Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 1 gennaio 2011

Palermo: In ufficio assumono il suo scippatore

Palermo: In ufficio assumono il suo scippatore

Pubblicato il5 gennaio 2011 dainfosannio

 Buongiorno dottoressa, questo è uno dei nuovi collaboratori dell’ufficio». Lei, funzionaria direttiva dell’assessorato all’Agricoltura della Regione siciliana, gli tende la mano, abbozza un sorriso e sbianca in volto. Poi sprofonda nella sua poltrona. «Ma quello, quello è il delinquente che anni fa mi scippò, quello che mi prese la borsa». Proprio lui. Che adesso è diventato suo collega, appena traghettato nei ranghi dell’amministrazione regionale insieme con altri 3213 «Pip»: gli ex detenuti, alcolisti, tossicodipendenti arrivati al traguardo del posto fisso grazie all’ultima infornata della giunta guidata dall’ex democristiano Raffaele Lombardo – oggi leader del movimento autonomista Mpa – e sostenuta da Pd, Udc, Fli e dall’Api di Rutelli.
Un esercito di disagiati avviati nel 2001 a improbabili «piani di inserimento professionale» (da qui la loro sigla) in imprese private che si conclusero con poche decine di assunzioni, poi passati a lavorare al Comune di Palermo per pulire spiagge, custodire scuole, sorvegliare sottopassaggi con 620 euro al mese e incarichi rinnovati ogni tre mesi. Adesso arrivati all’ambito traguardo della stabilizzazione di mamma Regione, con un compenso lievitato a 800 euro più assegni familiari e soprattutto un contratto a tempo indeterminato in mano. Per fare che cosa? Vallo a scoprire, in un’amministrazione che di dipendenti ne ha già 25 mila e conta 6500 stipendi inutili. La sfida è piazzarli tra uffici e assessorati, ma anche infiocchettarli come cadeaux per scuole, enti locali, università. Lui, il colletto bianco ex scippatore, ha guadagnato l’ingresso nel cuore dell’amministrazione, quell’assessorato regionale all’Agricoltura che è stato il motore della macchina clientelare dell’era Cuffaro, e che nel 1999 fu perfino teatro di un omicidio, con il funzionario Filippo Basile freddato nel parcheggio su mandato del collega Nino Sprio che lui si apprestava a licenziare dopo una condanna definitiva per truffa.
Ma lì siamo alla tragedia, al sangue, alla Storia. L’episodio dell’altro giorno, invece, sta a metà tra la pochade e la commedia all’italiana. Lei, la funzionaria, non si dà pace. «Quella faccia non me la dimenticherò mai, per poco non mi mandò all’ospedale», racconta a caldo a un collega che le sta di fronte, che non sa se ridere o piangere. «Ma sei sicura?». «Sicurissima». C’è poco da fare, è stato pure assegnato al suo stesso piano. È lui, lo scippatore di allora, che si ritroverà davanti ogni mattina, lui il collaboratore cui dovrà rivolgersi per fare fotocopie o mandare un plico da un piano all’altro, lui l’uomo con cui condividere l’ascensore o la macchinetta del caffè. Tenendosi stretta la borsa, non si sa mai. Inevitabile, prima o poi, che la Città Bianca e la Città Nera – come il giornalista Salvo Licata definiva le due Palermo, l’urbe colta ed elegante e il ventre profondo e irredimibile – si confrontassero faccia a faccia.
Una rotta di collisione tracciata dieci anni fa, quando Guglielmo Serio, il commissario straordinario incaricato di traghettare Palermo dall’era Orlando a quella del nuovo sindaco, firmò sotto l’assedio dei disoccupati e dei loro capipopolo l’immissione dei precari sotto l’ombrello del Comune, sia pure pagati con fondi regionali. Poche settimane e la città sarebbe andata alle urne chiudendo il quindicennio delle giunte «anomale» per riconsegnare Palazzo delle Aquile al centrodestra. Una serata indimenticabile con i politici e i funzionari sequestrati a Villa Niscemi, elegante sede di rappresentanza del sindaco. Una serata in cui il nobile intento di reinserire nella società «soggetti svantaggiati» si trasformò in paradossale meccanismo premiale e clientelare di massa, al di là di percorsi di riscatto, crescita personale, qualità.
Quel sistema che oggi in Sicilia fa apparire la parola meritocrazia un arnese del Paleolitico, che rende del tutto inutile (se non per i 1600 enti che organizzano i corsi) una formazione professionale che costa 240 milioni di euro l’anno e produce diplomati per i quali non c’è alcun posto nella pubblica amministrazione, straripante per i prossimi decenni di qualifiche basse e medie. Quel sistema che vede oggi la Regione – calcolano Enrico del Mercato ed Emanuele Lauria nel libro «La zavorra» – pagare in via diretta o indiretta 144 mila stipendi facendo campare un siciliano ogni 239, mentre in Lombardia, ben più ricca e popolosa, c’è un regionale ogni 2500 abitanti.
Quel sistema che ha appena portato al record di 77 mila posti varati in un solo mese dalla giunta tra stabilizzazioni, incarichi e contratti a termine inseriti nella maxi-manovra sull’occupazione. C’è da stupirsi se su Internet monti la rabbia dei senza lavoro con la fedina penale intatta? E magari anche con un buon titolo di studio in tasca? «Io un’idea ce l’ho – scrive un anonimo sul sito SiciliaInformazioni -: che ne pensate se noi tutti laureati disoccupati organizzassimo una bella rapina, senza fare del male a nessuno, magari di caramelle o di Nutella, tanto per farci arrestare, così quando ci scarcerano puntiamo anche noi all’assunzione?». Come giocare a guardie e ladri. Cresciutelli, però.

(di LAURA ANELLO – lastampa.it)

http://infosannio.wordpress.com/2011/01/05/palermo-in-ufficio-assumono-il-suo-scippatore/
,,Cronaca,,,,Laura Anello,,Berlusconi,PDL,Clientelismo,Voto di Scambio,Assistenzialismo

Nessun commento:

Posta un commento