seguito della compilazione di opportune tabelle. 
Premesso quanto sopra, stante l’ovvietà che al fine di una corretta pianificazione  territoriale, resta indispensabile l’acquisizione di specifici parametri di base, in ragione  delle finalità discernenti dagli obiettivi della pianificazione, nel caso specifico, tali  parametri sia per singolo Ambito che su scala provinciale, restano i seguenti:
a)  la produzione attuale complessiva di R.S.U.;
b)  la determinazione dell’attuale tonnellaggio di R.U. conferiti in discarica;
c)  il totale dei R.U.B. (rifiuti urbani biodegradabili) smaltiti in discarica;
d)  il totale dei R.U.B. non smaltiti, ma recuperati a mezzo della R.D.;
e)  la quantità di R.D. conseguita distinta nelle macrofrazioni “umida” e “secco”;
f)   le eventuali altre forme di smaltimento.
Pertanto al fine della determinazione dei suddetti parametri, finalizzati alla stesura del  presente Adeguamento, in prima istanza la Commissione ha opportunamente elaborato i  dati acquisiti come sopra dagli Uffici del Dipartimento, strutturandoli in guisa di cui sopra  e riportandoli in modo sinottico come Quadro d’insieme nella allegata Tabella 2.
In relazione agli obiettivi definiti dal presente adeguamento occorre specificare che gli stessi, intesi al conseguimento del 65% di R.D., sono ampiamente migliorativi rispetto agli
Indicatori S.07, S.08, e S.09, del Piano di Azione “Obiettivo di Servizio III” connesso al QSN 2007/2013:
·        Indicatore S.07: Quantità di R.U. pro capite conferito in discarica – Target
·        possibili da conseguire entro il 2009: 412 Kg/ab.*anno, da conseguire al 2013:
230 Kg/ab.*anno;
·        Indicatore S.08: Percentuale di R.U. da raccogliere con modalità differenziate sul
·        totale dei R.U. prodotti - Target possibili da conseguire entro il 2009: 14,1 %, da
·        conseguire al 2013: 40 %;
·        Indicatore S.09: Quantità di “frazione umida” proveniente dalla R.D. trattata in
·        impianti di compostaggio - Target possibili da conseguire entro il 2009: 6,0 %, da
·        conseguire al 2013: 20 %;
Tali indicatori, così come sopra individuati dal summenzionato Piano di Azione per le Regioni del Mezzogiorno, oltre che la misura in termini di target quantitativi del conseguimento degli obiettivi legati alla qualità dei servizi disponibili sul territorio,
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rappresentano anche dei target vincolanti il cui raggiungimento nell’anno 2013, costituisce  il presupposto per l’erogazione di un premio finanziario al quale concorrono le otto  Regioni del Mezzogiorno.
In tale direzione va anche letta, l’attuazione del citato Programma di riduzione dei R.U.B  da smaltire in discarica, la cui tempistica prevede:
·        non più di 173 Kg/ab.*anno entro il 2008;
·        non più di 115 Kg/ab.*anno entro il 2011;
·        non più di 81 Kg/ab.*anno entro il 2018.
Occorre, però, evidenziare che relativamente ai dati riferibili all’anno 2008, si evince con  chiarezza che il contesto dei target conseguiti, salvo rare eccezioni, risulta essere  largamente deficitario.
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Tabella 2 Elaborazione dei dati di produzione dei R.S.U. e della R.D. nell’anno 2008 rapportata agli indicatori del piano di azione “Obiettivo di servizio III 2007-2013 e al piano R.U.B.”
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Questa Commissione ha unanimemente ritenuto che fra i principali presupposti a  fondamento del presente Adeguamento, rientravano i contenuti del Documento Cancellieri  (riportato in allegato).
Evidenziato tutto ciò ed in ragione della suddetto unanime pronunciamento di questa  Commissione di prendere le mosse dalle conclusioni del Documento Cancellieri sia per  quanto concerne gli obiettivi di RD che per le soluzioni afferenti allo smaltimento finale  del RUR, la Commissione stessa ha ritenuto che vada privilegiata in via prioritaria la  succitata Ipotesi B) così come declinata dalla c.d. “Commissione Cancellieri”. Tale  determinazione è stata assunta in ragione dei seguenti motivi:
a)  prontezza di risposta agli obiettivi strategici (con particolare riferimento alla  necessità di predisporre capacità di pretrattamento)
b)  flessibilità operativa e sostanziale fungibilità anche con lo scenario A) (inteso al  recupero di materia anche sul RUR, nel rispetto della gerarchia UE)
c)  coincidenza con le valutazioni espresse dallo stesso Governo Regionale.
Sulla base delle strategie programmate, si sono individuati i criteri, strumenti e linee di  azione secondo una articolazione in tre fasi (emergenziale, transitoria e di regime),  prevedendo:
Riduzione della produzione: sviluppare un piano di dettaglio per individuare idonee  misure per la prevenzione della produzione dei rifiuti;
Costo del servizio: il rispetto delle previsioni della normativa vigente in tema di  gestione integrata dei rifiuti deve essere conseguito attraverso soluzioni che si  pongano, come obiettivo prioritario, il conseguimento del minimo costo possibile del  servizio nel rispetto, tra l’altro, dei vincoli di salvaguardia ambientale e di sicurezza  sul lavoro;
Sostenibilità economica degli impianti: condurre puntuali verifiche sulla  sostenibilità economica delle scelte impiantistiche, anche facendo riferimento ad  opportuni metodi di verifica dei piani finanziari degli interventi, con particolare  riferimento (costruzione, gestione, post-gestione e decommissioning);
Tempi di realizzazione: individuare soluzioni impiantistiche realizzabili in tempi  contenuti e definiti in maniera affidabile, tenendo conto ovviamente delle risorse  finanziarie dell’OPCM 3887/2010;
Semplicità gestionale: privilegiare soluzioni impiantistiche tali da garantire  soluzioni gestionali semplici ed affidabili;
Stabilizzazione della frazione organica: gli impianti per la stabilizzazione dell’umido da raccolta indifferenziata potranno essere utilizzati per la produzione di
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compost di qualità man mano che aumenta la raccolta differenziata dell’organico,  garantendo economie di investimento e gestionali;
Mutuo soccorso: realizzare, a livello regionale, di una rete di stazioni di  trasferimento per garantire la continuità del servizio anche in concomitanza di  condizioni di fermo di alcuni impianti;
Interventi prioritari: occorre completare, prioritariamente, gli interventi relativi ai  grandi centri urbani (capoluoghi di provincia) in modo da intercettare una quantità  cospicua di rifiuti prodotti, raggiungendo, possibilmente, risultati significativi in  termini di raccolta differenziata in tempi brevi;
Indicatori di prestazione: implementare un sistema di verifica della qualità del  servizio anche attraverso lo sviluppo di indicazioni di prestazione e di metodologie di  valutazione per individuare mappe di criticità e per un confronto dei risultati  raggiunti (benchmarking) finalizzato al miglioramento del servizio, con particolare  riferimento ad un servizio di verifica e valutazione dei risultati sulla raccolta  differenziata congiuntamente a quelli di recupero reale;
Verifiche mercato: verificare la sostenibilità economica e la fattibilità tecnica  dell’utilizzo della frazione secca non recuperabile per la produzione di CDR da  utilizzare in cementifici e centrali esistenti;
nel caso di verifica negativa si dovranno  individuare soluzioni alternative, tecnicamente avanzate e compatibili con il mercato;
Auditing: attivare un confronto permanente con operatori, associazioni e  stakeholders per intercettare rilevanti flussi informativi;
Sensibilizzazione/motivazione/incentivazione utenti: sviluppare un piano di dettaglio per la responsabilizzazione dell’utente che ricopre un ruolo fondamentale  nella gestione dei servizi a rete;
Vigilanza/controllo/ispezioni sul territorio: implementare un sistema per la verifica frequente e tempestiva delle condizioni gestionali degli impianti distribuiti  sul territorio.
Pertanto, sulla base del contesto normativo ed evolutivo del piano, nell’ottica della  salvaguardia ambientale e nel massimo rispetto del criterio di “sostenibilità”, il Piano di  Gestione dei Rifiuti in Sicilia sarà articolato secondo le seguenti fasi:
Fase emergenziale: a seguito di una verifica puntuale della situazione di reale o potenziale emergenza nei diversi ambiti provinciali è stato elaborato un piano di interventi preliminari da avviare nel breve periodo per garantire, innanzitutto, la possibilità di scarico dei rifiuti in discarica nell’intero territorio regionale e negli ambiti provinciali, nelle more della realizzazione degli interventi e degli impianti, previsti nel programma elaborato dalla Commissione, per la riduzione dei rifiuti da avviare a discarica, mediante idonei sistemi di raccolta differenziata, compatibili ed
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economicamente sostenibili con il territorio di competenza. Tali interventi, essenziali  e necessari, consentiranno di gestire l’attuale fase di emergenza e permetteranno il  graduale avvio della raccolta differenziata. Dal punto di vista strategico si ritiene  prioritario procedere con l’individuazione e l’attuazione di interventi a breve termine  relativamente ai grandi centri urbani (capoluoghi di provincia) in modo da  intercettare una quantità cospicua di rifiuti prodotti, raggiungendo, possibilmente,  risultati significativi in termini di raccolta differenziata in tempi brevi. 
La fase emergenziale è stata sviluppata in via preliminare attraverso l’esame dei dati  forniti alla Commissione dal Gruppo 6 del Dipartimento Regionale Acque e Rifiuti,  nonché dei dati rilevati dall’ARPA Sicilia e riportati nel rapporto sui Rifiuti Urbani  in Sicilia aggiornato al settembre 2010. Per il supermanto della fase emergenziale  occorre intraprendere le seguenti azioni:
·        avviare una ricognizione puntuale di campo sull’impiantistica esistente, sulle condizioni operative e sulle necessità di adeguamento funzionale;
·        creare una banca dati unitaria su supporto GIS dove confluiscano tutti i dati di  interesse relativi alla gestione integrata dei rifiuti, con obbligo, da parte degli Uffici interessati di comunicazione delle informazioni relative alle proprie competenze;
·        assicurare negli ambiti provinciali una capacità di abbancamento in discarica conforme alle previsioni di legge (L.R. n. 9/2010) ovvero pari a 3 (tre) anni rispetto all’attuale produzione di rifiuti;
·        rilasciare autorizzazioni per nuovi abbancamenti in discarica esclusivamente per il soddisfacimento dei requisiti di cui al punto precedente. Ciò anche al  fine di assicurare l’immediato avvio della raccolta differenziata di cui ai punti  successivi;
·        definire i piani comunali di raccolta e la raccolta differenziata sia su scala comunale che su scala d’ambito secondo le linee guida riportate in allegato;
·        Promuovere ed organizzare forme di raccolta e gestione di frazioni di rifiuti differenziati anche con l’intervento di soggetti privati;
·        Realizzare gli impianti di trattamento meccanico – biologico (TMB), secondo le linee guida riportate in allegato, presso tutte le discariche in esercizio e di prossima realizzazione. Questa azione assume una particolare rilevanza anche nell’ottica della necessaria evoluzione delle attuali discariche a piattaforme integrate di trattamento dei rifiuti;
·        Realizzare gli impianti di compostaggio complementari ai suddetti impiantii TMB al fine di garantire il totale trattamento dell’umido intercettato;
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·        Pianificare ed assicurare la collocazione di mercato delle frazioni di secco differenziate;
·        Avviare l’attività di raccolta differenziata eseguita secondo le procedure  “cogenti” indicate nelle linee guida allegate al Piano e l’avvio delle procedure sanzionatorie nei confronti degli ambiti comunali o sovra comunali che non abbiano provveduto all’avvio della RD nonostante l’esistenza degli impianti a servizio della RD. Su tale aspetto, come riportato nei capitoli successivi, si è proceduto alla determinazione di scenari relativi al conseguimento di percentuali di R.D. del 20%, del 35% e del 45%.
Fase transitoria: prevede un monitoraggio continuo “in progress” finalizzato al  completamento la ricognizione puntuale di campo sull’impiantistica esistente, lo  stato d’attuazione delle infrastrutture realizzate e/o in corso di realizzazione e  l’evoluzione delle attività di raccolta differenziata. Tale monitoraggio permetterà  anche di avere un quadro costantemente aggiornato sulle capacità di abbancamento  residue delle discariche presenti sul territorio. Durante tale periodo andranno inoltre  effettuate le verifiche di compatibilità delle soluzioni di trattamento dei RUR  individuate dalla Commissione Cancellieri, in alternativa prioritaria  all’incenerimento in impianti di “termovalorizzazione”, ancorché dimensionati sulla  base delle stime scaturite dal monitoraggio. La soluzione prioritariamente individuata  per il trattamento finale di RUR prevedeva prioritariamente il recupero di materia  post-raccolta dal RUR presso gli impainti di TMB (onde rispondere da subito alla  condizione regolamentare del divieto di conferimento a discarica di materiali ad  elevato potere calorifico, e rispettare la gerarchia UE) ed in alternativa la produzione  di CDR dalla frazione residuale, da utilizzare in co-combustione in centrali elettriche  e/o cementifici e/o altoforni, fatte salve le necessarie verifiche tecniche ed  organizzative, o quale combustibile unico in impianti dedicati di produzione  energetica di ultima generazione, di ridotte dimensioni, da realizzare in ambiti  provinciali o pluri-provinciali, come anello terminale della catena di trattamento dei  RSU.
Fase a regime: costituisce la fase a regime del sistema di gestione, ovvero il periodo  temporale durante il quale, a seguito della definizione di tutte le azioni preliminari e  di tutte le verifiche svolte nelle precedenti fasi, viene dato avvio alla realizzazione  delle infrastrutture devolute al trattamento finale dei RUR, nelle forma indicate dal  Piano. La pianificazione relativa al trattamento del RUR dovrà essere supportata da  un costante monitoraggio in ordine alle azioni previste nel territorio, ivi comprese  quelle relative alla rimozione della stratificazione gestionale che ha condotto il  sistema all’attuale stato di crisi, e che individua anche un diverso rapporto con lo  stesso, non solo di natura tecnico-normativa già posto in essere in attuazione della  L.R. n. 09/2010, ma anche e soprattutto di ordine economico e culturale.
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La scelta delle modalità di smaltimento del RUR (rifiuto urbano residuo) definita  “fase a regime” dovrà avvenire tramite valorizzazione energetica dello stesso e dovrà  essere definita adeguatamente. Detta valorizzazione dovrà avvenire mediante la  produzione di CDR da utilizzare tramite la valorizzazione degli esistenti cicli di  combustione ad elevate temperature che caratterizzano la produzione di diversi cicli  produttivi in Sicilia e la realizzazione di impianti dedicati a tecnologia complessa ed  avanzata. Tali impianti dovranno minimizzare i rischi ambientali ed igienico sanitari,  rispettare gli elementi progettuali in relazione alle BAT applicabili ed essere  sostenibili economicamente.
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4 VERIFICA DELLO STATO ATTUALE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI
4.1  Principali fonti informative
4.1.1      ARPA Sicilia-Sezione Catasto Rifiuti
Negli ultimi anni sono intervenute sulla materia della gestione dei rifiuti numerose novità  legislative, sia a livello europeo sia nazionale.
L’Unione Europea ha introdotto atti strategici e regolamentari finalizzati sia a rafforzare il  principio della responsabilità del produttore, sia a dare un efficace impulso ad una gestione  basata principalmente sulla prevenzione e sul recupero e, solo nel caso in cui non è stato  possibile alcun trattamento, sullo smaltimento dei rifiuti.
Il legislatore nazionale nella parte IV del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006,  integrato e modificato dai successivi decreti n. 4 del 16 gennaio 2008 e n. 128 del 29  giugno 2010, ha regolamentato la materia della gestione dei rifiuti e della bonifica dei siti  inquinati, mantenendo i principi della normativa quadro preesistente, costituita dal decreto  legislativo n. 22 del 1997.
La normativa vigente, sia nazionale sia comunitaria, conferma la necessità di raccogliere,  elaborare e divulgare i dati riguardanti i rifiuti prodotti, recuperati e smaltiti per  programmare, verificare ed aggiornare le azioni e gli interventi in attuazione delle strategie  di prevenzione e riciclo dei rifiuti.
Il Catasto dei rifiuti, che è stato istituito dall’articolo 3 del decreto legge 9 settembre 1988,  n. 397, convertito dalla legge n. 475 del 9 novembre 1988, e rivisitato, ai sensi dell’articolo  189 del decreto legislativo 152, con decreto attuativo del 2 maggio 2006, costituisce uno  strumento di monitoraggio e di controllo del ciclo dei rifiuti e di restituzione dei dati  acquisiti e delle elaborazioni prodotte.
Il Catasto si articola in una Sezione nazionale presso l’Istituto Superiore per la Protezione e  la Ricerca Ambientale (ISPRA) e in Sezioni regionali presso le corrispondenti Agenzie  Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell’Ambiente (ARPA/APPA), che  provvedono all’elaborazione dei dati relativi al territorio di pertinenza e alla loro  trasmissione alla Sezione nazionale, che ne garantisce la diffusione.
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4.2  Produzione di rifiuti urbani
Le seguenti tabelle riportano i dati relativi alla produzione di rifiuti solidi urbani utilizzati  per la stesura della presente revisione del piano di gestione.
Tabella 3 Produzione pro capite di rifiuti urbani per regione - Anni 2004-2008 (Kg  *ab/anno)
Anno 2004 2005 2006 2007 2008
Nord
Piemonte 515 513 523 516 509
Valle D’aosta 591 594 599 601 608
Lombardia 510 503 518 512 515
Trentino A. A. 490 485 495 486 496
Veneto 465 480 498 491 494
Friuli V. G. 490 498 492 506 497
Liguria 599 601 609 610 612
Emilia Romagna 657 666 677 673 680
Valore Medio 530 531 544 539 541
Centro
Toscana 693 697 704 694 686
Umbria 555 641 661 639 613
Marche 543 573 565 564 551
Lazio 597 617 611 604 594
Valore Medio 617 639 637 630 619
Sud
Abruzzo 522 532 534 527 524
Molise 382 415 405 404 420
Campania 481 485 497 491 468
Puglia 489 486 511 527 523
Basilicata 398 385 401 414 386
Calabria 470 467 476 470 459
Sicilia 508 520 542 536 526
Sardegna 532 529 519 519 507
Valore Medio 491 494 509 508 496
Valore Medio Nazionale 524 534 542 539 533
Fonte dati: ISPRA – Elaborazione: Sezione regionale del Catasto rifiuti della Sicilia
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Tabella 4 Produzione di rifiuti in Sicilia totale e per provincia- Anni 2004 - 2008 (t)
Provincia 2004 2005 2006 2007 2008
Agrigento 193.968 195.377 225.028 211.003 212.187
Caltanissetta 123.209 128.067 132.648 127.547 126.060
Catania 625.007 687.182 644.676 649.090 622.805
Enna 72.817 74.131 73.472 74.712 71.780
Messina 292.892 268.764 323.568 343.657 328.983
Palermo 663.898 714.287 737.208 709.907 707.392
Ragusa 158.144 153.716 153.532 156.108 153.581
Siracusa 203.485 168.211 206.445 207.270 210.283
Trapani 210.896 224.341 221.390 215.904 217.340
Totale
regionale 2 544 316 2 614 078 2 717 967 2 695 198 2 650 411
Fonte dati: ISPRA - Elaborazione: Sezione regionale del Catasto rifiuti della Sicilia
Tabella 5 Produzione percentuale di rifiuti per provincia - Anni 2004-2008
Provincia 2004 2005 2006 2007 2008
Agrigento 7,6 7,5 8,3 7,8 8,0
Caltanissetta 4,9 4,9 4,9 4,7 4,8
Catania 24,5 26,3 24,5 24,1 23,5
Enna 2,9 2,8 2,7 2,8 2,7
Messina 11,5 10,2 11,9 12,8 12,4
Palermo 26,1 27,3 27,1 26,3 26,7
Ragusa 6,2 5,9 5,6 5,8 5,8
Siracusa 8,0 6,5 7,6 7,7 7,9
Trapani 8,3 8,6 8,1 8,0 8,2
Fonte dati: ISPRA - Elaborazione: Sezione regionale del Catasto rifiuti della Sicilia
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Tabella 6 Produzione pro capite di rifiuti in Sicilia - Anni 2004-2008 (Kg * ab/anno)
Provincia 2004 2005 2006 2007 2008
Agrigento 425 428 494 463 466
Caltanissetta 448 467 486 468 463
Catania 583 639 599 600 574
Enna 417 426 423 430 414
Messina 445 410 495 525 502
Palermo 536 576 594 571 568
Ragusa 516 499 496 501 489
Siracusa 511 422 517 517 522
Trapani 487 516 509 495 496
Totale regionale 507 521 542 536 526
Tabella 7 Produzione di rifiuti in Sicilia ripartita per ATO – Anno 2009
ATO N. comuni popolazione 2009 RSU 2009
(ton)
AG1 17 124.736 44.693,11
AG2 19 198.856 102.108,70
AG3 7 128.104 58.501,14
PROVINCIA DI AG 451.696,00 205.302,95
CL1 15 129.000 56.809,52
CL2 7 147.846 62.719,00
PROVINCIA DI CL 276.846,00 119.528,52
CT1 14 124.859 64.180,72
CT2 * 10 161.839 96.024,27
CT3 18 358.845 155.126,25
CT4 1 313.110 245.745,08
CT5 15 148.581 53.063,52
PROVINCIA DI CT 1.107.234,00 614.139,84
EN1 20 170.000 70.938,00
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ATO N. comuni popolazione 2009 RSU 2009
(ton)
PROVINCIA DI EN 170.000,00 70.938,00
ME 1 33 117.733 46.050,00
ME 2 38 210.000 103.516,33
ME 3 1 244.000 123.573,00
ME 4 32 77.351 42.919,75
ME 5 4 13.559 9.892,56
PROVINCIA DI ME 662.643,00 325.951,64
PA1 12 135.544 79.461,00
PA2 17 115.950 45.166,86
PA3 1 659.433 407.908,31
PA4 22 190.951 87.460,61
PA5 16 102.000 52.737,00
PA6 13 41.288 11.513,74
PROVINCIA DI PA 1.245.166,00 684.247,52
RG1 * 12 313.900 152.040,00
PROVINCIA DI RG 313.900,00 152.040,00
SR1 16 300.429 162.040,55
SR2 5 102.687 46.813,34
PROVINCIA DI SR 403.116,00 208.853,89
TP1 * 13 289.565 154.573,77
TP2 11 138.201 66.406,52
PROVINCIA DI TP 427.766,00 220.980,29
TOTALE 5.058.367,00 2.601.982,65
Fonte dati: Agenzia Regionale Rifiuti e Acque – Osservatorio sui Rifiuti.
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Con riferimento al rifiuto in ingresso alla piattaforma di Bellolampo, la Tabella 8 (dati  tratti dal “Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia”) e la Tabella 9 (indagine  commissionata da AMIA e finalizzata alla determinazione del potere calorifico del  rifiuto) che seguono riportano la composizione merceologica desunta da analisi di  campo effettuate nell’anno 2002. La successiva Figura 1 riporta invece gli esiti delle  analisi merceologiche condotte sul rifiuto in ingresso all’impianto sito in via Miniera  Ciavolotta Frazione ASI – Favara (AG) nell’anno 2006.
Tabella 8 Esiti delle analisi merceologiche condotte sul rifiuto in ingresso alla piattaforma  Bellolampo (la seconda riga in corsivo si riferisce alla percentuale di  ingombranti)
Data e provenienza rifiuto
Sostanza organica e vario
Plastica e gomma
Carta e cartoni
Tessili e legno
Inerti
(vetro, ceramica e pietre)
Metalli Sottovaglio
(< 20 mm)
20/06/2002 41,6% 17,61% 13,85% 7,23% 3,82% 1,59% 14,75%
Torretta (PA) 0% 0,72% 0% 0,46% 0% 1,21%
20/06/2002 16,41% 10,95% 32,82% 2,94% 1,55% 1,74% 33,59%
Palermo centro storico 0% 0,73% 1,18% 0,32% 0% 0,15%
20/06/2002 13,80% 17,64% 30,09% 7,53% 2,39% 3,38% 25,17%
Palermo
Brancaccio 0% 1,66% 0,10% 0% 0% 0,45%
Fonte: Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia
Tabella 9 Esiti delle analisi merceologiche condotte sul rifiuto in ingresso alla piattaforma  Bellolampo (indagine finalizzata alla determinazione del potere calorifico del  rifiuto)
Data e provenienza rifiuto
Organico e verde Plastica Carta e cartoni Tessili e legno Vetro Alluminio 16/09/2002
Palermo
Zen 1
30,75% 18,05% 20,36% 6,91% 9,64% 0,58%
Metalli ferrosi
Metalli non ferrosi
Pannolini Poliaccoppiati Pelli e cuoio
Altri inerti
2,52% 0,3% 4,82% 1,91% 0,62% 3,55%
Data e provenienza rifiuto
Organico e verde
Plastica Carta e cartoni
Tessili e legno Vetro Alluminio 16/09/2002
Palermo
Zona res.
2004
28,08% 17,07% 27,21% 3,01% 7,03% 3,27%
Metalli ferrosi
Metalli non ferrosi
Pannolini Poliaccoppiati Pelli e cuoio
Altri inerti
3,58% 0,33% 4,78% 2,48% 0,87% 2,30%
Fonte: AMIA
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....................
6 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Le verifiche condotte sullo stato attuale della gestione dei rifiuti in Sicilia evidenziano, come principali elementi di criticità:
·        difficoltà di monitoraggio e verifica della consistenza e condizione dell’impiantistica  presente, dato il breve lasso di tempo dal subentro del Dipartimento Acqua e Rifiuti all’ARRA, reso esecutivo dal 1 gennaio 2010;
·        gravi difficoltà finanziarie di gran parte degli ATO dovute ad un aumento dei costi del servizio, ed ad una parziale riscossione della tariffa, nonché agli oneri del personale, sovradimensionato rispetto alle esigenze del servizio; mancata percezione del ruolo dell’utente (cittadino) nell’ambito del sistema di gestione;
·        livelli di raccolta differenziata inferiori al 10% (6,7% al 2008 dato aggiornato);
·        capacità di abbancamento ridotte delle discariche autorizzate in alcune province e alea significativa sulla realizzazione di alcune discariche autorizzate;
·        ritardi nella realizzazione di impianti di pretrattamento e trattamento finale, anche in  relazione al trasferimento dei fondi FAS.

Sulla base delle criticità individuate, si sono individuati criteri, strumenti e linee di azione secondo un’articolazione in tre fasi (emergenziale, transitoria e a regime), prevedendo:

·        Riduzione della produzione: sviluppare un piano di dettaglio per individuare idonee  misure per la prevenzione della produzione dei rifiuti;
·        Costo del servizio: il rispetto delle previsioni della normativa vigente in tema di gestione integrata dei rifiuti deve essere conseguito attraverso soluzioni che si pongano, come obiettivo prioritario, il conseguimento del minimo costo possibile del servizio nel  rispetto, tra l’altro, dei vincoli di salvaguardia ambientale e di sicurezza sul lavoro;
·        Sostenibilità economica degli impianti: condurre puntuali verifiche sulla sostenibilità economica delle scelte impiantistiche, anche facendo riferimento ad opportuni metodi di  verifica dei piani finanziari degli interventi, con particolare riferimento (costruzione,  gestione, post-gestione e decommissioning);
·        Tempi di realizzazione: individuare soluzioni impiantistiche realizzabili in tempi  contenuti e definiti in maniera affidabile, tenendo conto ovviamente delle risorse finanziarie dell’OPCM 3887/2010;
·        Semplicità gestionale: privilegiare soluzioni impiantistiche tali da garantire soluzioni gestionali semplici ed affidabili;
·        Stabilizzazione della frazione organica: gli impianti per la stabilizzazione aerobica dell’umido da raccolta indifferenziata potranno essere utilizzati per la produzione di compost di qualità man mano che aumenta la raccolta differenziata dell’organico, garantendo economie di investimento e gestionali;
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·        Mutuo soccorso: realizzare, a livello regionale, di una rete di stazioni di trasferimento per garantire la continuità del servizio anche in concomitanza di condizioni di fermo di alcuni impianti;
·        Interventi prioritari: occorre completare, prioritariamente, gli interventi relativi ai grandi centri urbani (capoluoghi di provincia) in modo da intercettare una quantità cospicua di rifiuti prodotti, raggiungendo, possibilmente, risultati significativi in termini di raccolta differenziata in tempi brevi;
·        Indicatori di prestazione: implementare un sistema di verifica della qualità del servizio anche attraverso lo sviluppo di indicazioni di prestazione e di metodologie di valutazione per individuare mappe di criticità e per un confronto dei risultati raggiunti (benchmarking) finalizzato al miglioramento del servizio, con particolare riferimento ad un servizio di verifica e valutazione dei risultati sulla raccolta differenziata congiuntamente a quelli di recupero reale;
·        Verifiche mercato: verificare la sostenibilità economica e la fattibilità tecnica dell’utilizzo della frazione secca non recuperabile per la produzione di CDR da  utilizzare in cementifici e centrali esistenti; nel caso di verifica negativa si dovranno  individuare soluzioni alternative, tecnicamente avanzate e compatibili con il mercato;
·        Auditing: attivare un confronto permanente con operatori, associazioni e stakeholders   per intercettare rilevanti flussi informativi;
·        Sensibilizzazione/motivazione/incentivazione utenti: sviluppare un piano di dettaglio  per la responsabilizzazione dell’utente che ricopre un ruolo fondamentale nella gestione dei servizi a rete;
·        Vigilanza/controllo/ispezioni sul territorio: implementare un sistema per la verifica frequente e tempestiva delle condizioni gestionali degli impianti distribuiti sul territorio.

Tra gli strumenti predisposti si evidenziano:
·        Aggiornamento rapporto “Produzione e gestione dei rifiuti solidi urbani in Sicilia”;
·        Aggiornamento volumetrie di abbancamento disponibile nelle discariche esistenti ed  autorizzate;
·        Linee guida operative sui sistemi di raccolta differenziata (Allegato 3);
·        Linee guida per gli impianti di trattamento meccanico biologico (cfr Par. 5.5).

Per il superamento della fase emergenziale si è previsto di intraprendere le seguenti azioni:
·        Avviare una ricognizione puntuale di campo sull’impiantistica esistente, sulle condizioni operative e sulle necessità di adeguamento funzionale;
·        Creare una banca dati unitaria su supporto GIS dove confluiscano tutti i dati di interesse  relativi alla gestione integrata dei rifiuti, con obbligo, da parte degli Uffici interessati di comunicazione delle informazioni relative alle proprie competenze;
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·        Assicurare negli ambiti provinciali una capacità di abbancamento in discarica conforme alle previsioni di legge (L.R. n. 9/2010) ovvero pari a 3 (tre) anni rispetto all’attuale produzione di rifiuti;
·        Rilasciare autorizzazioni per nuovi abbancamenti in discarica esclusivamente per il  soddisfacimento dei requisiti di cui al punto precedente. Ciò anche al fine di assicurare l’immediato avvio della raccolta differenziata di cui ai punti successivi;
·        Definire i piani comunali di raccolta e la raccolta differenziata sia su scala comunale che  su scala d’ambito secondo le linee guida riportate in allegato (Allegato 3);
·        Promuovere ed organizzare forme di raccolta e gestione di frazioni di rifiuti differenziati anche con l’intervento di soggetti privati;
·        Realizzare gli impianti di trattamento meccanico – biologico (TMB), secondo le linee guida di cui al paragrafo 5.5, presso tutte le discariche in esercizio e di prossima realizzazione. Questa azione assume una particolare rilevanza anche nell’ottica della  necessaria evoluzione delle attuali discariche a piattaforme integrate di trattamento dei rifiuti;
·        Realizzare gli impianti di compostaggio complementari ai suddetti impianti TMB al fine di garantire il totale trattamento dell’umido intercettato;
·        Pianificare ed assicurare la collocazione di mercato delle frazioni di secco differenziate.

Sulla scorta di quanto su elencato deve essere predisposto nell’immediatezza ed in regime “emergenziale” un piano di dettaglio degli interventi infrastrutturali indispensabili al conseguimento degli obiettivi indicati.
Dovrà essere inoltre effettuato un monitoraggio continuo “in progress” (definito periodo “transitorio”) atto a completare la ricognizione puntuale di campo sull’impiantistica esistente, lo stato d’attuazione delle infrastrutture realizzate e/o in corso di realizzazione e l’evoluzione delle attività di raccolta differenziata. Tale monitoraggio permetterà anche di avere un quadro costantemente aggiornato sulle capacità di abbancamento residue delle discariche presenti sul territorio.
La scelta delle modalità di smaltimento del RUR (rifiuto urbano residuo) definita “fase a regime” dovrà avvenire tramite valorizzazione energetica dello stesso e dovrà essere definita adeguatamente.

Tale valorizzazione dovrà avvenire mediante:
1. Produzione di CDR da utilizzare tramite la valorizzazione degli esistenti cicli di combustione ad elevate temperature che caratterizzano la produzione di diversi cicli produttivi in Sicilia;
2. Realizzazione di impianti dedicati a tecnologia complessa ed avanzata.
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Inoltre gli impianti di cui sopra dovranno rispettare le seguenti condizioni;
1. Limitare al massimo i rischi ambientali ed igienico sanitari;
2. Rispettare gli elementi progettuali in relazione alle BAT applicabili;
3. Verificare il massimo rendimento energetico degli impianti proposti;
4. Verificare l’efficienza e la sostenibilità economica;
5. Essere compatibili con il sistema consolidato dei trasporti, con specifico riferimento alle distanze tra luogo di produzione e di conferimento;

Privilegiare, ove possibile, rispetto alle proposte impiantistiche avanzate dal mercato, le soluzioni che prevedono impianti dislocati in diversi ambiti provinciali.
ALLEGATO 1 Proposta di revisione del piano di gestione dei rifiuti in Sicilia:
“Documento commissione Cancellieri del 30.12.2009” ALLEGATO 2 Rifiuti urbani della Sicilia - Rapporto 2004-2010 ALLEGATO 3 Linee guida operative per l’ottimizzazione delle raccolte differenziate ALLEGATO 4 BOZZA Linee guida per le procedure sulle autorizzazione agli impianti di smaltimento (23 marzo 2010)





Discariche in Sicilia


Due ispettori dell'assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia, in mattinata hanno fatto VISITA all'Ufficio Tecnico Comunale di Isola delle Femmine

*IL nuovo piano Rifiuti Regione Sicilia

*Regione tagli ai gettoni dei Sindaci Rifiuti e Cementifici
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