Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 18 marzo 2015

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: TUNISIA: TERRORISTI ALL'ASSALTO DI UN MUSEO. OTTO ...

TUNISIA: TERRORISTI ALL'ASSALTO DI UN
MUSEO. OTTO MORTI, TURISTI IN OSTAGGIO. COINVOLTI ITALIANI, DUE FERITI. MEDIA:
L'IS RIVENDICA L'ATTENTATO

Fonti ufficiali del governo riferiscono di due
uomini barricati all'interno del museo del Bardo. Secondo media locali,
sarebbero invece tre i terroristi, con uniformi dell'esercito, che hanno fatto
fuoco contro un pullman di turisti. Presenti italiani: sarebbero passeggeri di
una nave Costa Crociere

TUNISI  TURISTI PRIGIONIERI ALL'INTERNO DEL MUSEO BARDO

TUNISI - Attacco
terroristico nel cuore di Tunisi, almeno otto le vittime (sette stranieri, tra
cui due britannici e un tunisino) sin qui ufficializzate dal Ministero
dell'Interno. Secondo media locali, tre terroristi con indosso le uniformi
dell'esercito hanno fatto fuoco contro un pullman parcheggiato davanti al Museo
del Bardo, non lontano dalla sede dell'assemblea tunisina. Sette delle otto
vittime sono turisti, la loro nazionalità è in corso di accertamento. Media
riportano che l'attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico. Le forze
speciali antiterrorismo sono poi entrate in azione per liberare gli ostaggi. Un
gruppo di turisti che erano stati sequestrati sono stati liberati da un blitz
delle forze speciali. Uno dei presunti responsabili dell'attacco è stato
arrestato mentre gli altri due sono circondati in edifici che appartengono al
Parlamento. Lo riferiscono a Efe fonti della sicurezza, precisando che
l'arrestato è uno studente di 22 anni. Il direttore del museo ha dichiarato:
"La situazione sul posto è sotto controllo, ma non abbiamo ancora
informazioni precise sul bilancio" delle vittime.




Italiani tra gli ostaggi. La Farnesina conferma che vi sono italiani coinvolti.
Tra di loro due feriti, mentre un centinaio sono stati messi in sicurezza dalle
forze tunisine. La Costa crociere ha confermato che alcuni passeggeri erano in
tour per la città: "Oggi Costa Fascinosa è nel porto di Tunisi, nel corso
di una crociera di 7 giorni nel Mediterraneo. Durante la sosta alcuni ospiti di
Costa Fascinosa hanno fatto un tour della città". La stessa società fa
sapere di  di essere in stretto contatto con il Mise e di aver richiamato
a bordo tutti i passeggeri (3161 in totale). Tra gli ostaggi ci sarebbero
quattro dipendenti del
Comune di Torino, tra cui Carolina Bottari, di Torino, che al telefono ha
parlato di due italiani colpiti. "Eravamo una comitiva di una cinquantina
di persone. Qui nella stanza siamo in sei italiani, di là nello stanzone sono
molti di più. Due persone sono morte. Altre tre sono rimaste ferite". La
Farnesina al momento non conferma, l'unità di crisi sta verificando. "Qui
stanno sparando a tutti - dice ancora la donna - vi prego aiutateci". La
sparatoria è avvenuta, riferisce la turista, al Museo dei mosaici della
capitale tunisina. Foto che risulterebbero scattate da un ostaggio e diffuse
via Twitter mostrerebbero anche bambini tra gli ostaggi dei terroristi. Secondo
vari media, più di 200 turisti erano presenti all'interno del museo del Bardo
al momento dell'attacco. Di questi, circa 160 sono riusciti a fuggire,
sarebbero rimaste nelle mani dei terroristi tra le 20 e le 40 persone.

In Parlamento, gli agenti della
sicurezza hanno impedito a giornalisti e deputati di lasciare l'aula. Testimoni
all'esterno del Parlamento hanno riferito di una massiccia presenza di
poliziotti in procinto di evacuare l'edificio.

Informazione confermata da un tweet
della deputata Sayida Ounissi, secondo cui l'evacuazione è in corso. Sayida
Ounissi aggiunge che "il panico è enorme" e tutto è successo mentre
era in corso l'audizione delle forze armate sulla legge antiterrorismo.
Presenti il ministro della Giustizia, giudici e responsabili delle Forze armate

Il presidente della Tunisia, Béji
Caïd Essebsi, terrà alle 18 un discorso al popolo tunisino a seguito della
sparatoria di oggi nella capitale. Lo ha annunciato alla radio Mosaique Fm il
portavoce della presidenza, Moez Sinaoui, che non ha voluto precisare altri
dettagli dell'operazione delle forze di sicurezza ancora in corso.


Poche ore prima dell'attacco, il ministero dell'Interno tunisino aveva
annunciato di aver sgominato una cellula jihadista nella periferia nord di
Tunisi nell'ambito delle attività di prevenzione di eventuali attentati
terroristici nel Paese. Si tratta di sette persone, alcune delle quali note
alle forze dell'ordine per aver partecipato a combattimenti armati in Siria. Il
gruppo era in contatto con terroristi tunisini ancora attivi in Siria e aveva
anche il compito di reclutare giovani da mandare nelle zone di combattimento.


Ma ancor più importante era stata la notizia diffusa nei giorni scorsi,
riguardante la morte del jihadista tunisino Ahmed Rouissi, esponente di spicco
di Ansar al Sharia, considerato la mente degli omicidi del 2013 dei leader
dell'opposizione Chokri Belaid e Mohammed Brahmi. Rouissi, secondo quanto
riferito dalla stampa locale, sarebbe rimasto ucciso sabato a 70 chilometri da
Sirte, durante gli scontri con la Brigata 166, milizia fedele al governo
insediato a Tripoli.



MUSEO BARDO,TUNISI,TURISTI,TERRORISTI,OSTAGGI, CAROLINA BOTRARI,FARNESINA,SAYIDA OUNISSI, BÉJI CAÏD ESSEBSI,MOEZ SINAOUI,SIRIA,JIHADISTA,AHMED ROUISSI,ANSAR AL SHARIA,CHOKRI BELAID,MOHAMMED BRAHMI.SIRTE

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: TUNISIA: TERRORISTI ALL'ASSALTO DI UN MUSEO. OTTO ...

TUNISIA: TERRORISTI ALL'ASSALTO DI UN
MUSEO. OTTO MORTI, TURISTI IN OSTAGGIO. COINVOLTI ITALIANI, DUE FERITI. MEDIA:
L'IS RIVENDICA L'ATTENTATO

Fonti ufficiali del governo riferiscono di due
uomini barricati all'interno del museo del Bardo. Secondo media locali,
sarebbero invece tre i terroristi, con uniformi dell'esercito, che hanno fatto
fuoco contro un pullman di turisti. Presenti italiani: sarebbero passeggeri di
una nave Costa Crociere

TUNISI  TURISTI PRIGIONIERI ALL'INTERNO DEL MUSEO BARDO

TUNISI - Attacco
terroristico nel cuore di Tunisi, almeno otto le vittime (sette stranieri, tra
cui due britannici e un tunisino) sin qui ufficializzate dal Ministero
dell'Interno. Secondo media locali, tre terroristi con indosso le uniformi
dell'esercito hanno fatto fuoco contro un pullman parcheggiato davanti al Museo
del Bardo, non lontano dalla sede dell'assemblea tunisina. Sette delle otto
vittime sono turisti, la loro nazionalità è in corso di accertamento. Media
riportano che l'attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico. Le forze
speciali antiterrorismo sono poi entrate in azione per liberare gli ostaggi. Un
gruppo di turisti che erano stati sequestrati sono stati liberati da un blitz
delle forze speciali. Uno dei presunti responsabili dell'attacco è stato
arrestato mentre gli altri due sono circondati in edifici che appartengono al
Parlamento. Lo riferiscono a Efe fonti della sicurezza, precisando che
l'arrestato è uno studente di 22 anni. Il direttore del museo ha dichiarato:
"La situazione sul posto è sotto controllo, ma non abbiamo ancora
informazioni precise sul bilancio" delle vittime.




Italiani tra gli ostaggi. La Farnesina conferma che vi sono italiani coinvolti.
Tra di loro due feriti, mentre un centinaio sono stati messi in sicurezza dalle
forze tunisine. La Costa crociere ha confermato che alcuni passeggeri erano in
tour per la città: "Oggi Costa Fascinosa è nel porto di Tunisi, nel corso
di una crociera di 7 giorni nel Mediterraneo. Durante la sosta alcuni ospiti di
Costa Fascinosa hanno fatto un tour della città". La stessa società fa
sapere di  di essere in stretto contatto con il Mise e di aver richiamato
a bordo tutti i passeggeri (3161 in totale). Tra gli ostaggi ci sarebbero
quattro dipendenti del
Comune di Torino, tra cui Carolina Bottari, di Torino, che al telefono ha
parlato di due italiani colpiti. "Eravamo una comitiva di una cinquantina
di persone. Qui nella stanza siamo in sei italiani, di là nello stanzone sono
molti di più. Due persone sono morte. Altre tre sono rimaste ferite". La
Farnesina al momento non conferma, l'unità di crisi sta verificando. "Qui
stanno sparando a tutti - dice ancora la donna - vi prego aiutateci". La
sparatoria è avvenuta, riferisce la turista, al Museo dei mosaici della
capitale tunisina. Foto che risulterebbero scattate da un ostaggio e diffuse
via Twitter mostrerebbero anche bambini tra gli ostaggi dei terroristi. Secondo
vari media, più di 200 turisti erano presenti all'interno del museo del Bardo
al momento dell'attacco. Di questi, circa 160 sono riusciti a fuggire,
sarebbero rimaste nelle mani dei terroristi tra le 20 e le 40 persone.

In Parlamento, gli agenti della
sicurezza hanno impedito a giornalisti e deputati di lasciare l'aula. Testimoni
all'esterno del Parlamento hanno riferito di una massiccia presenza di
poliziotti in procinto di evacuare l'edificio.

Informazione confermata da un tweet
della deputata Sayida Ounissi, secondo cui l'evacuazione è in corso. Sayida
Ounissi aggiunge che "il panico è enorme" e tutto è successo mentre
era in corso l'audizione delle forze armate sulla legge antiterrorismo.
Presenti il ministro della Giustizia, giudici e responsabili delle Forze armate

Il presidente della Tunisia, Béji
Caïd Essebsi, terrà alle 18 un discorso al popolo tunisino a seguito della
sparatoria di oggi nella capitale. Lo ha annunciato alla radio Mosaique Fm il
portavoce della presidenza, Moez Sinaoui, che non ha voluto precisare altri
dettagli dell'operazione delle forze di sicurezza ancora in corso.


Poche ore prima dell'attacco, il ministero dell'Interno tunisino aveva
annunciato di aver sgominato una cellula jihadista nella periferia nord di
Tunisi nell'ambito delle attività di prevenzione di eventuali attentati
terroristici nel Paese. Si tratta di sette persone, alcune delle quali note
alle forze dell'ordine per aver partecipato a combattimenti armati in Siria. Il
gruppo era in contatto con terroristi tunisini ancora attivi in Siria e aveva
anche il compito di reclutare giovani da mandare nelle zone di combattimento.


Ma ancor più importante era stata la notizia diffusa nei giorni scorsi,
riguardante la morte del jihadista tunisino Ahmed Rouissi, esponente di spicco
di Ansar al Sharia, considerato la mente degli omicidi del 2013 dei leader
dell'opposizione Chokri Belaid e Mohammed Brahmi. Rouissi, secondo quanto
riferito dalla stampa locale, sarebbe rimasto ucciso sabato a 70 chilometri da
Sirte, durante gli scontri con la Brigata 166, milizia fedele al governo
insediato a Tripoli.



MUSEO BARDO,TUNISI,TURISTI,TERRORISTI,OSTAGGI, CAROLINA BOTRARI,FARNESINA,SAYIDA OUNISSI, BÉJI CAÏD ESSEBSI,MOEZ SINAOUI,SIRIA,JIHADISTA,AHMED ROUISSI,ANSAR AL SHARIA,CHOKRI BELAID,MOHAMMED BRAHMI.SIRTE

sabato 14 marzo 2015

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: LA COMMISSIONE PARLAMENTARE RIFIUTI IN SICILIA «CU...

LA COMMISSIONE PARLAMENTARE RIFIUTI IN SICILIA

«CUFFARO, LOMBARDO, CROCETTA: GLI STESSI PROBLEMI»

CARMEN VALISANO 13 MARZO 2015




CRONACA 
Un rapporto con le discariche private «di palese illegalità a livello
amministrativo». Un deficit finanziario importante. Un sistema di impianti che
ha lacune «di tutti i tipi e di tutti i generi». E poi l'interesse immutato dei
clan mafiosi. Quello dipinto da deputati e senatori al termine della tre
giorni in Sicilia è un quadro a tinte fosche 

COMMISSIONE PARLAMENTARE INDAGINE SUGLI ILLECITI NELLA GESTIONE DEI  RIFIUTI

«Facevo parte della commissione anche nel 2010. Non mi sembra
che ci siano stati cambiamenti in positivo. Quando non funziona l'ordinario,
nello straordinario si infila di tutto». Il quadro dipinto da Alessandro Bratti, presidente della commissione
parlamentare d'inchiesta sui rifiuti, al termine dei tre
giorni di sopralluoghi in Sicilia è sconfortante. «Siamo vicini a una
situazione di emergenza. Durante le ultime tre
gestioni (i governi regionali guidati da Totò Cuffaro, Raffaele Lombardo e quello in carica di Rosario
Crocetta, ndr) le problematiche relative ai rifiuti non
sono state affrontate». 

Lungo l'elenco delle note dolenti: differenziata ai livelli più
bassi in tutta Italia, problemi sulle costituzioni degli Ato, un «deficit
finanziario importantissimo», un sistema di impianti che ha lacune «di tutti i
tipi e di tutti i generi». «Non
sono impianti, sono delle buche», precisa con semplicità e
un pizzico di amarezza Stefano Vignaroli, deputato del Movimento 5 stelle. Il
nodo cruciale: la gestione dei rapporti con le discariche private, definito «di palese
illegalità a livello amministrativo». E il dubbio principale è quello relativo
alla volontà di chi dovrebbe controllare. «Non è chiaro se è una
disorganizzazione voluta perché avvantaggia alcuni potentati economici rispetto
ad altri».

Alle falde dell'Etna è l'impianto di contradaValanghe d'inverno, aMotta Sant'Anastasia, il
protagonista delle audizioni e dei documenti raccolti. Qui il gruppo ha anche
effettuato un sopralluogo e incontrato gli esponenti dei comitati civici No
discarica. Più volte il discorso di Alessandro Bratti torna sulla vicenda
giudiziaria che tocca la gestione dell'impianto della Oikos spa, azienda
coinvolta assieme ai gestori di Mazzarrà Sant'Andrea (in
provincia di Messina) e di Agrigentonell'inchiesta della procura di Palermo Terra mia sfociata in un processo
giunto alle prime battute.
Un caso che, assieme alla presunta corruzione di un dirigente regionale, 
Gianfranco Cannova, vede una serie di «accuse molto
pesanti tra dirigenti», oltre a «controlli ambientali carenti». Una vicenda
che, sebbene parta dai corridoi dell'assessorato regionale all'Ambiente, «non
risparmia Catania», precisa il presidente della commissione.

Le attività della discarica di Motta sono gestite dai tre commissari nominati dal
prefetto
 - quello
catanese è il primo provvedimento interdittivo antimafia applicato
nel settore -, ma l'impianto di biogas continua a riversare gli utili -
stimati in tre milioni di euro - nelle casse della famiglia Proto. E
all'ombra delle vasche costruite nella valle del fiume Sieli si susseguono le
segnalazioni di «contributi a
politici e presenze di parenti
degli amministratori locali tra i dipendenti». Secondo le
informazioni della commissione, «se
al 31 marzo non cambierà nulla, la discarica non dovrebbe più accogliere rifiuti».
Ma sul suo destino gravano le stesse incertezze che incombono sulla
struttura ormai esaurita della contigua contrada Tiritì. «Per il post mortem (le attività di bonifica, ndr) non ci
risultano stanziamenti», afferma Bratti. 

Sempre nel Catanese, un nuovo fronte potrebbe aprirsi
sulla Sicula trasporti, titolare dell'impianto di Grotta
San Giorgio che
ha appena ricevuto le autorizzazioni all'ampliamento da 500mila
metri cubi. Se i titolari hanno spiegato ai parlamentari che
tutto l'iter è stato condotto regolarmente, «l'impianto pare che non sia in ordine»,
affermano guardandosi quasi con imbarazzo i parlamentari. Che
esprimono la «difficoltà a comprendere come i privati possano andare
avanti in queste condizioni». 

Altro aspetto messo in risalto dalla commissione è l'infiltrazione mafiosa: «C'è e
continua a esserci un forte interesse dei clan». Tanto che nelle relazioni
raccolte dalla commissione, l'unica provincia dalla quale non sarebbero emersi
rapporti con Cosa nostra è la sola Caltanissetta. Nel corso
della tre giorni in Sicilia sono stati sentiti anche i sindaci
indicati dalla prefettura etnea oggetto di intimidazioni 
e
pressioni per l'assegnazione di appalti nel campo della raccolta dei rifiuti. «Spesso
nella gestione delle gare chi partecipa è una sola azienda», sottolinea il
parlamentare.

«È anomalo che la metà dei rifiuti della Sicilia venga a
Catania», interviene Vignaroli (M5s). Che spiega come il nucleo operativo ecologico dei carabinieriha solo sette
uomini per indagare anche sulle piccole discariche. «Le procure hanno
difficoltà». Alla commissioni sono arrivate segnalazioni «su una serie di
rapporti di origine corruttivo. E rapporti molto stretti tra dipendenti,
gestori e amministratori». Un esempio potrebbe essere quello di Agrigento,
dove «ci siamo soffermati molto sulla discarica di Siculiana».
Sono stati passati al vaglio i rapporti tra la famiglia Catanzaro,
proprietaria del sito e gli amministratori locali, e le modalità attraverso le
quali sono state rilasciate le autorizzazioni. Ma, così come per la struttura
nel Messinese, ancora non vengono dati dettagli. 

Quello concluso oggi è il primo di tre sopralluoghi che
toccheranno anche il resto della Sicilia, con visite anche in provincia di
Messina e nei grandi poli industriali dell'isola. «Abbiamo ascoltato l'ex
assessore Nicolò Marino e l'attuale assessora, Vania
Contrafatto, oltre all'ex dirigente Marco Lupo». 

Nelle prossime missioni - condotte da Dorina Bianchi (Nuovo
centrodestra),Stella Bianchi (Partito democratico), Miriam Cominelli (Pd), Renata Polverini (Forza
Italia), Vignaroli (Movimento 5 stelle), Giuseppe Compagnone (Grandi
autonomie e libertà), Pamela Orrù (Pd), Bartolomeo Pepe (Misto), Laura Puppato(Pd) - «incontreremo Rosario Crocetta e altre
persone legate all'amministrazione regionale», promette il presidente
Bratti. Sono stati trattati anche i casi relativi ad Amia ambiente e al processo Ofelia, così come al caso
dei sei operai del Comune di Mineo morti mentre lavoravano
nel depuratore

Al termine della sconfortante relazione, la sensazione è che ci
si trovi davanti a una situazione gravissima, che non lascia scampo a
possibilità di trovare soluzioni a breve termine. Forse un commissariamento? «Non
possiamo decidere per la Regione», risponde Bratti. Ma, allo stato attuale, il
mondo dei rifiuti viene descritto come una bomba pronta a
esplodere: «Può solo peggiorare,
non si vedono miglioramenti di sorta».


OFELIA, CARTE RITROVATE ASCIUTTE, PULITE E
IN DIGITALE

MA ADESSO È IL PROCESSO CHE RISCHIA DI AMMUFFIRE

DARIO DE LUCA 11 NOVEMBRE 2014

CRONACA 
Si è chiuso il giallo sulla sparizione dei documenti del processo a
carico degli imprenditori Giuseppe e Alessandro Monaco, accusati
di gestione di rifiuti pericolosi, e a due funzionari della provincia
etnea. Eppure, al ritmo di un'udienza al mese, i termini di prescrizione sono
sempre più vicini

Nessuna caccia al tesoro e niente documenti ammuffiti. I faldoni
del processo Ofelia sono asciutti e puliti. «Gli atti ci
sono, sistemati semplicemente dove dovevano stare» spiega ai giudici il
pubblico ministero Giovannella Scaminaci. Passato un
mese dall'ultima udienza, si chiude definitivamente il
giallo, rivelatosi falso, che incombeva sul processo in cui a sedere sul
banco degli imputati sono gli imprenditori
 Giuseppe e Alessandro Monaco
, titolari
rispettivamente delle società Ofelia Ambiente e Bas Bis Engeenering srl.
Accusati dalla procura etnea, insieme a due funzionari della provincia di
Catania, a vario titolo di gestione
di rifiuti pericolosi, abuso d'ufficio e falsità ideologica. Un
presunto sistema catalizzato sulla spazzatura che si sarebbe sviluppato tra due
impianti per il trattamento dei rifiuti situati a Santa
Venerinae una presunta discarica abusiva nei pressi di Ramacca dove
la munnizza sarebbe
stata illecitamente smaltita.

Ad avanzare dubbi e perplessità ipotizzando addirittura «lo
smarrimento di faldoni e documenti» erano stati gli avvocati difensori. Un
processo nato viziato? Assolutamente no per la procura,
ma semplicemente delle difficoltà nella consultazione del Tiap,
l'applicativo informatico sviluppato dal ministero della Giustizia per la gestione
e la consultazione dei fascicoli classificati per tipologia e cronologia.
L'informatizzazione della macchina
giudiziaria, almeno in questo caso, non pare però aver
raggiunto i risultati sperati. Su tutti il cambio di velocità di una
giustizia lumaca che vede l'Italia come il fanalino di coda dei paesi
dell'Unione europea per la lentezza dei suoi processi. Dal rinvio a
giudizio di Monaco & co. - risalente al 27 gennaio 2014 - sono
trascorsi quasi undici mesi. E non si è ancora aperto il dibattimento. 

Sciolto questo nodo ci saranno da sentire i testimoni di
accusa e difesa, analizzare complesse perizie e ovviamente decidere sulle
ipotesi di reato. In mezzo c'è già tutta la quotidiana routine del palazzo
di giustizia: dal primo rinvio del 14 aprile per il più classico difetto di
notifica, passando per la valutazione delle richieste di costituzione delle
parti civili di luglio, fino alla cronaca giudiziaria attuale in cui si
ipotizzava lo smarrimento della documentazione. A incombere su tutto, come spesso
accade, sono anche i termini di
prescrizione con
gli imputati sospesi in un limbo pieno d'interrogativi. Ai fatti, ormai
risalenti al periodo 2006-2009, si aggiunge
un processo di primo grado, problemi in corso d'opera esclusi, che si
svolgeràogni secondo martedì del mese.
L'ipotesi di una fine anticipata non è fantagiustizia.

Da risolvere, prima dell'inizio del dibattimento, ci saranno
infatti altre eccezioni sollevate dalle difese, sulle modalità con cui vennero
svolte le indagini. Accertamenti e controlli che, per gli avvocati, non
avrebbero garantito agli imprenditori imputati il diritto
di difesa. Tra queste anche la distanza dei laboratori ,«situati a
700 chilometri da Catania» per le analisi, durate due
mesi, dei frammenti di terreno. Lontananza e tempi eccessivamente lunghi che
non avrebbe garantito, per le difese, la possibilità a Monaco di poter
assistere alle procedure.


http://catania.meridionews.it/articolo/29377/ofelia-carte-ritrovate-asciutte-pulite-e-in-digitale-ma-adesso-e-il-processo-che-rischia-di-ammuffire/

Conclusioni. (della Commissione parlamentare  sulle attività illecite dell’ottobre 2010)


Le
verifiche in relazione alla problematica dei rifiuti nella regione siciliana
hanno dimostrato la necessità di una scrupolosa applicazione della legge nella
gestione del ciclo dei rifiuti.

Infatti,
l'inefficienza che si è avuto modo di constatare non è dipesa da ipotetiche
complicazioni di natura burocratica conseguenti alle procedure disciplinate
dalle norme, ma dalla assoluta inettitudine di un regime in deroga a realizzare
lo scopo finale di uno smaltimento dei rifiuti in sintonia con la salvaguardia
di quegli interessi che la legge intende tutelare in materia ambientale.

Il
problema dello smaltimento dei rifiuti non può considerarsi risolto per il solo
fatto, per così dire, che per gli stessi vengano trovati luoghi ove
concentrarli, perché la questione non è di spostare i rifiuti da un luogo ad un
altro, ma di smaltirli senza danno per l'ambiente.


Attualmente
in Sicilia il ciclo dei rifiuti può, più realisticamente, essere definitivo un non ciclo, in quanto i
rifiuti vengono conferiti in discarica e vi sono percentuali di raccolta
differenziata bassissime in quasi tutti i comuni siciliani.


Tamponare, nell'emergenza, le
problematiche relative alle discariche attraverso il regime in deroga ad oggi non ha avuto altro effetto che aggravare ulteriormente la situazione e
la discarica di Bellolampo è in qualche modo ne è l'emblema.
In Sicilia il settore dei rifiuti si
caratterizza perché esso stesso organizzato per delinquere.

È la più eclatante manifestazione della legge dell'illegalità, cioè
l'illegalità si è fatta norma che permea negli aspetti più minuti e capillari
qualsivoglia aspetto afferente al ciclo dei rifiuti.
Il sistema si pone come obiettivo non già lo
smaltimento dei rifiuti, ma il «non smaltimento» dei rifiuti medesimi.
Il
rifiuto, infatti, in questo paradossale sistema, è esso stesso la ricchezza e
come tale va conservato e tutelato affinché non si disperda.

La
vicenda relativa al percolato prodotto dalla discarica di Bellolampo è un
esempio lampante di come il rifiuto (che in quel
caso ha anche determinato una situazione di disastro ambientale) si trasformi in «ricchezza»,
e consenta di far conseguire illeciti profitti alla criminalità organizzata e
non.

A
questo punto appare talmente organizzato il disordine organizzativo da far
nascere la fondata opinione che esso stesso sia intenzionalmente architettato
al fine di funzionare come generale giustificazione per l'inefficienza di
ciascuna articolazione della macchina burocratica, in modo che ciascun ufficio
possa giustificare la propria inefficienza con la presunta inefficienza di un
altro ufficio, e così via all'infinito, in una perversa spirale e comunque in modo da
far perdere a chi eventualmente volesse capirci qualcosa il bandolo della matassa.

Il ciclo dei rifiuti in Sicilia è un esempio di
«disfunzione organizzata».


Si tratta di un sistema che si fonda su
una materia apparentemente assai dura, ma in realtà assai fragile, come
l'argilla, e riesce a preservarsi nella misura in cui nessun serio meccanismo
di tutela svolga la sua funzione.
Laddove
fosse minimamente efficace un'attività programmatica di controlli preventivi,
l'intero sistema crollerebbe.
Ebbene,
il sistema in deroga non farebbe altro che ulteriormente legittimare lo stato
attuale di cose, provocando ulteriori metastasi nel sistema.


Quali le soluzioni? In questo contesto l'estrema ratio della norma penale
assolve alla sua funzione di prevenzione generale e speciale e di retribuzione
del male compiuto.


Vanno, come evidenziato da diversi procuratori della Repubblica nel corso delle
audizioni, potenziati gli strumenti di accertamento, sia nella fase
preventiva, sia nella fase propriamente investigativa.

Solo
in questo modo è possibile avviare tutte quelle attività di verifica che farebbero
crollare, come un castello di sabbia, il sistema dell'illegalità che caratterizza il
settore dei rifiuti nella regione.

La
vicenda dei termovalorizzatori, poi, favorisce uno spaccato allucinante della
situazione in Sicilia perché dimostra come la criminalità organizzata abbia una
straordinaria capacità di avere contezza di quelli che sono gli affari e questo
presuppone l'esistenza di un'area di contiguità estremamente estesa e
consolidata che abbraccia interi settori delle professioni, della politica e della
pubblica amministrazione.


Laddove la criminalità organizzata fosse
riuscita effettivamente ad ottenere la gestione dei termovalorizzatori, tutte
le varie fasi del ciclo dei rifiuti in Sicilia ne sarebbero state condizionate.


L'aspetto particolarmente allarmante della vicenda è che il settore dei rifiuti
non è paragonabile ad altri settori dell'economia, nei quali pure la
criminalità organizzata è riuscita ad infiltrarsi in Sicilia, in quanto si
tratta di un settore che attiene al soddisfacimento di quelli che sono i
bisogni primari dell'uomo, ossia la propria salute e la salvaguardia ambientale
La gestione da parte della criminalità
organizzata dell'intero ciclo dei rifiuti in Sicilia, attraverso la
realizzazione e la gestione dei termovalorizzatori, avrebbe avuto conseguenze
disastrose non solo per l'economia del settore, ma soprattutto per la salute
dei cittadini siciliani e per l'ambiente.


In questo senso certamente meritoria è stata la scelta del governo attuale
della regione siciliana di presentare presso gli uffici della procura della
Repubblica di Palermo un dossier nel quale sono stati evidenziati gli elementi
di distorsione della procedura per l'aggiudicazione della gara concernente i
termovalorizzatori sia sotto il profilo prettamente amministrativo che sotto il
profilo delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata (con
conseguente nullità delle convenzioni stipulate dal commissario delegato).

La
summenzionata denuncia ha consentito l'apertura dell'indagine presso la procura
di Palermo, ove, fino a quel momento, non era stata aperto alcun procedimento
penale in merito a questa vicenda. Si tratta di una circostanza, questa, che
non deve meravigliare, non potendo l'autorità giudiziaria avviare indagini
meramente esplorative e in assenza di una notizia di reato.

Vanno
altresì apprezzati alcuni recenti sforzi della regione di introdurre norme
rigorose con la previsione di altrettante rigorose sanzioni in caso di mancata
osservanza da parte dei destinatari.


Assolutamente inutile, anzi deleteria, appare allo stato la dichiarazione dello
stato di emergenza nella regione siciliana nel settore dello smaltimento dei
rifiuti e la nomina di un commissario delegato, come peraltro avvenuto in
passato senza alcun risultato, se non quello di alimentare l'emergenza
medesima, e quindi l'inefficienza nel settore.


La strada
da seguire è allora quella della rigorosa applicazione delle norme, del
potenziamento dei sistemi di controllo esterni ed interni, della formazione di
polizia giudiziaria specializzata ed attrezzata per questo tipo di indagini,
della applicazione delle sanzioni penali (le sole che hanno una efficacia
specialpreventiva e generalpreventiva), della possibilità per l'autorità
giudiziaria di utilizzare tutti gli strumenti investigativi che il codice di
procedura penale prevede per la ricerca della prova.

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE
FEMMINE



lunedì 9 marzo 2015

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: La povertà in Sicilia: Ormai si profanano i cimite...

La povertà in Sicilia: Ormai si profanano i cimiteri alla ricerca di gioielli e rame ISOLA DELLE FEMMINE






E’ successo a Isola delle Femmine, piccolo centro alle porte di Palermo. Dove la tomba di una donna è stata scoperchiata. E l’immagine di un’Isola che vive l’incubo di un nuovo dopoguerra. La ‘caccia’ ai cassonetti dell’immondizia, a Palermo, alla ricerca di roba da rivendere…



La notizia lascia di stucco: i ladri sono entrati nel cimitero di Isola delle Femmine, piccolo centro alle porte di Palermo, hanno fatto razzìa di vasi di rame e, non contenti di questo, hanno profanato la tomba di una donna novantenne passata a miglior vita circa un anno fa alla ricerca di gioielli. Sulla vicenda, ovviamente, indagano le forze dell’ordine.
Sembra che la parola razzìa derivi dall’arabo ghazzyya, che significa “incursione”, magari una spedizione nell’area del “nemico”. Anche se in questo caso vale di più un’altra spiegazione: “Incursione armata compiuta da predoni o da bande di irregolari a scopo di saccheggio”. Che, in questo caso, è per fame. Già, il saccheggio. Non ci va di scomodare Rousseau e la sua celebre interpretazione dell’animo umano: ovvero l’uomo che nascerebbe buono e sarebbe reso cattivo dalla società. Tesi, questa, che, alla fine, potrebbe giustificare le peggiori gesta umane.
Detto questo, però, dobbiamo ammettere che in Sicilia, oggi, è tornata la grande povertà. La disoccupazione giovanile sfiora quasi il 70 per cento (nel resto d’Italia è intorno al 40 per cento). Il 50 per cento delle famiglie è in difficoltà. Le mense dei poveri sono piene. Frequentate anche da pensionati che prima del 2008-2009 non navigavano nell’oro, ma arrivavano tranquillamente a fine mese. Oggi non ci arrivano più, anche evadendo le tasse e le imposte comunali che sono ormai le più alte d’Italia (a Palermo la Tari, questo ormai l’hanno capito tutti, non si paga per avere una corretta raccolta dei rifiuti, visto che la città è sporchissima, ma per mantenere l’esercito di dipendenti pubblici e di precari che lo Stato, la Regione e lo stesso Comune non riescono più a mantenere).
In queste condizioni non c’è da stupirsi se la gente si inventi di tutto pur di sopravvivere. Dicono che a Isola delle Femmine i ladri erano convinti di trovare nella tomba della donna chissà quali gioielli. Li avranno trovati? Non si sa. Si sa soltanto che la tomba è stata profanata: i ladri (o i poveracci? ormai il confine è molto labile…) hanno scoperchiato il loculo, hanno preso la cassa e l’hanno gettata per terra. Insomma, l’hanno distrutta. Il tutto per trafugare i gioielli. O quanto meno per provarci.
Gli stessi ladri hanno fatto il giro del cimitero per prendersi i vasi di rame e persino quelli di alluminio. Sì, anche l’alluminio, che ha un valore veramente minimo. Ma oggi, con la fame che c’è in Sicilia, tutto fa brodo.
La vicenda avvenuta a Isola delle Femmine, che non ha avuto gli onori delle cronache, non è altro che l’altra faccia, quella vera, dell’Italia descritta da chi, oggi, celebra la ‘ripresa’ economica del Belpaese. Ci dicono che il Pil italiano è finalmente in ‘crescita’. E che crescerà non sappiamo di quanti zero virgola il prossimo anno o nei prossimi due o tre anni. Mario Draghi ha già pronto il suo ‘bazooka’, con la pioggia di euro pronta a inondare l’Unione europea, come ci racconta in altra parte del giornale l’economista Massimo Costa. Ma intanto la povertà cresce. In Sicilia in proporzioni smisurate. Ma questo nessuno lo dice.
I furti di rame, in un’Isola sempre più disastrata, non si contano più. Non c’è piccolo o grande centro che non abbia registrato furti di rame. E’ un metallo che si vende bene, soprattutto nei mercatini dei poveri. Piccoli suk che sorgono qua e là, ovviamente nei centri del Sud d’Italia. Dove si vengono oggetti rubati di tutti i tipi. E anche altre cose trovate qua e là nei contenitori di immondizia.
Eh già, perché mentre il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, celebra il Jobs act che darà chissà quanti nuovi posti di lavoro, mentre la Lega delle cooperative controlla ormai quasi tutti gli appalti pubblici della Sicilia, mentre le imprese edili siciliane non lavorano più, a meno che non riescano a trovare qualche ‘frattaglia’ lasciata libera dalle grandi cooperative riconducibili a una certa ‘Sinistra’ (una volta li chiamavano subappalti e a un certo punto, negli anni ‘90 del secolo passato furono pure vietati dalla legge e li trasformarono in ‘noli a freddo’: i grandi gruppi nazionali dell’edilizia piombati in una Sicilia sempre più ‘colonia’ prendevano in affitto i mezzi delle piccole ditte siciliane e, con l’occasione, facevano lavorare un po’ di manovalanza locale: il classico tozzo di pane degno, appunto, degli abitanti di una colonia), insomma mentre l’economia dell’Isola cola a picco, ormai, per campare si profanano le tombe, si va nei cimiteri alla ricerca di vasellame di rame e anche di alluminio e, in pieno giorno, con delle particolari aste in metallo, si scava nei contenitori dell’immondizia.
Vi sembra un’esagerazione? Allora venite a Palermo. Vedere per credere. I ‘professionisti dell’immondizia’, fino a qualche tempo fa, operavano al tramonto e alla sera. Ora sono diventati tanti. Crescono a vista d’occhio. Quindi si lavora pure di giorno. C’è anche chi ironizza. E spiega che a Palermo, finalmente, è arrivata la raccolta differenziata dei rifiuti. Quello che non hanno saputo fare la Regione e il Comune del capoluogo dell’Isola, fermi ancora alle discariche, lo stanno facendo i poveri disgraziati, che vanno a cercare nei cassonetti materiali da ‘riciclare’. Certo, non è la raccolta differenziata di una città moderna, efficiente, pulita. E’ la raccolta differenziata di una città ciabattona, che sta vivendo il lungo incubo di una povertà tipica di un dopoguerra. Sono scene della Palermo attuale. Sono scene della Sicilia di oggi. Vedere per credere.           

venerdì 6 marzo 2015

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: COPIA E INCOLLA STRISCIA 02 03 15 SINDACO COPIONE ...

COPIA E INCOLLA STRISCIA 02 03 15
SINDACO COPIONE COME L'ARIA DI PADANIA CHE SI RESPIRA IN SICILIA 



from Marco Ferretti 16 hours ago ALL AUDIENCES



Spongano, sindaco “copione” premiato da Striscia la notizia

SPONGANO - E poi dicono che
copiare non è un arte. Ne sa qualcosa il sindaco di Spongano Antonio Candido
che ieri mattina si è visto recapitare addirittura a domicilio, l’oscar del
“Provolone” da parte degli inviati di Striscia la Notizia Mingo e Fabio.


L’ormai famoso Provoloscar del noto tg satirico di Canale 5 (riconoscimento
attribuito dagli inviati di Ricci a chi la fa davvero “grossa”) è stato
consegnato dall’ineffabile e simpatissimo Mingo al sindaco del comune
salentino. Ma cosa avrà mai fatto il primo cittadino del comune del Sud Salento
per meritarsi la statuetta al provolone? Nella motivazione letta da Mingo “si
dà atto al primo cittadino dell’impegno dimostrato per aver scritto,
naturalmente con l'aiuto dei suoi collaboratori che formarono la lista
nell’ultima tornata per le amministrative due anni fa, il PROGRAMMAelettorale, scopiazzando interi pezzi dai programmi
presentati da altri suoi colleghi
, addirittura di ben quattro città
diverse italiane
. Quali sono?


Il sindaco Candido
ha accontentato praticamente tutti: nelle sei pagine di programma infatti ha
attraversato tutta l’Italia, da Nord a Sud. I comuni ai quali si sarebbe
ispirato sono due in Veneto (per buona pace della Lega), Mirano e Monteviale rispettivamente in
provincia di Venezia e Vicenza; un altro nelle Marche, Fabriano, in provincia di Ancona; e
infine, per non scontentare il Sud, Cirò Marina, in provincia di Crotone, in Calabria.


Alla spettacolare incursione degli inviati (ovviamente inaspettati) di Striscia
la Notizia all’interno del Comune di Spongano, il sindaco Candido ha avuto ben
poco da replicare. Chi era presente ha parlato di un primo cittadino quasi
disorientato, anzi per certi aspetti proprio meravigliato a tal punto che
avrebbe detto “verificherò”. Ma Mingo non si è fatto cogliere impreparato ed ha
consegnato al primo cittadino, che si è meritato l’oscar del copione, una copia del
suo programma con
tanto di evidenziazione delle parti scopiazzate dagli altri comuni
.

Ciliegina sulla torta, una gag sul titolo del programma (che è quello della
lista del sindaco): “Impegno e coerenza”. Due parole che hanno strappato un
complimenti con tanto di abbraccio da parte di Mingo. L’impegno è indiscutibile
(copiare dai programmi di quattro comuni non è cosa semplice), in quanto alla
coerenza...


E naturalmente non finisce qui visto e considerato che a stretto giro il
servizio sarà trasmesso in televisione nell’ambito del noto programma di prima
serata per una scopiazzatuna davvero imperdibile e storica.

TG3 PIANO ARIA REGIONE SICILIA COPIATO DAL VENETO





CMG81198 UNA VENTATA DI ARIA PADANA IN SICILIA
STRISCIA LA NOTIZIA 
  


CIMG8192 ARIA PADANA IN SICILIA TELEOCCIDENTE
23 NOVEMBRE 20007




CIMG8199 STEFANIA PETIX IL PIANO COPIATO TOLOMEO ANZA'
ASTRISCIA LA NOTIZIA


CAMBIAMO ARIA PIANO ARIA REGIONE SICILIA
RIGA PER RIGA DEL COPIATO DAL PIANO VENETO E DA ALTRE 27 FONTI




CIMG8193 ASSESSORE INTERLANDI ISTITUISCE COMMISSIONE ISPETTIVA
NOTA 5672 22 11 07



CIMG8200 SALVATORE ANZA' CONDANNATO IL TRIBUNALE: “IL PIANO
ARIA E' COPIATO”




AUDIZIONE ASSESSORE LO BELLO DR CAPILLI COMM AMBIENTE SICILIA




IV COMMISSIONE AMBIENTE TERRITORIO AUDIZIONE SED 69 PIANO
ARIA COPIATO 29 settembre 2013



ASSESSORE
LO BELLO E DR CAPILLI AUDIZIONE 26 09 2013 IL PIANO ARIA SICILIA E' COPIATO




LA TRUFFA AMBIENTALE DELLA SICILIA NUOVE
SANZIONI UE ALLA REGIONE?
GIULIO AMBROSETTI 5 NOVEMBRE 2014

POLITICA La storia è quella del Piano per la tutela della qualità dell'aria e
dell'ambiente che i tecnici dell'assessorato al Territorio hanno copiato dalla
Regione Veneto.

Sulla vicenda interrogazione dell'eurodeputato grillino Ignazio Corraro alla
Commissione europea

«In Sicilia il piano ambientale è copiato da
quello della Regione Veneto ed cittadini pagheranno di tasca propria l’inadempienza
degli uffici regionali dato che l’Europa ha già avviato le procedure di
infrazione
». 
A riaccendere i
riflettori su una questione che qualche anno fa ha sollevato un vespaio di
polemiche è il capo delegazione del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo, Ignazio
Corrao. Il tema, come già accennato, è il Piano regionale di Coordinamento
per la tutela della qualità dell'aria e dell'ambiente emanato dall'assessorato
regionale al Territorio e Ambiente nel 2007. Una vicenda finita già sui tavoli dei Tribunali.  Questo
perché il Piano sembra non avere molto a che vedere con la Sicilia,
se è vero che, per l'85 per cento, è stato copiato dal Piano
della Regione Veneto e da altre fonti. 
Sulla vicenda Corrao,
europarlamentare eletto in Sicilia, ha presentato un'interrogazione alla
Commissione europea. 
«Molti Comuni - si legge
nell’interrogazione - che ricadono nei comprensori delle città siciliane
di Gela, Messina e Siracusa (Aree dichiarate ad alto rischio ambientale dal
1990) da anni sono al centro di manifestazioni di protesta di cittadini,
aziende e associazioni ambientaliste a causa dell'inquinamento ambientale. I
risultati riguardanti le Aree a rischio, la tutela della qualità dell'aria e la
salvaguardia della salute delle popolazioni si sintetizzano oggi in 2 ex
presidenti della Regione e 4 ex assessori regionali al Territorio e
Ambiente sotto processo per omessi interventi antismog e per il sistema di
controlli deficitari, nonostante l'Unione europea abbia destinato risorse
comunitarie per oltre 70 milioni di euro" (con molta probabilità, quando
Corrao parla di Messina fa riferimento alla Valle del Mela, l'area del
Messinese massacrata dall'elettrodotto di Terna). 
Corrao stigmatizza le
continue rotazioni di dirigenti e personale operate dal presidente della
Regione, Rosario Crocetta: «Rotazioni - sottolinea l'eurodeputato
grillino - che non garantiscono un adeguato livello di esperienza e
professionalità». 
Il capo delegazione del Movimento
5 Stelle chiede alla Commissione di valutare il caso alla LUCE
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 della normativa
europea. «E se
è intenzione della Commissione valutare se l'assessorato regionale al
Territorio e Ambiente è in grado di assicurare il rispetto del diritto
comunitario
». 
Dalla Commissione Europea intanto
arriva già una prima risposta. «Nel luglio 2014 - si legge nel testo - è stata inviata
al governo italiano una lettera di costituzione in mora, la quale evidenzia le
varie carenze del Piano per la qualità dell’aria adottato dalla Regione
Sicilia. In base alla risposta ricevuta dall’Italia, la Commissione deciderà
sulle eventuali ulteriori azioni da intraprendere
».

Commenti 

salvatore.anza

7 Novembre 2014

11:11:52
Gentile direttore, il vostro
articolo, nella parte in cui sostiene che una sentenza avrebbe stabilito che il
piano di qualità dell’aria della Sicilia “non risulta appropriato al territorio
in questione perché per l’85% composto da righe interamente copiate dal Piano
della Regione veneta e da altre fonti” costituisce un falso colossale, ai confini del codice penale.
Posso dirle, nella qualità di coordinatore delle attività di pianificazione, da
me iniziate nel 2007 e da me concluse nel 2010, che è vero l’esatto contrario.
Il copia-incolla è dell'europarlamentare Corrao, che ha copiato, e ripete a
pappagallo, alcune balle già censurate dalla magistratura. Poiché sono sicuro
che il suo intento è fare una corretta informazione, le chiedo di pubblicare
questo mio primo commento, e a darmi spazio analogo all’articolo che avete
pubblicato per una replica, basata su atti veri e non su fandonie inventate da
qualche stravagante buontempone. In attesa di un suo urgente riscontro le porgo
i miei più cordiali saluti. Salvatore Anzà





IN ARRIVO LA CONDANNA DELL’UE  PER LA QUALITÀ DELL’ARIA IN
SICILIA
Il Piano regionale è stato copiato in buona parte da quello
del Veneto. Indagini della magistratura e anche un rinvio a giudizio disposto
dal Gip presso il Tribunale di Palermo per tre dirigenti, uno dei quali ha
ricoperto anche la carica di assessore
di Paolo Pataria
Polemiche. Lettere di fuoco
dell’Unione europea. Un Piano della Regione siciliana copiato in buona parte dalla
Regione Veneto. Indagini della magistratura. Lo spettro di una pesante condanna
da parte di Bruxelles che lo Stato farà di certo pagare alle Regioni
inadempienti, Sicilia in testa. E adesso anche un rinvio a giudizio disposto
dal Gip presso il Tribunale di Palermo per tre dirigenti regionali, uno dei
quali ha ricoperto anche la carica di assessore regionale.
C’è di tutto e di più nella
telenovela dei controlli sulla qualità dell’aria nella nostra Isola. Verifiche
che le Pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto effettuare per tutelare la
salute di chi vive dalle nostre parti. Controlli che, invece, sono rimasti
sulla carta, alla faccia della salute pubblica. Tutto questo senza informare
minimamente gli ignari abitanti della Sicilia.
Che rischiano una
doppia fregatura. La prima l’hanno già scontata, se è vero che, in molti casi, respirano
l’aria
inquinata.
A questo si aggiungerebbe la beffa di pagare, con un
ulteriore aumento della tasse, la multa – molto probabile – dell’Unione
europea.
E dire che, nel luglio scorso, Bruxelles ha inviato una
lettera al Governo italiano
sottolineando che alcune Regioni del
nostro Paese, su questo delicato settore, sono fuori legge. E tra queste,
neanche a dirlo, c’è la Sicilia. Adesso l’avvertimento si potrebbe trasformare
in una procedura
d’infrazione
e, di conseguenza, in una condanna pecuniaria piuttosto
salata per l’Italia. Che il Governo nazionale farebbe pagare alle Regioni
inadempienti, Sicilia in testa, se è vero che la nostra regione, in materia di
controlli sulla qualità dell’aria, è messa malissimo.
E mentre infuriano le polemiche
sulla pesante contravvenzione che verrebbe e gravare sui bilanci già disastrati
della Regione siciliana, arriva anche la notizia del rinvio a giudizio formulato dal Gip del
Tribunale di Palermo, dottoressa Marina Pitruzzella, nei riguardi dei dirigenti
regionali Salvatore Anzà, Pietro Tolomeo (quest’ultimo ha ricoperto la carica
di dirigente generale all’assessorato al Territorio e Ambiente) e dell’ex
assessore regionale e dirigente generale, Gianmaria Sparma. Il reato contestato
è l’omissione di atti di ufficio in relazione, appunto, ad atti amministrativi
legati alle verifiche sulla qualità dell’aria e, quindi, alla mancata tutela
della salute pubblica.
Qui si apre, in modo molto più
ampio, il capitolo già oggetto di un processo: le inadempienze della Regione siciliana
in materia di
controlli della qualità dell’aria.
In questa storia non c’è soltanto
la copiatura di ampi stralci, da parte di qualche dirigente
dell’Amministrazione regionale, del Piano della Regione Veneto. Ci sono altre
incredibili mancanze. Si scopre che, a tutt’oggi, mancano ancora i Piani di
azione, ovvero le schede che dovrebbero contenere le indicazioni, zona per zona
della Sicilia, sugli agenti inquinanti, e sulle azioni da intraprendere per
tutelare i cittadini. In pratica, nella nostra Isola non è stato fatto nulla.
Insomma, la Regione è recidiva. E
questo potrebbe rendere ancora più pesante (soprattutto per le “casse” regionali)
la condanna di Bruxelles. Concetto, questo, che è stato espresso con chiarezza
dal parlamentare europeo siciliano, Ignazio Corrao (Movimento 5 Stelle): “In Sicilia il
piano ambientale è copiato da quello della Regione Veneto ed cittadini pagheranno
di tasca propria l’inadempienza degli uffici regionali dato che l’Europa ha già
avviato le procedure di infrazione”.
Corrao ha rilasciato questa
dichiarazione quando ha presentato, su tale vicenda, un’interrogazione alla
Commissione europea. Oggi la storia si presenta in termini più gravi. Si sa, ad
esempio, che nelle aree a rischio della Sicilia solo Milazzo ha messo a punto
qualche azione che potrebbe porre questa cittadina al di fuori della procedura
d’infrazione comunitaria. Per il resto, con riferimento a Gela, Melilli, Priolo
e Augusta sarebbe stato fatto poco o nulla.
Il problema non riguarda solo le
aree a rischio, ma un po’ tutta la Sicilia. Soprattutto per ciò che riguarda le
Pm 10, cioè la presenza, nell’aria, di polveri con diametro inferiore a 10
micron (con riferimento alle automobili diesel e agli euro 4 che presentano
problemi di particolato, cioè delle particelle di piccolissime dimensioni
sospese nell’aria). Agenti inquinanti che sono considerati tra i più pericolosi
in assoluto per la salute umana. Su questo tema non mancano gli interrogativi:
queste polveri presenti in tante città dell’Isola sono prevalentemente
terrigene (arrivano, cioè, grazie a giornate ventose) e quindi sono comunque
dannose, ma con produzione di danni limitati? Oppure nella presenza di Pm 10
c’è una notevole componente di incobusti da traffico urbano? In questo secondo
caso il problema sarebbe più grave.
Ancora: la concentrazione degli
ossidi d’azoto segue l’andamento di quella delle polveri, oppure, a causa del
vento, è bassa perché soggetta a maggiore dispersione? Da non sottovalutare,
poi, l’inquinamento che si registra nei porti della Sicilia, quando i motori
rimangono in funzione.
Insomma riguarda le aree urbane
siciliane con intenso traffico automobilistico. L’esempio di Palermo potrebbe
essere rappresentato dalla Circonvallazione, dove l’inquinamento è notevole.

Aree a rischio ambientale – Interrogazione M5S
a Bruxelles sul piano regionale siciliano

PUBBLICATO
IL 9 NOVEMBRE 2014

L’eurodeputato Ignazio Corrao: “Il copia
incolla dell’ARTA costa caro ai siciliani che pagheranno le sanzioni all’Europa


 
In
Sicilia il piano ambientale è copiato da quello della regione Veneto ed
cittadini pagheranno di tasca propria l’inadempienza degli uffici regionali
dato che l’Europa ha già avviato le procedure di infrazione
.
In questi termini il capo
delegazione del movimento 5 stelle al parlamento europeo Ignazio
Corrao
interroga l’esecutivo di Bruxelles anche sul caso siciliano del Piano
Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell’aria e
dell’ambiente emanato dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente nel
2007, piano che secondo la sentenza di condanna del Tribunale di Palermo, non risulta
appropriato al territorio in questione perché per l’85% composto da righe
interamente copiate dal Piano della Regione veneta e da altre fonti.
“Molti
comuni  – si legge nell’interrogazione – ricadenti nel comprensorio
delle città siciliane di Gela, Messina e Siracusa (Aree dichiarate ad alto
rischio ambientale dal 1990) da anni sono al centro di manifestazioni di
protesta di cittadini, aziende e associazioni ambientaliste a causa
dell’inquinamento ambientale. I risultati riguardanti le Aree a rischio, la tutela della
qualità dell’aria e la salvaguardia della salute delle popolazioni si
sintetizzano oggi in 2 ex presidenti della Regione e 4 ex assessori ARTA sotto
processo per omessi interventi antismog e per il sistema di controlli
deficitari nonostante l’Unione europea abbia destinato risorse comunitarie per
oltre 70 milioni di euro.
Lo stato di torpore dell’Assessorato
Regionale Territorio ambiente continua ancora oggi perché – continua
l’eurodeputato – è colpito duramente dalle continue rotazione di dirigenti
e personale operate dal presidente Crocetta, rotazioni che non garantiscono un
adeguato livello di esperienza e professionalità”. Il capo delegazione del
Movimento 5 Stelle chiede alla Commissione, valutazioni alla LUCE della
normativa europea e se è intenzione della Commissione valutare se l’ARTA è in grado di assicurare il
rispetto del diritto comunitario
. Dalla Commissione Europea intanto
arriva già una prima risposta. “
Nel luglio 2014 – si legge nel testo – è stata inviata
al governo italiano una lettera di costituzione in mora, la quale evidenzia le
varie carenze del piano per la qualità dell’aria adottato dalla regione
Sicilia. In base alla risposta ricevuta dall’Italia, la Commissione deciderà
sulle eventuali ulteriori azioni da intraprendere”.