Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 25 luglio 2015

Diritto alla Informazione: I paradossi siciliani: l’intercettazione ‘malandri...

I paradossi siciliani: l’intercettazione ‘malandrina’ che non c’è ha rimesso in sella Crocetta! Giulio 



Ambrosetti [25 Jul 2015 |



Crocetta, detto anche Saro da Gela, somiglia sempre più all’Enrico IV di pirandelliana memoria: ha “scrollato dalle fondamenta” quasi tutta la Sicilia, seminando macerie e disperazione. Il PD siciliano appoggia la 'lucida follia' crocettiana, temendo la punizione delle urne. Ad aiutare l’Attila siculo ci si è messa un’intercettazione che non si trova. Ma prima o poi Renzi e Faraone si ‘vendicheranno’…
Scrive Luigi Pirandello nell’Enrico IV: “Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni”. Il protagonista di questo dramma - un nobile dei primi del ‘900 - chiamato a impersonare Enrico IV, sbatte la testa cadendo da cavallo a causa di un tranello tesogli dal suo avversario in amore. E da allora, per 12 lunghi anni, crederà di essere Enrico IV. Non sappiamo cosa sia successo a Rosario Crocetta, ma anche lui ha qualcosa in comune con il protagonista del dramma di Pirandello.
Paragone fuori luogo? Non esattamente. Da due anni e otto mesi Crocetta crede di essere il padrone assoluto della Sicilia e dei siciliani. In questo ruolo sta “scrollando dalle fondamenta” tutto quanto i siciliani hanno costruito intorno a loro. Non c’è settore della vita pubblica siciliana che non sia stato toccato dall’ala gelida dei governi Crocetta, uno più dannoso dell’altro. I Comuni sono al collasso, le Province fallite, l’agricoltura allo sbando, l’industria scomparsa, il commercio langue, le esportazioni sono crollate, il Prodotto Interno Lordo (PIL) è in picchiata. La Formazione professionale, semplicemente, non c’è più, in attesa di regalare i fondi europei di questo settore ai ‘prenditori’ (pardon, agli ‘imprenditori’ amici & compari di Crocetta e del senatore Giuseppe Lumia). Le politiche attive del lavoro sono scomparse (i primi tirocini formativi dovrebbero partire in questi giorni dopo due anni e 8 mesi di vuoto). L’acqua è ancora nelle salde mani dei privati. I rifiuti giacciono nelle strade di tante città dell’Isola, mentre le discariche trionfano, inquinano l’ambiente e fanno arricchire i privati (anche loro, neanche a dirlo, amici & compari di Crocetta & Lumia). Decine di migliaia di persone, grazie ai governi Crocetta, hanno perso il lavoro. La sanità siciliana è al delirio, massacrata da tagli incredibili (soldi in parte trafugati dal governo nazionale con la connivenza del governo regionale, come vi abbiamo raccontato qui). Tutto va a rotoli, nella Sicilia dei governi Crocetta.        
Nessuno, in Sicilia, sopporta questo presidente della Regione, ad eccezione della maggioranza dei
Enrico IV
deputati del Parlamento siciliano che, per questioni di grande ‘nobiltà politica’, lo mantengono alla guida di un’Isola che affonda giorno dopo giorno. Derubata da un governo nazionale al quale Renzi e i partiti che lo sostengono, a cominciare dal PD, ‘reggono il sacco’. Lo tengono a Palazzo d’Orleans - la sede di Palermo della presidenza della Regione - non perché lo amino, ma perché se lo mandano a casa, beh, debbono andare a casa anche loro, perdendo la diaria parlamentare. Così Crocetta rimane, contro ogni logica. E, soprattutto, contro la volontà dei siciliani non lo sopportano più.
In verità, circa una settimana fa, il governatore sembrava fuori gioco. Il suo ‘siluramento’ veniva dato per certo. Poi è successo qualcosa che, paradossalmente, l’ha rilanciato. E successo che il settimanale L’Espresso ha pubblicato un’intercettazione nella quale il presidente parla con il suo medico personale, Matteo Tutino, diventato ‘casualmente’ primario di uno degli ospedali pubblici più importanti di Palermo. Nell’intercettazione Tutino dice a Crocetta che Lucia Borsellino, fino a qualche settimana fa assessore regionale alla Salute, avrebbe dovuto fare la fine del padre, cioè del giudice Paolo Borsellino. Parole incredibili, se pronunciate. Perché, fino ad oggi, l’intercettazione non si è materializzata. E, quel che è peggio, è stata smentita dai magistrati.
Crocetta, circa una settimana fa, è rimasto nella ‘graticola’ mediatica per circa 12 ore. Tutti, per mezza giornata, hanno dato per buona l’intercettazione. E tutti - compreso chi scrive - ha pensato che Crocetta sarebbe andato a casa. Poi è arrivata la smentita dei magistrati. E da allora il futuro di Crocetta è cambiato in meglio. In questa storia sembra che una ‘mano invisibile’ stia lavorando per tutelare l’attuale governatore. Prima dell’intercettazione ‘malandrina’ che non si trova (e che secondo i magistrati è una “bufala”), infatti, Crocetta e il suo governo sembravano al capolinea. Una decina di giorni prima dell’intercettazione, in un proprio ‘flusso di coscienza’ postato su facebook, Crocetta ne ha dette di tutti i colori a Davide Faraone, parlamentare nazionale del PD, sottosegretario di Stato e, soprattutto, braccio destro di Renzi in Sicilia. Un attacco pesantissimo, quello di Crocetta a Faraone. Scritto, per l’appunto, da un personaggio che, come il già citato protagonista dell’Enrico IV di Pirandello, pensa di essere non soltanto il padrone della Sicilia, ma anche l’uomo capace di mettere in riga il protagonista di “enricostaisereno”. Perché l’attacco, violentissimo, sferrato da Crocetta a Faraone è stato anche, piaccia o no, un attacco a Renzi.
Matteo Renzi

Matteo Renzi
Qui torniamo al protagonista dell’Enrico IV di pirandelliana memoria. Un personaggio che ha due volti: per dodici anni dopo la caduta da cavallo il protagonista del dramma pirandelliano crede veramente di essere Enrico IV; dopo torna ad essere normale, ma finge di essere ancora pazzo. Anche in questo caso, c’è una similitudine tra Crocetta e il protagonista del dramma di Pirandello? In altre parole: il governatore dell’Isola ha attaccato Faraone e Renzi perché pensa ancora di essere il padrone della Sicilia e dei siciliani? O l’ha fatto fingendo di essere andato di testa?
Il dato certo è che l’ha fatto. E che, a rigor di logica, per un uomo politico come Renzi che si ispira al Duca di Valentino, l’azione di Crocetta non poteva passare ‘invendicata’. Poi è arrivata l’intercettazione ‘malandrina’ che, per dodici ore, è sembrata quasi un catalizzatore della volontà renziana di mandare a casa Crocetta. Invece… Invece, ‘assolto’ da un’intercettazione che fino ad oggi, come già ricordato, non si è materializzata, Crocetta, detto anche Saro da Gela, è uscito paradossalmente rafforzato. E sostenuto dai deputati del Parlamento siciliano, felici di non dover andare a casa con due anni di anticipo. Insomma, sembrava in ‘sella senza cavallo’: e invece l’intercettazione malandrina gli ha riportato il cavallo e Saro da Gela è di nuovo in sella. Cose da pazzi (o da Enrico IV: fa lo stesso, no?).  
Crocetta, in queste ore, è tornato a spatuliare (tradotto: ad autocelebrarsi tirando fendenti a destra e a manca). Faraone, che nelle ore ‘calde’ (le dodici ore in cui l’intercettazione sembrava esserci) aveva chiesto la sua testa, ha dovuto fare macchina indietro. Idem Renzi, che non ha potuto utilizzare il suo “rosariostaisereno”. Non solo. Mentre Saro da Gela ‘spatulia’, Renzi e Faraone, con la coda in mezzo alle gambe, hanno fatto sapere alla stampa che ci sono pronti 500 milioni di euro per la Regione siciliana. Ovviamente, il Munculpop renziano fa sapere che si tratta di un regalo speciale. Evitando di dire che questi 500 milioni - che in realtà, come vedremo, sono solo 200 milioni di euro - sono appena un trentesimo dei soldi che lo stesso governo Renzi ha scippato alla Regione siciliana.
Insomma, come fu e come non fu, Renzi e Faraone - davanti a Saro da Gela che parla di congiure massoniche ai suoi danni, raccontando, perfino, che stava per togliersi la vita via internet (il melodramma ai tempi della rete…) - sono stati costretti a ‘cacciare’ 200 milioni di euro per consentire alla Regione siciliana di arrivare fino a dicembre. Questi 200 milioni - che dovrebbero diventare 300 con l’aggiunta di altri 100 milioni che sono già della Sicilia, ma che Renzi e il suo Minculpop faranno passare per ‘donazione romana’ - dovrebbero risolvere i problemi di ‘cassa’ sino a fine anno.
Sarà così? Secondo noi, no. A nostro modesto avviso, con questi 300 milioni di euro alcune categorie sociali rimarranno comunque all’asciutto. Ma se ne accorgeranno a ottobre-novembre, se andrà bene anche a dicembre. Chi è che non verrà pagato? A nostro modesto avviso non c’è la copertura finanziaria sino a fine anno per gli ex Pip di Palermo; non c’è la copertura finanziaria sino a fine anno per gli operai della Forestale (che intanto verranno fatti lavorare nel servizio antincendio con l’impegno che verranno pagati a fine autunno); e non c’è la copertura finanziaria per i 24 mila precari degli enti locali.
Saro da Gela, insomma, ‘navigherà a vista’ per altri quattro-cinque mesi. E poi? La Regione siciliana, nel prossimo Bilancio (quello del 2016), dovrà partire con un ‘buco’ di un miliardo e 800 milioni circa da coprire. A questo punto il pallino tornerà nelle mani di Renzi. Con i due possibili scenari. Il primo scenario è quello che Crocetta e il PD siciliano si augurano: il capo del governo concederà alla Sicilia ciò che ha già concesso alla Regione Piemonte: e cioè la possibilità di dilazionare la copertura del ‘buco’ di questo miliardo e 800 milioni di euro in dieci anni (alla Regione Piemonte è stata concessa la possibilità di dilazionare il proprio ‘buco’ finanziario in nove anni). In questo caso, il governo Crocetta potrà redigere il Bilancio 2016 e il Parlamento siciliano potrà approvarlo. E si andrà avanti per un altro anno e, forse, sino alla fine della legislatura, prevista nella primavera del 2017.   
default
Ma c’è un secondo scenario: il default. Ovvero niente via libera, da parte di Roma, per dilazionare la copertura del ‘buco’ da un miliardo e 800 milioni di euro in dieci anni e fallimento della Regione siciliana. In questo caso Crocetta e i deputati del Parlamento dell’Isola andranno a casa. Questo secondo scenario prevede due possibili sbocchi: nuove elezioni regionali 90 giorni dopo il fallimento della Regione o il commissariamento.
Che farà Renzi? La decisione dovrà prenderla in sede di approvazione della legge di stabilità nazionale, verosimilmente tra ottobre e dicembre. Il primo scenario - il proseguimento del governo Crocetta, magari sino alla fine della legislatura, avrebbe un costo per il governo Renzi: il mantenimento del Parlamento siciliano per un altro anno o, addirittura, per due anni. La cosa non è impossibile, anche se dobbiamo ricordare che l’Italia di Renzi - al di là della volontà, vera o presunta, del Presidente del Consiglio, di ridurre le tasse - deve effettuare, entro dicembre, una manovra da 18-20 miliardi di euro. A meno che la signora Merkel non faccia all’Italia lo ‘sconto’ di questa somma, gl’italiani dovranno essere salassati di altri 18-20 miliardi di euro. In questo scenario non sembra credibile che il governo Renzi lasci vivere un altro anno di legislatura il Parlamento siciliano.
Anche perché, ormai, in Sicilia, come si usa dire dalle nostre parti, un c’è chiù nienti na ‘a casa vacanti: che tradotto significa: Renzi non ha più cosa depredare dal Bilancio della Regione siciliana visto che, grazie al Crocetta e al PD siciliano, il capo del governo si è già preso tutto quello che si poteva prendere: 5 miliardi di euro circa di un contenzioso già vinto dalla Regione davanti la Corte Costituzionale (il ‘patto scellerato’ firmato nell’estate dello scorso anno da Crocetta), 600 milioni all’anno di ‘pizzo’ sulla sanità, trattenute IVA, trattenute IRPEF e via continuando con gli scippi.
Con molta probabilità, Renzi, tra ottobre e dicembre, potrebbe decidere di mandare a casa Crocetta e il Parlamento siciliano. Anche perché Renzi non può lasciare ‘invendicato’ l’affronto subito da Faraone, preso a pesci in faccia da Saro da Gela. L’onore di Faraone va ‘lavato’ con la testa di Crocetta. Insomma, molto difficilmente, a nostro modesto avviso, Renzi e faraone non si toglieranno il ‘testale’, come si usa dire in Sicilia quando si presenta il ‘conto’ a chi si è “allargato assai”: e Crocetta si è veramente “allargato assai”, dicendone di tutti i colori a Faraone.   
Di più: a dicembre, in Sicilia, sono previsti altri due disastri finanziari che riguardano i circa 390 Comuni dell’Isola e le nove Province. Roma ha imposto alla Sicilia l’applicazione del Decreto legislativo 118 del 2011. Semplificando, ciò significa che tutti i Comuni saranno costretti a fare chiarezza su residui passivi (somme impegnate ma non utilizzate) e residui attivi (entrate in tanti casi fittizie, ma iscritte nei bilanci dei Comuni). A questo si aggiunge il “controllo analogo” sulle società comunali: in pratica, i bilanci di tutte le società dei Comuni dovranno essere inseriti nei rispettivi bilanci comunali. Le due cose - manovra sui residui (soprattutto sui residui attivi) e “controllo analogo” determineranno l’impossibilità, per molti Comuni dell’Isola, di redigere e approvare i propri bilanci (gli amministratori dei Comuni di Palermo, Catania e Messina, con il controllo analogo, dovrebbero ballare la Samba…). A nostro modesto avviso, nulla avviene casualmente. Guarda caso, l’applicazione del Decreto 118, nel Maggio di quest’anno, con la legge di stabilità regionale, era stata rinviata al prossimo anno. Ma nel Luglio scorso il governo nazionale ha cambiato opinione. E il Parlamento siciliano ha obbedito cambiando la legge. Sempre a nostro modesto avviso, a Dicembre non escludiamo l’ecatombe in tanti Comuni siciliani…Cioè fallimenti su fallimenti per impossibilità di approvare i bilanci 2015.
Un altro paradosso riguarda le Province. Che governo Crocetta e Parlamento siciliano hanno terremotato con una legge che, forse, è ancora più demenziale di chi l’ha voluta e approvata. Il risultato è che le nove Province dell’Isola sono state commissariate in attesa del completamento di una riforma che - ammesso che venga approvata dal Parlamento siciliano - risulterà inutile. Qui arriviamo, per l’appunto, al già accennato paradosso. Il Governo Renzi, sempre a caccia di soldi per far ‘galleggiare’ l’Italia nella grande Unione Europea dell’Euro, ha stabilito che anche le Province siciliane dovranno contribuire al ‘risanamento’ dell’Italia (cioè a fare arricchire la Germania della signora Merkel a spese degl’italiani).
Il problema è che il governo Crocetta ha lasciato le nove Province regionali senza soldi. Ma il governo Renzi, che ha ridotto i trasferimenti alle Province dell’Isola, si è accorto che il contributo che chiede alle stesse Province dell’Isola commissariate è maggiore dei trasferimenti previsti per le stesse Province. Così il governo Renzi ha inventato una formula linguistico-contabile che nessuno fino ad oggi conosceva: il “contributo negativo”: siccome in alcuni casi, il contributo che le Province siciliane dovrebbero versare per il ‘risanamento’ dell’Italia è maggiore dei trasferimenti dello Stato alle stesse Province (trasferimenti, per inciso, ridotti al lumicino), ecco che il contributo dello Stato alle Province siciliane diventa ‘negativo’: sono le Province dell’Isola che debbono dare soldi allo Stato! Ma che soldi debbono dare se sono al verde e non hanno nemmeno i soldi par pagare i propri dipendenti? Per pagare il governo Renzi non è da escludere che alcune Province dell’Isola - Palermo in testa, ma non solo - debbano mettere in vendita i propri beni immobili!
Non solo. Non potendo approvare i bilanci triennali per mancanza di soldi, le nove Province siciliane vorrebbero approvare un bilancio annuale: ma questo andrebbe contro la legge. Se ciò avverrà, l’impugnativa dovrebbe essere quasi automatica. Ma dicono che l’attuale assessore alle Autonomie locali, Giovanni Pistorio, è convinto che, alla fine, la Corte Costituzionale gli darà ragione.
Tirando le somme, a dicembre si potrebbe determinare una condizione mai verificatasi nella storia dell’Autonomia siciliana: Regione in default, tanti Comuni in default e Province in default. Per questo, a nostro avviso, il commissariamento della Regione potrebbe risolvere un sacco di problemi. Commissariamento che non è impossibile. Anche perché andare al voto, per il PD e, in generale, per il centrosinistra siciliano sarebbe un mezzo suicidio: dopo tutto quello che hanno combinato Crocetta e i suoi governi, i siciliani non dovrebbero votarli con piacere… Anzi. Ma rinviare l’appuntamento con gli elettori con un commissariamento rimanderebbe solo un epilogo amaro. L’unico punto positivo è che, con il commissariamento, Renzi risparmierebbe un po’ di soldi: e siccome l’Italia è in ‘bolletta’, al di là delle favole che racconta il nostro Presidente del Consiglio, risparmiare sulla Sicilia, bloccando per un anno, o forse due anni, la democrazia, potrebbe essere una soluzione.
Certo, bloccare la democrazia in Sicilia mentre la stessa Sicilia esprime il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Piero Grasso, con la presidente della Camera, Laura Boldrini eletta nell’Isola, sarebbe paradossale: paradossale e pirandelliano come l’Enrico IV-Crocetta. Ma in un’Italia con un debito pubblico che, nonostante i grandi sacrifici imposti agl’italiani negli ultimi tre anni (Imu e tasse di tutti i tipi), aumenta al ritmo di quasi 100 miliardi di euro all’anno. Il debito pubblico italiano era pari a mille e 900 miliardi di euro con il governo Monti: oggi supera i 2 mila e 200 miliardi di euro: quasi otto volte il debito pubblico greco, con la ‘grande informazione’ italiana che, invece di contestare il calcolo truffaldino del debito pubblico e il gioco altrettanto truffaldino dello spread, continua a ripetere che “in Italia servono altri sacrifici” e che la “ripresa è iniziata”. L’Europa dell’Euro sta rovinando l’Italia, con molta probabilità per far a ‘spezzatino’ e venderla pezzo per pezzo a prezzi da liquidazione. In questo contesto iniziare da una Sicilia prima derubata e commissariata non sarebbe un finale da escludere. Anzi. 




Caso Crocetta: Libera stampa in libera antimafia





Fabio Cammalleri [25 Jul 2015 |



Nella storiaccia Crocetta-Espresso, in cui il dottor Matteo Tutino avrebbe detto al presidente della Regione Sicilia la frase terribile "Lucia Borsellino va fatta fuori, come il padre" contro l'allora assessore alla Sanità, il Potere Antimafia si è solo esibito in una prova di forza, da cui si appresta ad uscire chiù foitti ‘i prima 
Il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta
Il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta
A quanto pare a Palermo è in corso un’esercitazione. Una sorta di stress test, sulla falsariga di quello bancario. Si tratta di verificare se il Potere Antimafioso, nonostante l’apparente crisi di mezza estate, mantenga saldo il controllo del territorio oppure no. L’impressione è che dalla vicenda Crocetta-Espresso non solo non abbia ricevuto nocumento alcuno, ma semmai sia stato ulteriormente rinvigorito.
Voi pensavate che l’alternativa, germogliata senza timore dell’assurdo, fra la menzogna della Procura e quella dell’Espresso fosse tale da lasciare comunque spoglia e immiserita la dignità e l’autostima degli osservatori, dei cittadini? Trattati come bestie, a cui poter protervamente mostrare libertà democratiche e istituzioni incistate di scempiaggini sudaticce? Di semisilenzi pelosi? Di interpretazioni correttive?   
Se lo pensavate, avete sbagliato a farlo.
Si è già trovata la soluzione. Prima mossa, smorzare i toni: calma, che siamo tutti amici, in fondo. Uno pensa alle “dieci domande” di Repubblica rilanciate per mesi; ai palinsesti di Santoro&Travaglio costruiti sul buco della serratura, e all’onanismo salvifico praticato e stimolato per mesi e prime serate; agli editoriali colmi di furore civile; alle giugulari gonfie di sdegno, alle inchieste “documentatissime”, alle teleprediche concluse con sguardo punto-e-basta fisso sul puntino rosso della camera 3 (o 2 o 4 o 7, i mezzi non mancano). E invece qui è tutto un fiorire di redazionali da educandato sovietico: quello ha detto, questo ha risposto, l’uno riferisce, l’altro precisa. Virgolette e morfina. 
Seconda mossa. Poichè uno sfondo di inquietudine sembra però mostrare una qualche resistenza, si è già schierato il Jolly. Da far sembrare le convergenze parallele una banalità geometrica. L’intercettazione c’è e non c’è. C’è, perchè sarebbe stata compiuta da non meglio precisati “carabinieri”, e dunque, viva l’Espresso, che continua a tutelare le nostre libertà democratiche; ma, ad un tempo, non c’è in Procura, perchè, proprio per esser stata svolta da ignoti “carabinieri”, essa Procura ben può smentire di averla mai avuta fra i suoi atti. L’uovo di Colombo, anzi di Crocetta.
D’altra parte, è noto, l’Italia è il Paese dei ServiziSegretiDeviati (si scrive e si pronuncia tutto unito, altrimenti si perde l’effetto), e perciò cosa, meglio di un “affare palermitano che nasce a Roma”, per superare l’impasse? Quando si dice il genio. 
Lo assicura Fanpage.it, che nell’occasione assolve il ruolo del pesce pulitore: i giornalisti dell’Espresso sono stati scrupolosi e professionali, scrive: prima di pubblicare hanno sottoposto l’audio a doppia verifica, “una fonte che avrebbe confermato e riletto il testo dell’intercettazione in una conversazione con un membro della redazione. Un secondo placet arriva da altra fonte”. Una fonte, un’altra fonte. E che volete di più? E poi, proseguono questi certificatori dell’altrui scrupolo, la telefonata era “un segreto di Pulcinella”; già il quotidiano La Sicilia aveva pubblicato una “virgolettato molto simile”, in cui si alludeva ad un “far fuori politicamente” l’Assessore Lucia Borsellino; virgolettato che, si sottolinea, sostanzialmente coincide con quanto riferito da L’Espresso. Perciò, a ben vedere, intorno a Crocetta e agli oltre 11 miliardi di cui consta il bilancio annuale della sanità siciliana, non è successo niente di veramente rilevante. 
Terzo passo. Giacchè è tutto a posto, si tratta semmai di non mollare la presa. The show must go on. Non scherziamo con le cose serie. Anzi, una volta che la Procura poteva non sapere, L’Espresso ha più fonti delle Alpi e che c’è “una mano che si muove in autonomia rispetto alla Procura”, si può ricominciare chiù fuoitti ‘i prima, come si dice da quelle parti.
Così, venerdì mattina, il Fatto Quotidiano, riscuotendosi dall’inusitato torpore analitico,  commentando un disegno di Legge in corso di votazione in Commissione Giustizia, è tornato ai consueti decibel: “Manette ai giornalisti di Report. Ma anche a quelli di Piazza Pulita, Ballarò, AnnozeroLe Iene Striscia la notizia e a tutti i cronisti investigativi che per raccogliere prove per le inchieste usano telecamere o registratori nascosti. “A meno che non costituiscano prova nell’ambito di un procedimento davanti all’autorità giudiziaria”.
E uno pensa che, purtroppo, Babbo Natale è un personaggio di fantasia. Mentre il Potere Antimafia, in cui non ha parte secondaria un sempre folto stuolo di cortigiani della tastiera, e che annovera persino aspiranti e imitatori di varia specie e virtù grammaticali, è l’infame realtà appena esibitasi in una vittoriosa prova di forza: invereconda, carrierista, parassitaria.  

Lucia Borsellino assessore regionale alla Salute? Non è stata brava. Anzi 



Giulio Ambrosetti





Per sette anni Lucia Borsellino ha vissuto ai vertici della sanità siciliana. Prima accanto all’ex assessore Massimo Russo. Poi come dirigente generale. E negli ultimi due anni e 8 mesi come assessore. Vi raccontiamo con i numeri (e senza ‘intercettazioni’) un’esperienza tutt’altro che brillante. Costi della sanità cresciuti, posti letto per acuti tagliati, nomine a ruota libera, Ismett a briglia sciolta. E tanto altro ancora  
Strana terra, la Sicilia. Da giorni si parla del rapporto tra politica e sanità. Si parla di un’intercettazione malandrina, modello tergicristallo: ora c’è, ora non c’è. Si parla dell’assessore, anzi dell’ex assessore, Lucia Borsellino, oggetto - stando sempre all’intercettazione malandrina - di parole non esattamente eleganti. Si parla tanto dei protagonisti dell’intercettazione misteriosa: il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, e il primario di Chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, Matteo Tutino. Di quest’ultimo, adesso, si affronta un tema che avrebbe dovuto essere affrontato dagli uffici dell’assessorato regionale alla Salute quando Tutino è stato nominato primario: e cioè i suoi titoli che, stando a quanto si legge sui giornali di questi giorni, sarebbero carenti (ma la stessa cosa si diceva quando è stato nominato: ma allora le ‘autorità’ hanno lasciato correre, tant’è vero che Tutino è diventato primario di Chirurgia plastica dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello). Di una cosa, però, non si parla: della sanità siciliana. A questo punto ne parliamo noi. Cominciando col dire che la sanità siciliana, negli ultimi sette anni, è precipitata nel baratro. E' un delirio. E di questo delirio, come ora proveremo a raccontare, sono responsabili, in primo luogo, il presidente Crocetta, l’assessore Lucia Borsellino e i partiti che hanno appoggiato l’attuale governo regionale.   
In un Paese normale sarebbe stato, per l’appunto, normale porsi la seguente domanda: bene, visto che tutte
Lucia Borsellino
Lucia Borsellino
le polemiche ruotano attorno alla sanità, visto che ci sarebbero state “pressioni indebite”, visto che l’assessore Borsellino sarebbe stata ostacolata, vogliamo vedere come funziona questo settore? Ci riusciamo a capire chi ha nominato chi? Proviamo a capire se i cittadini siciliani sono contenti di questo servizio? Ebbene, cominciamo subito col dire che i cittadini siciliani sono stati gabbati. Perché, dal 2008 ad oggi, prima con il governo regionale di Raffaele Lombardo e poi (per la precisione, dal novembre del 2012 ai nostri giorni) con il governo di Rosario Crocetta i cittadini siciliani sono stati penalizzati e, come già accennato, presi in giro.
Il grande raggiro messo in atto contro i siciliani si chiama medicina del territorio. La presa in giro inizia nel 2006 con il governo nazionale di Romano Prodi. E diventa operativa con il governo nazionale di Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2011. E prosegue, ininterrottamente, con il governo Monti, con il governo Letta e va avanti con l’attuale governo di Matteo Renzi. In che cosa consiste questa presa in giro? Semplice: si sbaraccano interi ‘pezzi’ del servizio sanitario pubblico nel nome della già citata medicina del territorio. In cambio di un ospedale nel quale vengono, per esempio, ridotti i servizi del 30 per cento, la Regione - nel nostro caso la Sicilia - si impegna a realizzare presidi medici pubblici nel territorio.
Parliamo dei Pte (Punti territoriali di emergenza) e dei Pta (Punti territoriali di assistenza). Ebbene, tra il 2008 e il 2012 - il periodo in cui sono stati sbaraccati interi settori della sanità pubblica siciliana - di questi Pte e Pta se ne sono visti pochissimi. Tutt’oggi - e siamo nel 2015 - questi Pta e Pte non solo si contano sulla punta delle dita, ma - in termini di servizi forniti ai cittadini - lasciano molto a desiderare. E questo non per demerito dei medici o degli infermieri, ma perché i governi regionali - prima quello di Lombardo e poi quello di Crocetta - non li hanno mai dotati di personale e mezzi idonei. Di fatto, sono stati sbaraccati servizi sanitari che funzionavano per avere in cambio servizi carenti e, in alcuni casi, per non aver alcun servizio. Di fatto, un raggiro ai danni dei cittadini siciliani che pagano le tasse per avere in cambio, nella migliore delle ipotesi, servizi sempre più carenti, nella peggiore delle ipotesi, il nulla mescolato col niente. 
Attenzione: la medicina del territorio è importante. E la legge che la prevede è giusta. Perché la medicina
sanità emergenza
del territorio dovrebbe alleggerire il lavoro dell’Aziende ospedaliere, a cominciare dai Pronto soccorso. La dimostrazione del fallimento - e quindi del raggiro - della sanità del territorio è data dal caos che si registra nei Pronto soccorso siciliani: infatti, in assenza di Pta e Pte (o in presenza che Pta e Pte carenti), i cittadini continuano a recarsi nei Pronto soccorso. Che sono ogni giorno travolti dal caos. Con i cittadini-utenti che, invece di prendersela con una politica fallimentare - e con un governo regionale fallimentare - se la prendono con i medici!  
Dal 2008 al 2012 la dottoressa Lucia Borsellino è stata accanto all’ex assessore Massimo Russo. Andando ad occupare, anche, la poltrona di dirigente generale: ovvero il ruolo burocratico più importante (e più remunerativo) della pubblica amministrazione. Di fatto, gli ospedali pubblici siciliani sono stati massacrati: tagli di posti letto per acuti, tagli di interi reparti, tagli di personale medico e infermieristico. Ma in cambio - contrariamente alle promesse - non c’è stata la medicina del territorio, ma qualcosa che fino ad oggi, nella grande maggioranza dei casi, è stata una presa in giro. A conti fatti, governi nazionale e regionale - dal 2008 ad oggi - hanno ‘risparmiato’ sulla pelle dei cittadini siciliani.
Qual è il risultato di questa follia? Semplice: che oggi la medicina del territorio è, come già ricordato,
Posti letto sanità
carente, se non assente. Mentre non si sa dove ricoverare i malati acuti, perché mancano i posti-letto. Malati acuti che solo con grande difficoltà trovano posto nelle cliniche private convenzionate con la Regione. Su questa mancanza di posti letto per acuti l’assessore Lucia Borsellino ci può dire qualcosa? E’ un suo ‘successo’ o ha creato e continua a creare enormi disagi ai cittadini siciliani?
Ora, numeri alla mano, dimostriamo due cose. Primo: che dal 2008 ad oggi il costo annuale della sanità siciliana è aumentato (e di conseguenza che i governi Lombardo e Crocetta hanno fallito l’obiettivo di ridurre le spese). Secondo: dimostreremo come i siciliani vengono truffati dallo Stato in materia di spese sanitarie.
Cominciamo con il primo punto. Nel 2008 il costo della sanità, in Sicilia, era di poco inferiore a 8 miliardi di euro all’anno. Nel 2015 - e siamo ai nostri giorni - il costo supera i 9 miliardi di euro all’anno. Come si può desumere dai dati ufficiali, i governi di centrosinistra di Lombardo e Crocetta, lungi dal migliorare i conti della sanità siciliana, li hanno peggiorati.
Non solo. La quota di compartecipazione della Regione alle spese della sanità siciliana sfiora oggi il 50 per cento. In pratica, su oltre 9 miliardi di euro, la Regione paga poco più di 4,5 miliardi di euro all’anno, lo Stato poco meno di 2,5 miliardi di euro all’anno, mentre il resto arriva dall’Irap, l’imposta a carico delle imprese. Questi dati sono paradossali, se si pensa che una Regione ricca come la Lombardia paga una quota di compartecipazione alle spese sanitarie che si ferma al 46 per cento circa. In pratica, secondo lo Stato, la Sicilia sarebbe una Regione più ricca della Lombardia, tant’è vero che una quota importante della spesa sanitaria viene pagata dalle imprese dell’Isola! Gli imprenditori siciliani - in termini di Irap - vengono considerati più ricchi di quelli lombardi!
Ma c’è anche un raggiro nel raggiro. Fino al 2006 la quota di compartecipazione della Regione siciliana
Renzi e Crocetta
Matteo Renzi e Rosario Crocetta
alle spese sanitarie era del 42 per cento circa. Nel 2006 il governo Prodi, bontà sua, decide che la quota di compartecipazione della Regione siciliana alla spesa sanitaria debba passare, in tre anni, dal 42 per cento circa a quasi il 50 per cento. In pratica, dal 2009 in poi, la Regione siciliana paga 600 milioni di euro all’anno in più. Soldi che, fino al 2006, erano carico dello Stato.   
La questione non viene presentata come una penalizzazione, ma come una sostituzione. Perché la Regione siciliana avrebbe recuperato questi fondi incassando una quota delle accise sui carburanti consumati in Sicilia. Il passaggio viene specificato nella Finanziaria nazionale del 2007. Poi, però, succede qualcosa. Della quale è responsabile il PD (come vi abbiamo raccontato qui).
Sergio Tancredi
Sergio tancredi
Il risultato è che, dal 2009 ad oggi, la Regione siciliana perde, in media, 600 milioni all’anno. Della questione si è anche occupato anche il deputato del Parlamento siciliano del Movimento 5 Stelle, Sergio Tancredi. Che parla anche dell’accordo capestro con il governo nazionale di Matteo Renzi (come potete leggere qui). Un accordo in base al quale, dal 2014 al 2017, la Sicilia perderà circa 2 miliardi di euro. Giusto chiedere il perché di questo accordo al presidente Crocetta. Ma giusto anche chiedere il perché di questo accordo anche all’assessore Lucia Borsellino. C’è stato un dissenso tra Crocetta e Lucia Borsellino su questo specifico argomento? A noi non risulta. Così come non risulta che Crocetta e Lucia Borsellino si siano attivati per sbloccare la questione legata al raggiro - ai danni di 5 milioni di siciliani - della Finanziaria nazionale 2007. Un raggiro che, dal 2007 ad oggi, è costato alla Regione siciliana circa 5 miliardi di euro. E che continuerà a costare, come già ricordato, 600 milioni di euro ogni anno.
Alla luce di questi dati di Bilancio - che in quanto numeri non possono essere smentiti - qualcuno ci può spiegare perché l’assessore Lucia Borsellino dovrebbe essere considerata brava? In che cosa sarebbe consistita la sua bravura, prima come stretta collaboratrice dell’ex assessore massimo Russo, poi come dirigente generale e, da due anni e otto mesi a questa parte, in qualità di assessore regionale alla Salute? A noi non sembra che l’assessore Lucia Borsellino - al pari del presidente Crocetta - abbia difeso gli interessi della Sicilia. Sarà stata brava, forse, per il governo nazionale: quel governo nazionale che continua a ‘rapinare’ alla Sicilia una barca di soldi ogni anno. Ma i siciliani, con la sua gestione della sanità, hanno perso un sacco di soldi. Ciò significa servizi sempre più carenti. 
Dunque, tagli disposti dai governi regionali Lombardo e Crocetta a carico del servizio sanitario siciliano. E soldi dei siciliani finiti nella ‘casse’ romane con la compiacenza degli stessi governi siciliani. Il tutto per ‘risparmiare’ sulla pelle di 5 milioni di siciliani. Creando un sacco di problemi ai medici e agli infermieri che lavorano negli ospedali pubblici dell’Isola costretti a operare in condizioni sempre più precarie. E, nel caso dei medici pubblici, con le retribuzioni bloccate dal 2010 (il grande governo Berlusconi...).
Ebbene: e se ora vi dicessimo che una parte dei soldi ‘risparmiati’ sulla pelle dei siciliani - o grazie al blocco delle retribuzioni a carico dei medici che operano nelle strutture sanitarie pubbliche dell’Isola - sono stati utilizzati per progetti che a noi non convicono affatto che, anzi, ci sembrano esempi di clientelismo inveterato?    
Non ci convince il progetto per la rete reumatologica: ha prodotto effetti positivi? E per chi? Idem per il progetto relativo al diabete mellito. E che dire delle Odontoambulanze di Trapani, Marsala e Mazara del Vallo? Mezzo milione di euro quando il costo non superava i 200 mila euro! Vogliamo parlare delle “Cure domiciliari” elettorali? Sono 10 milioni di euro che, se non ricordiamo male, sono state sbandierate, guarda caso, durante le campagne elettorali del 2012. Alla fine le “Cure domiciliari” funzionano? A noi risulta di no.
Parliamo delle terapie del dolore di Villa Sofia - siamo a Palermo - care, a quanto si racconta, al senatore del Nuovo centrodestra, Renato Schifani? Qualcuno, in assessorato regionale alla Salute, ci dirà qualcosa del progetto 4.2 relativo alla leucemia  mieloide, in ‘bilico’ tra Palermo e Catania?  Ci sono notizie sui 2 milioni di euro del progetto per la rete materno infantile? ‘Sta nuova rete c’è o e un ‘gol’ subito dai siciliani?  
Insomma, c'erano tutti questi 'bei' progetti e, in questi ultimi due anni il governo regionale ha chiuso i Punti nascita per 'risparmiare'? E non si poteva 'risparmiare' dando qualche incarico in meno e assicurando qualche servizio in più? Soprattutto nelle aree disagiate della Sicilia che, senza Punti nascita, diventano ancora più disagiate? 
Quasi quasi ci dimenticavamo del volontariato: l’assessore Lucia Borsellino ce ne può parlare? Lo stesso assessore sa qualcosa dei 5 milioni di euro impegnati per la riabilitazione? Dove sono finiti questi soldi?  E della prevenzione cardiovascolare si sa più nulla? E che dire dei progetti per la prevenzione in ambiente di lavoro, 4 milioni tondi tondi di euro? Ancora: che fine hanno fatto i 650 mila euro per i progetti legati all’asbestosi? Ci fermiamo qui, per carità di patria. C’è stata ‘trasparenza’ amministrativa nella spesa di tutti questi soldi? A noi risulta di no.
Ismett
Apriamo il capitolo dell’Ismett di Palermo? E’ la piattaforma trapiantologica arrivata nella seconda metà degli anni ’90 del secolo passato da Pittsburg. Si dovrebbe trattare di un centro trapianti. Ma a quanto pare, oltre ai trapianti di organi, l’Ismett è diventato l’ospedale dei politici, degli alti burocrati e della gente importante di Palermo e della Sicilia. Ed è anche logico: avendo ‘terremotato’ - come già accennato - tutti gli ospedali pubblici dell’Isola, riducendo i posti letto per acuti, beh, bisognava trovare una soluzione per le persone ‘importanti’: politici & familiari, burocrati & familiari e, in generale, gente che conta.
Insomma, fino a quando un comune mortale finisce in un ospedale e non si trova un posto letto dove ricoverarlo e curarlo, beh, di questo non gliene frega niente a nessuno. E questa è la sorte che, dal 2010, tocca a tutti i siciliani normali. Ma se un politico, o un alto burocrate o una persona comunque ‘importante’ si sente male, via, non è che si può pretendere che venga trattata come i normali cittadini? Per questa categoria di ‘eletti’ serve qualcosa di speciale: da qui la trasformazione dell’Ismett da centro trapianti in ospedale tutto-fare per gente importante.
Sapete qual è il risultato? Che l’Ismett, ogni anno, costa di più dell’Azienda ospedaliera Ospedale Civico di Palermo. In pratica, l’Ismett costa di più della più grande Azienda ospedaliera della Sicilia! E’ una follia, ma è così. Ogni anno l’Ismett costa ai siciliani 94 milioni di euro. Una somma enorme. Di questi, poco più di 40 milioni di euro vanno per i trapianti. Il resto dei soldi dove finisce lo sa solo Iddio!
C’è stato, in verità, un tentativo, da parte del presidente Crocetta di ridurre il costo dell’Ismett. E ci ha provato anche il PD con il presidente della Commissione Sanità del Parlamento siciliano, Pippo Di Giacomo. Ma poi è piombato in Sicilia il braccio destra di Renzi, il ministro Graziano Delrio, che ha ordinato al PD di erogare all’Ismett i circa 94 milioni di euro. Come se i soldi per pagare questo costoso ‘giocattolo’ li tirasse fuori Roma e non gl’ignari siciliani!
Com’è finita con l’Ismett? Crocetta e Pippo Di Giacomo sono stati messi a tacere. L’assessore Lucia Borsellino non ha mai parlato. La convenzione per il 2015 non è stata ancora firmata. Ma, a quanto sembra, per l’Ismett, anche per quest’anno, sarebbero pronti da 90 a 100 milioni di euro. Anche su questo, una domanda per l’assessore Lucia Borsellino: cosa pensa di questa scandalosa cifra che ogni anno la Regione siciliana paga all’Ismett? E’ corretto che un centro trapiantologico sia stato trasformato in un ospedale tutto-fare per politici, alti burocrati e raccomandati vari? (se volete sapere qualcosa in più dell'Ismett leggete qui
Vogliamo parlare delle nomine nelle Aziende sanitarie provinciali (Asp) e nelle Aziende ospedaliere della Sicilia? Nelle intercettazioni che riguardano il dottore Tutino e il dottore Giacomo Sampieri, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia- Cervello, sembra che i due erano i grandi ‘decisori’. A noi la cosa non risulta proprio. Risulta, invece, che Tutino e Sampieri erano solo due chiacchieroni: due dilettanti allo sbaraglio non a caso nominati da Crocetta. Perché due 'politici' che parlano al telefono di nomine nella sanità, loro sì, andrebbero ricoverati...
Le nomine nella sanità, in Sicilia - ci dispiace per Tutino e Samperi e per quelli che gli vanno dietro - non dipendono da due medici scelti dal presidente della Regione di turno, ma da giochi molto più grandi che hanno molto a che vedere con la Massoneria. Tant’è vero che tre di loro, tutt’ora in carica, non avevano raggiunto il punteggio fissato da una speciale commissione nominata proprio dall’assessore Lucia Borsellino! Come siano potuti diventare direttori generali noi non l’abbiamo capito: ma dubitiamo molto che c’entrino Tutino e Sampieri!
Leggiamo - ma l’avevamo letto anche qualche anno fa - che la nomina a primario del dottore Tutino sarebbe illegittima. E ci chiediamo e chiediamo: come hanno fatto gli uffici dell’assessorato regionale alla Salute a non accorgersene? Dobbiamo pensare che non hanno controllato le ‘carte’?
Noi, di cose strane, ne abbiamo vista tante. Anche incarichi importanti affidati a Tutino dall’assessore Borsellino. Poi la storia è quella che è: ma noi parliamo con i numeri e con le ‘carte’. E appunto perché parliamo con i numeri e le 'carte' riteniamo che l’esperienza di Lucia Borsellino all’assessorato regionale alla Salute non sia stata esaltante. Anzi. Alla fine, è stata l’assessore del peggiore governo della storia dell’Autonomia siciliana: il governo Crocetta. Dentro questo governo ha condiviso tante cose, che noi abbiamo provato per sommi capi a raccontare. Fatti politici e amministrativi che hanno penalizzato la Sicilia. Da dimenticare è il governo Crocetta. Ma da dimenticare sono anche l’assessore Lucia Borsellino e i partiti che hanno sostenuto questa disastrosa esperienza politica e amministrativa.     

PALERMO - LA CORTE DI APPELLO DELLA CORTE DEI CONTI ASSOLVE RAFFAELE LOMBARDO E CONDANNA PATRIZIA MONTEROSSO E TUTTI GLI ALTRI, EX ASSESSORI E FUNZIONARI DELLA FORMAZIONE.

Patrizia Monterosso




Si conclude con un maxirisarcimento a favore dello Stato l´appello presso la Corte dei Conti dei politici e dei funzionari dell´assessorato regionale alla Formazione, già condannati in primo grado. La vittima più importante è senz´altro Patrizia Monterosso, prima dirigente dell´assessorato reginale alla Pubblica Istruzione, poi direttore generale della Formazione Professionale e attualmente segretario generale della Regione Sicilia, la carica burocratica più alta a livello regionale.


Patrizia Monterosso, donna di classe e dagli indubbi meriti gestionali, è stata ininterrottamente in auge presso la Regione Sicilia dai tempi di Fabio Granata, allora assessore alla Pubblica Istruzione: sono cambiati gli assessori regionali, sono cambiati i presidenti della Regione e la dott/ssa Monterosso è rimasta sempre al suo posto, ricoprendo cariche sempre più prestigiose fino a diventare con Crocetta segretario generale della Regione.




La Monterosso è stata condannata, con sentenza definitiva ( l´appello presso la Corte dei Conti in Sicilia è definitivo ), a risarcire un milione e quasi trecentomila euro: l´accusa è quella di avere autorizzato ulteriori spese agli enti di formazione oltre la cifra ufficialmente assegnata.


Con Patrizia Monterosso sono stati condannati gli ex assessori regionali alla Formazione Carmelo Incardona ( 790.000 euro )vittoriese, il messinese Santi Formica ( 390.000 euro ), l´agrigentino Luigi Gentile ( 378.000 euro ), nonché i funzionari regionali Maria Carmela Di Bartolo ( 474.000 euro ) e Nino Emanuele ( 365.000 euro ). Completamente assolto è stato l´ex presidente della Regione Raffaele Lombardo.

http://www.ecodegliblei.it/PALERMO-LA-CORTE-DI-APPELLO-DELLA-CORTE-DEI-CONTI-ASSOLVE-RAFFAELE-LOMBARDO-E-CONDANNA-PATRIZIA.htm  








Rosario, Lucia, Matteo, Villa Sofia e… la Rizzoli di Bagheria 



Giulio Ambrosetti [20 Jul 2015 |





Crocetta dice di essere un combattente e non si vuole dimettere. Ma il governo nazionale lo vuole silurare. In attesa di nuovi sviluppi noi abbiamo cercato di ricostruire, per sommi capi, l’aria che si respira, soprattutto nella rete. E abbiamo scoperto una storia sulla Rizzoli di Bagheria che, se vera, è incredibile…
Conclusa la commemorazione del giudice Paolo Borsellino, per la politica siciliana si apre una settimana di fuoco. I temi sono tanti e, in qualche caso, per l’appunto, scottanti. ‘Scotta’, e su questo non ci dovrebbero essere dubbi, la poltrona di presidente della Regione di Rosario Crocetta. A ‘riscaldarla’ non sono, però, i temi politici economici e sociali - che pure dopo due anni e otto mesi di governo sono ‘scottanti’ anch’essi, se è vero che la Regione siciliana e centinaia di Comuni dell’Isola sono sull’orlo del default - ma un fatto mediatico e indagini giudiziarie che, però, non sono ancora culminate in richieste di rinvio a giudizio. In Sicilia, insomma, un’intercettazione - che non si trova - vale molto di più della realtà…
Nell’occhio del ciclone c’è il presidente Crocetta. Nei giorni scorsi, com’è noto, il settimanale L’Espresso ha pubblicato un’intercettazione nella quale il medico Matteo Tutino, primario di Chirurgia plastica presso l’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, avrebbe detto a Crocetta (del quale è medico personale) che Lucia Borsellino, fino a poco tempo fa assessore regionale alla Salute, avrebbe dovuto fare la fine del padre. Frase gravissima, ammesso che Tutino l’abbia pronunciata. Eh già, perché ancora questa intercettazione non si è materializzata.
Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, Francesco Lo Voi, l’ha smentita per ben due
Francesco Lo Voi

Francesco Lo Voi
volte. Mentre il procuratore aggiunto,Leonardo Agueci,  sempre presso la Procura del capoluogo siciliano, qualche giorno fa, è stato categorico: “Quell’intercettazione non esiste. È una bufala. Lo ripetiamo da due giorni. Cosa dobbiamo fare di più? Dirlo in versi?”.
Il settimanale L’Espresso, da parte sua, dice che l’intercettazione c’è. E insiste. In difesa del settimanale è sceso in campo anche il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino. Forse l’intercettazione è custodita negli uffici di un’altra Procura della Repubblica? Caltanissetta? Catania? Messina? Vattelappesca.
Detto questo, come già ricordato, finora l’intercettazione non si è materializzata. Se c’è dovrà per forza di cose materializzarsi, perché i legali del presidente Crocetta e del dottore Tutino - forti del pronunciamento della Procura di Palermo - hanno annunciato querela nei confronti del settimanale L’Espresso. A questo punto dalle parole si dovrà passare ai fatti. Chi tra i protagonisti di questa vicenda, insomma, gioca a carte coperte sarà costretto a scoprirle.
Sono in tanti a chiedere le dimissioni del presidente Crocetta. Richiesta che, sul piano logico prima che politico, fa un po’ a pugni con la posizione assunta dallo stesso governatore. Il quale dice che l’intercettazione che dovrebbe inchiodarlo non lo inchioda perché non c’è. E lui - che si definisce “un combattente” - non ha alcuna intenzione di dimettersi. Anche perché, fa notare lo stesso Crocetta, le sue dimissioni si configurerebbero come un’oggettiva ammissione di responsabilità.
Sui giornali si parla di “pressing” del PD su Crocetta affinché rassegni le dimissioni. E non si capisce se il ‘pressing’ venga esercitato sul presidente della Regione o sullo stesso Partito Democratico siciliano. Eh già, perché fino a qualche giorno fa il segretario regionale del PD, Fausto Raciti, ha detto che non c’è alcun motivo per chiedere le dimissioni di Crocetta. E che il governo deve andare avanti. Posizione opposta rispetto a quella espressa dai renziani, che per bocca del sottosegretario, Davide Faraone, hanno chiesto la testa di Crocetta. Insomma, così si dice, Renzi avrebbe chiesto la testa di Crocetta. Ma quest’ultimo, almeno fino a questo momento, si rifiuta di dimettersi. “ Mi vogliono mandare a casa? Votino la sfiducia”.  
Ignazio Cutrò

Ignazio Cutrò
In attesa di nuovi sviluppi, noi abbiamo fatto  un ‘giro’ tra i giornali e la rete, per provare a capire che aria tira. L'Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, unitamente al suo Presidente, Ignazio Cutrò, ed a tutto il direttivo, chiede al Presidente Rosario Crocetta “di continuare la sua opera di rinnovamento della Sicilia. Non è accettabile che in una democrazia la lotta politica utilizzi mezzi tanto falsi quanto ignobili per ledere la dignità di un uomo la cui onestà intellettuale e politica non è mai venuta meno e certamente non può essere messa in dubbio semplicemente a seguito di un articolo di stampa; articolo poi seccamente smentito nella sua interezza dalla Procura della Repubblica di Palermo. Al Presidente Crocetta, all'uomo Saro chiediamo di proseguire l'esperienza di governo in nome e per conto dei siciliani onesti”.
Con tutto il rispetto per i testimoni di giustizia, va detto che Crocetta, in occasione del dibattito sulla legge di stabilità regionale, si è battuto come un leone per fare assumere i testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione. E, almeno in parte, sembra che ci sia riuscito.
Il parlamentare nazionale di Sel, Claudio Fava, che è anche giornalista, parte da una dichiarazione di Crocetta alle agenzia di stampa: “Non mi dimetto - ha detto il presidente della Regione -. Se lo facessi la darei vinta ai poteri forti”. Commenta Fava: “Quali sono questi ‘poteri forti’, di grazia: la famiglia Borsellino? Il presidente Mattarella? O i siciliani tutti? Tra i quali m’includo io stesso, che poteri non ho: né forti né deboli. Eppure credo anch’io che Crocetta debba andarsene. Subito. Per tutelare ciò che resta della dignità di un popolo costretto da tre anni a rappresentare se stesso con i toni sguaiati di un presidente giullare. Il quale, resti agli atti, con la lotta alle mafie non c’entra nulla”.
Anche Fava ha qualche legame con Crocetta. Il giornalista, nell’estate del 2012, era candidato alla presidenza della Regione per la sinistra alternativa al PD. In pratica, contro Crocetta. La sua candidatura stava prendendo piede. Poi, però, è sfumata per una strana questione burocratica. Che, alla fine, ha favorito Crocetta.
Chi utilizza l’ironia, con un post su facebook, è l’assessore del Comune di Palermo, Giusto Catania, che
Giusto Catania

Giusto Catania
prova a descrivere quello che è successo negli ultimi giorni: “Vediamo se ho capito - scrive Catania -. L'Espresso racconta l'intercettazione, la Procura dice che l'intercettazione non è agli atti, L'Espresso dice che esiste e che è in altri atti secretati, la Procura dice non c'è niente, L'Espresso dice di controllare bene anche altri fascicoli. Matteo (Tutino ndr) dal carcere denuncia L'Espresso, L'Espresso si fa una risata, Rosario Crocetta ndr) dice che lo vogliono ammazzare e denuncia un golpe, cinque milioni di siciliani si fanno una risata”.
“Lucia (Borsellino ndr) dice che è stata lasciata sola, Matteo dice di essere stato lasciato solo, Rosario dice di essere stato sempre vicino a Lucia, tutti dicono che Rosario non ha mai lasciato solo Matteo, le intercettazioni dicono che Matteo parlava male di Lucia con Rosario, Rosario dice che non avrebbe mai potuto parlare male di Lucia, tutti parlano male di Rosario”.
“Rosario dice che se glielo chiede il partito si dimette, il Partito dice che bisogna staccare la spina, Rosario si autosospende, il Partito dice che bisogna andare avanti con la legislatura, Rosario dice di essere turbato e ci vuole pensare, il Partito dice che bisogna andare a votare, Rosario dice che vuole rimanere e combattere, il Partito si riunisce, Rosario si isola, il Partito rimane, Rosario è partito. Ho l'impressione di aver capito bene”.
Francesco Menallo

Francesco Menallo
Sempre su facebook un post interessante è quello dell’avvocato Francesco Menallo. Si tratta di uno dei fondatori del Movimento 5 Stelle in Sicilia. Da oltre trent’anni impegnato nelle battaglie civili in difesa dell’ambiente, l’avvocato Menallo, nei mesi scorsi ha lasciato i Movimento 5 Stelle. Oggi fa parte dell’Altra Europa con i senatori eletti in Sicilia Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, anche loro andati via dal pianeta grillino.  
Menallo parla di Lucia Borsellino nel passato governo regionale di Raffaele Lombardo, quando il ruolo di assessore regionale alla Salute era ricoperto da Massimo Russo: “Io - scrive Menallo - avrei qualcosa da dire anche sul sostegno al governo Lombardo post ribaltone, con Russo assessore alla Salute e lei (cioè Lucia Borsellino ndr) dirigente generale. Diciamo che il finale odierno, essendo tutta la famiglia Borsellino composta da persone per bene, è ampiamente prevedibile. Comunque, i grandi uomini (e donne...) non sono quelli che non commettono errori, ma quelli che, una volta commesso l'errore, sanno riconoscerlo e si sforzano di alleviarne le conseguenze negative. Adesso Lucia Borsellino, superato il ‘colpo’, faccia mente locale sui suoi anni all'assessorato alla Salute, sia da dirigente generale che da assessore. Aiuti la /le Procure sulle vicende degli accreditamenti... Insomma, dia un senso positivo ad un momento particolarmente triste, per lei, per la sua famiglia, per i siciliani tutti”.
Avendo letto questo post, abbiamo invitato l’avvocato Menallo a circostanziare meglio la sua affermazione. Questa la sua risposta:  
“Allora. Massimo Russo e Lucia Borsellino, assieme a Caterina Chinnici (figlia del giudice Rocco Chinnici, ex assessore regionale ndr) sono state le foglie di fico sulle vergogne del governo Lombardo (il riferimento è al precedente governo regionale di Raffaele Lombardo ndr). Qualcuno ricorda che Lombardo è stato un anno senza dare le deleghe degli assessori? Stava fiutando l'aria per ottenere di evitare la galera. Il suo governo col PD è figlio del ricatto. E Lucia Borsellino è stata utilizzata, anche in quel frangente, grazie alla credibilità goduta da un assessore magistrato. Qualcuno ricorda il caso Cirignotta, ex magistrato, manager (Salvatore Cirignotta, ex direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Palarmo ndr) arrestato per un appalto di pannoloni... sporchi? Ed il caso Vitrano, che certamente non si era preso da solo la stanza all'Asl (credo che non fosse angora Asp) dove riceveva le persone che doveva concutere... Non sento più parlare di questa vicenda. Che fossero in tanti, come d'uso tra... gentiluomini, ad essere interessati alla vicenda ? Lima (Salvo Lima, europarlamentare della Dc, leader degli andreottiani siciliani, assassinato nel marzo del 1992 ndr) era solito dire che "la pasta si cala quando tutti sono seduti a tavola"... che grande interprete del genio mafioso ed antimafioso (che abbiamo capito essere solo una variazione sul tema)!”.
A questo punto l’avvocato Menallo assesta due fendenti: il primo riguarda l’ex assessore Massimo Russo e chi, alla fine del 2012, ha preso il suo posto: e cioè la già citata Lucia Borsellino; il secondo Berlusconi e Gianfranco Miccichè: “Accreditamenti - scrive l’avvocato Menallo: se sono chiusi dal 2007 (governo Prodi, ministro alla Salute Rosy Bindi) come può una nota struttura sanitaria essere accreditata a Bagheria e subito convenzionata con la Regione nel 2010? Questo vorremmo sapere, come vorremmo sapere cosa ha spinto un fedelissimo di Berlusconi a candidarsi a Presidente della Regione senza alcuna possibilità di vittoria, ma togliendo voti all'unico candidato che, ancorché fascista, umanamente era l'unico apprezzabile. Forse qualche salvacondotto temporale per il suo capo? I conti, alla fine, devono tornare”.
A Bagheria ci dovrebbero essere due note strutture sanitarie: il Santa Teresa che fu di Michele Aiello, l’ingegnere condannato per mafia; e l'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna che ha aperto una sede a Bagheria. La prima è gestita da amministratori giudiziari. Sulla seconda restiamo increduli: possibile che operi con fondi regionali senza l’accreditamento? 
Il secondo passaggio riguarda la candidatura di Gianfranco Miccichè alla presidenza della Regione nel 2012. Candidatura che ha rotto il fronte del centrodestra. Facendo perdere, per l’appunto, il candidato di centrodestra, Nello Musumeci. E facendo vincere Crocetta. Secondo l’avvocato Menallo, una mossa, anzi un favore fatto da Berlusconi al centrosinistra in cambio di un “salvacondotto temporale”.    
“Chiediamo alla famiglia Borsellino - conclude l’avvocato Menallo - di aiutarci, ancora una volta, stavolta non col sangue del più illustre dei suoi membri, a capire. Sarà meritorio anche questo”.
Il nuovo assessore regionale alla Salute, Baldo Gucciardi, ha annunciato controlli e verifiche in tutte le strutture sanitarie siciliane. Controllerà anche quello che succede al Rizzoli di Bagheria?
Angelo Collodoro, medico esponente del Cimo, un sindacato dei medici. Collodoro si sofferma sulla
Angelo Collodoro

Angelo Collodoro
nomina a primario di Matteo Tutino. Chiamando in causa la dottoressa Rosalia Murè (dirigente dell’assessorato regionale alla Salute), il dottore Salvatore Sammartano, già dirigente generale presso l’assessorato alla Salute, oggi Ragioniere generale della Regione, e la stessa Lucia Borsellino.
“Ma la nomina di Tutino a primario - chiede e si chiede Collodoro - non avviene grazie ad una deroga al blocco delle assunzioni firmata in assessorato Sanità (detto anche assessorato regionale alla Salute ndr) nelle persone della Dott.ssa Murè, Dott.Sammartano e assessore Borsellino? A loro avviso la Chirurgia Plastica era equiparabile all'Area di Emergenza e questa interpretazione permise di superare il blocco delle assunzioni vigente. E la Banca dei Tessuti e del Seme non fu autorizzata con un decreto dell'assessorato alla Sanità? Salvo poi revocarlo a seguito di una relazione inviata in assessorato dai nuovi commissari subentrati temporaneamente a Sampieri (Giacomo Sampieri, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, coinvolto anche lui nelle intercettazioni ndr) che si era ‘autorimosso’ a seguito dell'inchiesta, e dopo un articolo dell'Espresso che, già allora, si interessava all'affaire Tutino e Villa Sofia. Insomma molte, molte contraddizioni in assessorato Sanità”.
Anche se con qualche anno di ritardo, il gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle al Parlamento siciliano chiede che vengano passate a “setaccio tutte le nomine dei vertici della sanità siciliana”. A quanto capiamo, per arrivare a questa conclusione i deputati grillini hanno avuto bisogno della “pubblicazione delle intercettazioni che gettano ulteriori ed inquietanti ombre sul mondo che ruota attorno ai camici bianchi”. Il gruppo parlamentare del M5S all’Assemblea regionale siciliana “chiede che si rimetta subito mano alle nomine dei posti di comando della sanità isolana, per azzerare subito quelle eventualmente illegittime. Certi meccanismi - - dicono i deputati - non ci meravigliano più di tanto. Vederli concretizzare però sulle pagine dei giornali ha sempre l'effetto di un pugno nello stomaco. E' inaccettabile leggere di liste di fedelissimi e uomini da piazzare. I siciliani, che già scontano una sanità inefficiente ed insufficiente, hanno quantomeno il diritto a dirigenze trasparenti che operino in direzione del bene comune e non in quello della cura di insopportabili e vergognosi interessi privati”.




Dal M5S arriva pure un appello alla Borsellino e un messaggio a Crocetta. “Dall'ex assessore - dicono i parlamentari grillini - ci aspettiamo un contributo al disvelamento di alcuni degli episodi negativi che hanno costellato la sua 'via crucis' e che l'hanno portata alla fine a gettare la spugna. A Crocetta diciamo che ha fatto passare un altro giorno senza mettere a segno il primo atto serio del suo mandato: l'annuncio delle sue dimissioni. Noi e la stragrande maggioranza dei siciliani aspettiamo”.
Giuseppe Lauricella

Giuseppe Lauricella
Sulla vicenda interviene anche il parlamentare nazionale del PD eletto in Sicilia, Giuseppe Lauricella. "La condizione del governo siciliano e della politica siciliana - dice Lauricella - rivela l’irresponsabilità di chi si ostina a mantenere in vita un'amministrazione regionale incapace di prendere atto del fallimento e trarne le dovute conseguenze". "Imbarazza - aggiunge il parlamentare - la 'presa d'atto' anche del PD regionale che, non riuscendo a proporre una chiusura con un'esperienza improduttiva, continua a giudicare possibile un ulteriore tentativo. Ma fino a quando non si avrà la forza ed il coraggio di cambiare tutto con una nuova e seria proposta per i siciliani e con una classe politica nuova e libera dalle cancrene politiche, saremo destinati al baratro”.
A questo punto Lauricella si sofferma sulle risorse finanziarie che lo Stato, negli ultimi anni, ha scippato alla Regione siciliana: “La Sicilia - sottolinea il deputato nazionale - ha bisogno di un governo che sfrutti le sue risorse naturali e culturali, ridando vigore e effettività ad uno Statuto concepito per un autogoverno della Regione, anche attraverso la riappropriazione delle sue risorse finanziarie. La dignità della politica e dei siciliani si afferma sganciandosi dalle vecchie logiche e dalla ordinaria e deleteria amministrazione".
Interessante anche il post di Alessandra Notarbartolo: “Come finì con Crocetta? Tutti buoni, tutti zitti? Tutti a credere al comBlotto? Tutti ad aspettare? Siamo strani, noi ‘di sinistra’. Ci facciamo zittire dai ricatti emotivi, dalla paura di essere catalogati come picconatori. Se Crocetta fosse stato di Forza Italia o dell'uddicì saremmo stati tutti in piazza. Come per altri esempi (e sto zitta perché già sono schedata come nemica della cuntintizza). E saremmo stati in piazza pure per chiedere perché Lucia Borsellino ha portato per tutti questi anni la croce, senza denunciare, senza ribellarsi. Ah, ma questo proprio oggi non si può dire. Vabbé, brucerò tra le fiamme dell'inferno”.
Lucia Borsellino? Non ha mai mosso un dito per difendere la sanità siciliana! 

Massimo Costa 20 Jul 2015




I dubbi sull’operazione e tenaglia contro Crocetta. Attaccato dal Gruppo L’Espresso-La Repubblica “che scaricò Lombardo dopo la nota vicenda dei termovalorizzatori”. E l’affondo sull’ex assessore Lucia Borsellino che non ha fatto nulla per interrompere lo scippo dei fondi che lo Stato, dal 2009, toglie alla Sicilia
Ho sempre parlato della Sicilia, ma in queste settimane, tutto sommato, ho preferito tacere. Negli anni ho imparato a fiutare i depistaggi, le campagne di linciaggio a mezzo stampa, le armi di distrazioni di massa. L’uomo della strada ha il diritto di abboccare come il pesciolino all’amo; chi fa commenti politici no, non glielo perdono, deve avere intelligenza politica nel “capire” quello che sta realmente succedendo. E soprattutto deve avere coraggio; coraggio di dire quello che ha capito anche se è impopolare. Se non lo dice è complice. Se lo dice magari è accusato di vaneggiare, di essere complottista, proprio da coloro che la denuncia colpisce. È un rischio che va comunque corso. Il silenzio, in questo caso, equivale all’omertà, e io non posso permettermelo.
Non ho scritto un rigo sul vero o presunto “sbiancamento”. Non era solo pudore, forse anche. Prendetemi per persona un po’ all’antica, ma quando la dialettica politica scende a questo livello, per istinto preferisco tacere. L’argomento “obliquo” sulle vere o presunte debolezze estetico-anali lo trovo un colpo “sotto la cintura” (ora ci vuole), una mossa umanamente scorretta, quasi disumana: notizie inventate, probabilmente, da un giornalismo cialtrone, forse prezzolato. La dialettica politica stravolta dal linciaggio umano, volutamente “omofobo”. Tra parentesi, quello vero, non quello millantato dai sostenitori di una nota ideologia globalizzante che criminalizza tutti coloro che legittimamente hanno il diritto di pensarla in modo diverso.
Matteo Tutino e Rosario Crocetta

Il dottore Matteo Tutino e il presidente Rosario Crocetta
Avrei dovuto essere contento del linciaggio personale di Rosario Crocetta, senza dubbio il peggiore Presidente della Regione mai avuto dalla Sicilia. Un modo come un altro per sbarazzarsi di lui. Ma ho taciuto perché le scorrettezze non mi piacciono, neanche quando sono rivolte ad un mio nemico. Se si accettano le scorrettezze come mezzo di comunicazione politica, prima o poi colpiranno anche noi.
E poi è arrivato lo “scoop” sull’avallo alla indecente espressione mafiosa attribuita al Dottor Matteo Tutino. Ma è proprio lì che mi sono arrestato, che ho “fiutato” la distrazione di massa. Che bel colpaccio! Tutino, oggi la corruzione personificata, che augura la morte alla figlia di Borsellino, una icona sacra della Sicilia che ha lottato la mafia, e Crocetta imbarazzato che tace…
Nel merito la frase, anche il soltanto averla pensata, è semplicemente indecente. Secondo me chi l’ha pensata appartiene alla stessa genia di coloro che il Dottor Paolo Borsellino lo hanno voluto morto per davvero. Ricordo di aver letto da qualche parte di un’intercettazione di Riina che diceva, a proposito di Borsellino, “Quello non lo abbiamo ucciso noi”. Poi ricordo di una trattativa Stato-mafia (vera o presunta, deciderà la storia) e io un’idea sulla morte di questo eroe siciliano me la sono fatta, diversa dalla vulgata che ci viene approntata. Ma non entriamo nel merito di quella frase.
Andiamo oltre, per favore, studiamo gli effetti “mediatici” più probabili di questo scoop. Crocetta ora è cattivo, peccatore, colpevole di non aver difeso la figlia di quell’eroe, che adesso diventa circondata da un’aura di martirio e di santità. Il PD, specie quello nazionale, si smarca dal “suo” Presidente. Il PD regionale, invece, ha la vista più corta e ha problemi di Bostik con le poltrone di deputato. Nel polverone sembra quasi che Crocetta, perfido e cattivone, in questi anni abbia governato da solo. Che il PD non abbia fatto altro che fare opposizione. Il PD rinnovato, quello di Davide Faraone, ora può presentarsi ai Siciliani con le carte in regola, vergine, a chiedere il voto per buttare fuori i fanfaroni dell’antimafia “finta” a favore di quella “vera”. E giustizia finalmente sarà fatta.
Del resto, se non si facesse così, il malgoverno democratico della Sicilia, che dura sostanzialmente dal 2008, dall’appoggio esterno a Raffaele Lombardo, rischia di trascinare il partito nella polvere dell’irrilevanza e del discredito generale. Il 2017 arriverà, prima o poi, e sarà la fine per sempre per il PD in Sicilia. E non solo per il PD, ma lo potrebbe essere anche per quegli interessi forti, da sfruttamento selvaggio dell’Isola, che da sempre questo partito globalista ha rappresentato. Bisogna inventarsi qualcosa ora, magari rischiando un po’, per rifarsi la verginità. E quale migliore occasione che quella di nascondersi dietro ad una sacra icona?
Ecco, io vedo tutto questo, e mi sembra quasi ovvio. Lo “scoop” esce sul settimanale di De Benedetti, lo stesso imprenditore che scaricò Lombardo dopo la nota vicenda dei termovalorizzatori, lo stesso settimanale del Gruppo L’Espresso-La Repubblica che da dieci anni circa ha inaugurato la sua personalissima guerra istituzionale contro lo Statuto speciale, colpevole, per le macerie che ne restano, di non favorire un saccheggio ancora più indiscriminato della Sicilia. Fonte sospetta e tempismo sospetto: pochi giorni prima dell’anniversario della morte di Borsellino. O forse polpetta avvelenata data allo stesso settimanale da chi sapeva che non avrebbero resistito alla tentazione di pubblicarla, per le ragioni che sappiamo. Non so con esattezza, ma questo è dettaglio di cui si occuperà la Procura.
Ora, a scanso di equivoci, se Crocetta togliesse il disturbo gliene saremmo tutti grati. Ma il giorno in cui decidiamo che le legislature in Sicilia sono soggette ai voleri di un settimanale nazionale stiamo freschi. Domani diranno che al telefono Massimo Costa inneggiava ai tempi di Totò Riina, e il giorno dopo Mentana dirà a La 7 che “non c’è ragione di dubitare”. Il principio mi pare pericolosissimo. Fate un po’ voi.
E poi c’è una cosa che non va e che voglio dire apertamente facendo, al solito, l’antipatico. Da un paio di legislature a venire qui (almeno) si usano i parenti dei morti per farsi il certificato antimafia. Vi pare giusto? Nel 2006 la sinistra schierò Rita Borsellino. Nel 2008 i 5 Stelle “ante litteram” Sonia Alfano. Dopo il 2008 Lombardo si circondò di magistrati e parenti di vittime della mafia (ma a quanto pare non gli ha portato bene): la Caterina Chinnici alle autonomie, la Borsellino (Lucia, sì, questa) come dirigente generale della Sanità.
Non so se è tanto competente in materia sanitaria. Forse sì. Ma penso con disappunto all’ingiustizia che certamente sarà stata compiuta nei confronti di dirigenti, magari più oscuri per cognome, ma che forse non avrebbero servito peggio la ‘macchina’ regionale.
Lucia Borsellino nella tecnocrazia di Lombardo, ma poi soprattutto il salto di qualità con Crocetta: assessore, per diversi anni, fino alle sofferte dimissioni. Dell’antimafia Crocetta ne ha fatto una macchietta parossistica. Il fratello dell’ex assessore dice che in questi anni ha “portato la croce”. Poveretta. Chissà che fatica fare l’assessore regionale con Crocetta per tutto questo tempo. Io proporrei un indennizzo aggiuntivo per ripagarla da questa umana sofferenza. Ora, che la barca sta affondando, scende tranquilla dall’imbarcazione fra gli applausi. E diventa subito Santa Lucia.  Posso dire che non ci sto?
Dov’era, assessore, quando si siglava l’accordo truffa con lo Stato, accordo che costringe la sanità siciliana a tirare ancor di più la cinghia? Ha mai fatto qualcosa per farsi dare dallo Stato quelle accise con le quali lo Stato stesso aveva detto di finanziare il maggior accollo di spesa sanitaria dalla Regione? Lo sa che, con quelle imposte negate dallo Stato, pur essendo previste da una legge finanziaria dello stesso Stato, la Regione non avrebbe contratto altri debiti, non si sarebbe dovuto tagliare ancora su ospedali, punti nascita, etc.? Pensandoci bene si capisce perché oggi è “santa”: non ha mai mosso un dito per difendere la Sicilia e, questo, al di là dello Stretto, frutta medaglie al valore.
Crocetta vada a casa, ma per i motivi veri. Che sono soprattutto quello di aver regalato risorse e prerogative della Sicilia in cambio di niente. Crocetta ha affondato la Sicilia con la complicità di 90 persone che avrebbero potuto mandarlo a casa il primo giorno, quando era senza maggioranza. E invece sono ancora là, tutti là.
Adesso facciano una buona legge elettorale e si sciolgano immediatamente. E, per favore, chiudiamo anche la stagione delle icone antimafia. Le virtù non sono ereditarie. Mio padre è bravissimo in matematica e informatica, io le sopporto a malapena.
La Sicilia ha bisogno oggi - lo ripeto - di un Parlamento e di un Presidente indipendenti da Roma e, se sarà possibile, anche indipendentisti. Il resto sono chiacchiere da mezza estate.

"Me la vedo io con Lucia..."  Crocetta e Tutino: le intercettazioni

Sabato 18 Luglio 2015 - 06:00 di Riccardo Lo Verso



Esclusiva. LiveSicilia ha letto le intercettazioni delle telefonate tra il presidente Crocetta e Matteo Tutino, il discusso primario al centro di un'inchiesta e di una polemica virulenta per una presunta frase nei confronti di Lucia Borsellino. Ne emerge un rapporto di forte amicizia personale. Tra potere, confidenze e promesse.



PALERMO - “Io al presidente dico tutto”, perché il presidente era il suo”confessore”. Parola di Matteo Tutino. Ecco le intercettazioni fra il primario di Chirurgia plastica e il governatore siciliano Rosario Crocetta. Le conversazioni ci dicono che Tutino non era solo un medico personale per Crocetta - ruolo sempre ribadito dal presidente dopo l'arresto del chirurgo -, ma era molto di più. Era il suo confessore, ma anche il suo informatore sulle faccende che passavano dall'assessorato guidato da Lucia Borsellino e in alcuni casi il suo braccio operativo all'ospedale Villa Sofia, dove Tutino ha fatto il primario fino al giorno in cui è finito ai domiciliari per truffa, peculato e abuso d'ufficio.


Prima di ogni decisione o azione Tutino parlava con il presidente “perché - gli diceva - io per te darei la vita”.





Il 17 dicembre 2013 i due parlavano, come annotano i carabinieri del Nas, “in merito al licenziamento della dottoressa Faraoni”. Come se un primario e un presidente della Regione potessero licenziare qualcuno in ospedale. Daniela Faraoni era il direttore amministrativo di Villa Sofia. Aveva sollevato perplessità sul curriculum di Tutino, fino a chiedere al commissario Giacomo Sampieri la revoca dell'incarico del primario in autotutela, almeno fino a quando non fosse stata fatta chiarezza. “Senti minchia questa donna è famosissima in tutta la regione - spiegava Tutino al presidente - spero che non ti abbia creato crisi di governo”. “Nooo... guarda le cose vanno senti... - Crocetta sembrava dettare una strategia - servite con piatti freddi Matteo... perché io stasera ho fatto sapere a chi di dovere di come si comporta va bene”. “Certo ma io quando ci sei tu... se tu sei tranquillo... io per te darei la vita”, aggiungeva Tutino. E Crocetta suggeriva come comportarsi: “Tu devi fare una cosa molto semplice, fare congelare il provvedimento, aspettare la nomina di cosa, e a questa la sbagniamo in un altro posto va bene? Ok?... non creiamo fibrillazioni in piena finanziaria, in pieno nomina dei manager, capito... e gli creiamo poi problemi a..a... a cosa... a Giacomo (Giacomo Sampieri ndr)... ti prego Matteo... l'abbiamo sopportata un bel po', sopportiamo altri 15 giorni, va bene?”.



Pochi giorni prima, l'8 dicembre, Crocetta telefonava a Tutino che innanzitutto era interessato alle sue condizioni di salute visto che aveva rimediato un colpo al ginocchio: “Volevo sapere come stavi dopo la botta... no solo questo ero poi con Antonio Ingroia, ti voleva salutare”. La conversazione proseguiva: “Hai spiegato ad Antonio quelle cose incomprensibile?”; “Sì guarda è sconvolto ma proprio... dice è l'idiozia totale...”; “È il metodo inverso”; “Sì ma comunque lui non esclude che sia un messaggio... non è da escludere anche un messaggio per l'uomo del presidente.

Qualsiasi opzione non è da escludere perché troppo ridicola è... demenziale proprio”. Dalla lettura non comprenece il tema della discussione. Si parlava di fare una conferenza stampa, mentre “l'avvocato sta facendo una memoria e poi lo chiederò al presidente della società internazionale di Chirurgia plastica, a rispondere ad alcune domande e chiariremo”. Sono in giorni in cui probabilmente Tutino aveva subito una perquisizione.

Il 22 dicembre medico e presidente parlavano della banca dei tessuti. Un progetto che doveva partire a Villa Sofia, inglobato dalla Chirurgia plastica, con la partecipazione di alcuni gruppi privati. Un progetto prima approvato e poi revocato dall'assessorato su cui indaga la Procura, in uno dei tanti filoni aperti. “... perché ho capito che sta facendo gola a molti”, diceva Tutino che aveva saputo del tentativo di qualcuno di inserire nel progetto “un gruppo dell'Emilia Romagna... io mi sono insospettito, dico ma perché... so che sono gente legata a Cittadini... io domani mattina vorrei capire... mi presento in assessorato, che imbrogli ci sono dietro... gli ho mandato pure un sms a Lucia vediamo sta pratica a chi la devono dare, così ragioniamo... lunedì vediamo e sentirò e subito ti relaziono”.

Il 25 marzo 2014 scoppiava lo scandalo a Villa Sofia con la notifica degli avvisi di garanzia a Tutino e al commissario straordinario Giacomo Sampieri. Due giorni dopo, il 27 marzo, Sampieri si dimetteva mentre la Borsellino annunciava in Commissione all'Ars che era pronto il provvedimento di revoca del suo incarico. Quello stesso giorno Tutino chiamava Crocetta:
“Presidente Lucia non risponde a Giacomo, se puoi... ”. Crocetta: “Se gli ho parlato poco fa”. Tutino: “E non gli risponde perché... se non gli fa la nuova destinazione, da domani è a spasso”. “E va be ma ora - lo rassicurava Crocetta - ma viro io cu Lucia”.



E ora giudicate il presidente  da

queste intercettazioni vere
Sabato 18 Luglio 2015 - 11:30 di Ercole Normanno 


Rosario Crocetta deve dimettersi e fare le valigie, in quanto ha più volte dimostrato la sua inadeguatezza al ruolo e per gli interessi collettivi che rappresenta. Dopo queste nuove perle, c'è onestamente qualcuno ancora tormentato dal dubbio?
Tutino: “Presidente Lucia non risponde a Giacomo (Sampieri, ndr), se puoi... ”. Crocetta: “Se gli ho parlato poco fa”. Tutino: “E non gli risponde perché... se non gli fa la nuova destinazione, da domani è a spasso”. “E va be ma ora - risponde Crocetta - ma viro io cu Lucia” (me la vedo io con Lucia).


Ancora Crocetta a Tutino, a proposito di una dirigente dell'ospedale Villa Sofia, Daniela Faraoni: “Tu devi fare una cosa molto semplice, fare congelare il provvedimento, aspettare la nomina di cosa, e a questa la sbagniamo in un altro posto va bene? Ok?... non creiamo fibrillazioni in piena finanziaria, in pieno nomina dei manager, capito... e gli creiamo poi problemi a..a... a cosa... a Giacomo... ti prego Matteo... l'abbiamo sopportata un bel po', sopportiamo altri 15 giorni, va bene?”.
Sono le intercettazioni di alcune parole in libertà tra Rosario Crocetta, presidente della Regione, e Matteo Tutino, suo medico personale, inguaiato in un'inchiesta penale, che Riccardo Lo Verso pubblica in esclusiva per LiveSicilia.


 “Le conversazioni – scrive Lo Verso - ci dicono che Tutino non era solo un medico personale per Crocetta - ruolo sempre ribadito dal presidente dopo l'arresto del chirurgo -, ma era molto di più. Era il suo confessore, ma anche il suo informatore sulle faccende che passavano dall'assessorato guidato da Lucia Borsellino e in alcuni casi il suo braccio operativo all'ospedale Villa Sofia”.

Mentre in tutta Italia si polemizza su una famosa intercettazione che non c'è mai stata, secondo la Procura di Palermo, questo giornale racconta le intercettazioni che ci sono. Da cui emerge un quadro di responsabilità politica addirittura peggiore. Perché – al netto delle vicende penali da vagliare – qui, politicamente, si dipana il sistema che per sintesi giornalistica possiamo ben definire 'Crocetta-Tutino'. Il governatore e il suo medico personale fanno e disfano. E non è necessario infine, sapere quanto della chiacchiera sia diventato realtà, né concentrarsi – è opportuno ribadirlo alla luce del più schietto garantismo – sulle ricadute processuali.

Giacché si parla di Sanità, basta la radiografia. Quei due discutono, dispongono, programmano, nel retrobottega di un rapporto personale al di fuori di qualsiasi cornice istituzionale. E si capisce l'involontaria parte in commedia di Lucia Borsellino. “Me la vedo io con lei”, dice il governatore.

Siamo al dileggio di un cognome che varrà storicamente qualcosa in più del cognome Crocetta. Con tutto il rispetto degli uni e degli altri.
Fin dall'inizio, LiveSicilia ha assunto un profilo cauto sull'intercettazione celeberrima delle polemiche. Fa fede la smentita totale di una magistrato serio e prudente come il dottore Lo Voi. Accanto alla cautela, rimane e si staglia nitida la tesi incrollabile: Rosario Crocetta deve dimettersi e fare le valigie, in quanto ha più volte dimostrato la sua inadeguatezza al ruolo e per gli interessi collettivi che rappresenta. Dopo queste nuove perle, c'è onestamente qualcuno ancora tormentato dal dubbio?
Qualcuno può fare finta di non capire i gravi motivi dell'assenza dei figli di Paolo Borsellino nel giorno dell'anniversario del martirio? Qualcuno può restare indifferente davanti allo sdegno di Rita - sorella di Paolo - che ha invitato Crocetta a non presentarsi sul luogo della commemorazione? Dal canto suo, il presidente ha fatto sapere che non ci sarà: sta riflettendo nella roccaforte di Tusa sulle sue possibili dimissioni "per il bene della Sicilia". Ma se quel qualcuno pensasse che si tratta dell'ennesima mistificazione di un uomo braccato da se stesso e che vuole conseguentemente evitare una salva di fischi, forse non sarebbe troppo lontano dalla verità.

Imbarazzo Crocetta, Lucia collabora Ma su Tutino tutti sapevano
Lunedì 29 Giugno 2015 - 20:08 di Accursio Sabella 

I motivi che hanno portato in arresto il primario erano tutti in un dossier presentato all'assessore alla Sanità e alla Commissione Salute all'Ars.

Nel 2013, i dubbi erano stati sollevati in una interrogazione dei grillini. Ma il medico è sempre rimasto al suo posto. E a Sampieri diceva: "Il presidente non permetterà che ci separino".

PALERMO - Tutti sapevano, ma nessuno, fino a oggi, ha mosso quel primario. Che oggi è accusato di aver gestito un intero reparto dell'Ospedale Cervello-Villa Sofia come fosse casa sua. Tutti sapevano, ma Matteo Tutino è rimasto sempre, saldamente al suo posto. Nonostante mutassero commissari e direttori generali dell'azienda, nonostante cambiassero i dirigenti generali dell'assessorato alla Salute. Nessuno ci separerà mai, diceva del resto il chirurgo plastico al manager Sampieri che confermava: “C'è in gioco troppo”


Lucia Borsellino si dice pronta a dare una mano alla Procura di Palermo. E il pm Lo Voi conferma: “L'assessore collabora con noi dall'inizio”. Il presidente della Regione, invece, tace. Ma una cosa è certa. Nessuno potrà affermare che “non sapeva”. Perché i dubbi sulla gestione dell'azienda Cervello-Villa Sofia sono stati sollevati da tempo. Con dovizia di particolari. Con riferimenti chiari. E invece, la politica che riafferma quotidianamente la necessità di “moralizzare” la politica stessa, di fare un po' di “igiene”, per usare un termine caro al presidente e calzante considerato il tema, arriva in ritardo, rispetto alla magistratura. O in qualche caso non arriva nemmeno, scegliendo una via del silenzio che volge un po' verso l'imbarazzo.


Perché che i rapporti “politico-amministrativi” tra Rosario Crocetta, Matteo Tutino e Giacomo Sampieri fossero strettissimi era cosa nota anche ai muri. E mai, a dire il vero sottaciuta, nascosta dai diretti interessati. Anzi, proprio dalle intercettazioni raccolte dagli inquirenti, quella amicizia tra il primario finito nei guai e il presidente della Regione diventava ingrediente fondamentale in una storia di intrighi e presunti illeciti, di piccole faide burocratico-sanitarie e di favori personali compiuti utilizzando la cosa pubblica. Le proprietà dei siciliani tutti.

Lucia Borsellino si dice pronta a collaborare pienamente. Anzi, lo farebbe fin dall'inizio dell'indagine. Mesi nei quali, però, Tutino continuava a gestire il reparto di chirurgia plastica ricostruttiva del Cervello-Villa Sofia. Mentre da Sala d'Ercole, a differenza di quanto accaduto in altre circostanze, non giunge nemmeno una protesta, un comunicato stampa. Se si eccettua quello del Movimento cinque stelle, che il “caso Tutino” lo aveva già raccontato in una interrogazione regolarmente depositata. E regolarmente ignorata. “Su questa vicenda – dicono oggi i deputati grillini - avevamo presentato un'interrogazione già nell'ottobre del 2013. Perché le risposte devono arrivare sempre dalla magistratura anziché dalle istituzioni?”.

Così come è stata, evidentemente, sottovalutata un'altra denuncia. I cui contorni, i cui dettagli appaiono persino inquietanti, di fronte ai fatti emersi oggi. Il sindacato Cimo è tra i più combattivi. Ed è stato, a dirla tutta, un facile, facilissimo profeta. Più di quattro mesi fa, a metà febbraio, i rappresentanti dei medici ospedalieri presentarono sul tavolo della Commissione salute all'Ars un dossier molto articolato sulla gestione dell'ospedale Cervello-Villa Sofia. Uno dei paragrafi è quello riguardante il “caso Tutino”, così lo chiamano i sindacalisti. E quelle righe altro non sono se non un “bignami”, un riassunto dell'ordinanza che ha portato all'arresto del primario e all'indagine a carico di Sampieri. “E’ il caso eclatante – raccontava già il Cimo a febbraio - della Chirurgia Plastica Ricostruttiva e Maxillo-Facciale, guidata da quel dottor Tutino voluto strenuamente dal commissario Sampieri a dispetto di ricorsi, diffide e di incontrovertibili pareri del Miur che dice a chiare lettere che il dottor Tutino “non ha i titoli per fare il Primario”, che fa registrare un calo assai vistoso con un tasso occupazionale che passa dall’80% del 2012 al 49% del 2013 e che precipita al 28% nel 2014. Per di più con una vistosa diminuzione dell’indice di complessità delle prestazioni erogate, laddove vengono privilegiati, oggi come nel passato, illegittimi interventi di chirurgia estetica non ricompresi nei Lea già più volte attenzionati dai NAS e tuttora al vaglio della Magistratura”.

E in effetti, la magistratura su Villa Sofia aveva acceso i riflettori da un bel po'. Da quasi un anno e mezzo. Indagini che portarono alla sostituzione dell'allora commissario Giacomo Sampieri. Lo stesso manager che poco prima veniva rassicurato da Tutino: “E' che, e anche ho capito dal Presidente, cioè nessuno ti muoverà perché separarci significa... sarebbe come una... una separazione”. E Sampieri rispondeva: “C'è in gioco troppo! E lo sappiamo. E lo sappiamo, e lo sappiamo”. Cosa ci fosse in gioco, ancora non è chiaro. Di certo c'è che, di fronte alle richieste dei deputati della Commissione Salute che chiedevano la “testa” di Sampieri, cioè la revoca del suo incarico, che avrebbe impedito al manager nuovi incarichi dirigenziali nell'immediato futuro, il

governo “intercedeva” chiedendo al commissario “un passo indietro”.



Per Tutino, “il presidente” non avrebbe mai permesso che nessuno li separasse. E il silenzio di Crocetta, così oggi appare più imbarazzo che altro. Un imbarazzo imbarazzante per chi è stato abituato, in questi primi due anni e mezzo di legislatura, a scoppiettanti conferenze stampa di “denuncia”. Anche sulla Sanità. Soprattutto sulla Sanità, dai “pannoloni” di Cirignotta, alle assicurazioni fino alla vicenda dei migranti all'ospedale di Augusta. Oggi, da Palazzo d'Orleans arriva solo il silenzio. Troppo “vicino” quel primario, rimasto al suo posto nonostante attorno sembrava da tempo imminente il ciclone.


E del resto, anche in un'altra occasione la magistratura era intervenuta "censurando" i rapporti tra il governatore e il suo fedelissimo primario di chirurgia plastica. E' il caso delle denunce presentate da Tutino nei confronti del suo predecessore Dario Sajeva. Denunce, lo precisa anche il Gip Lorenzo Matassa, che erano state fatte pervenire all'ufficio giudiziario proprio dall'"onorevole Rosario Crocetta". Denunce, che, solo per accennare ad alcuni dei passaggi con cui è stata archiviata l'indagine contro il predecessore di Tutino avrebbero riguardato "vicende più o meno strampalate, la cui rilevanza penale è sembrata dubbia sin dal principio.

L'inchiesta - prosegue Matassa - ha evidenziato l'infondatezza del coacervo accusatorio reiterato nei mesi dal denunciante". Denunce, a volte "strampalate", come segnala il giudice.



E invece, su ciò che era stato raccontato in Commissione Salute o in una interrogazione parlamentare o anche nelle carte degli inquirenti, tutti hanno taciuto. Nessuna denuncia. Nessuna conferenza stampa. Il primario è rimasto lì, al suo posto, mentre giorno dopo giorno era chiaro che incombesse un ciclone. Ma la moralizzazione della Sicilia si è sorprendentemente arrestata di fronte ai cancelli di Villa Sofia.





Misteri siciliani:


Crocetta-Tutino, default, autostrada Pa-Ct, Canneto di Caronia…


Giulio Ambrosetti








[17 Jul 2015 |

















Osservati ad uno ad uno, questi fatti significano casualità, fatalità, errori. Ma visti nell’insieme questi misteri siciliani ‘disegnano’ uno scenario inquietante. E come se una forza misteriosa - una mano invisibile - lavori per gettare la Sicilia nel caos. Perché? Per favorire chi? “Servizi segreti” come ha detto ieri il deputato Vincenzo Vinciullo?  
Si può provare a mettere insieme gli accadimenti, in verità un po’ strani, che vanno in scena in questi giorni in Sicilia? Cominciando dalle intercettazioni pubblicate dal settimanale L’Espresso sul dialogo tra il presidente Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino, vicenda che presenta ancora lati oscuri che ci auguriamo vengano chiariti in tempi rapidi. Ponendo l’accento anche su altri fatti strani - o misteriosi - come li ha definiti qualcuno. Ci riferiamo alla crisi finanziaria della Regione. Al ciclone, sempre finanziario, che si potrebbe abbattere su Comuni e Province. All’allarme stipendi che potrebbe esplodere negli uffici della Regione siciliana per via di certi fatti, un po’ kafkiani, legati alla società Sicilia e. Servizi. O ad altri fatti non facilmente spiegabili che vanno in scena lungo l’autostrada Palermo-Catania colpita da una frana. Autostrada interrotta che, dopo oltre tre mesi, registra, da parte delle ‘autorità’, un inquietante nulla di fatto.
Che sta succedendo in Sicilia? Certi accadimenti strani, se visti ad uno ad uno, significano poco o nulla. Ma se inquadrati nel loro insieme ‘disegnano’ uno scenario che deve fare riflettere.
Cominciamo con le parole - vere o presunte - che il dottore Tutino avrebbe pronunciato al telefono con il
Tutino e Crocetta







Matteo Tutino e Rosario Crocetta
presidente Crocetta. Ieri, per oltre dodici ore, sono state date per vere “oltre ogni ragionevole dubbio”. I politici di tutta Italia, con in testa le due più alte cariche di quello che resta dello Stato italiano, presidente della Repubblica (Sergio Mattarella) e presidente del Senato (Piero Grasso) hanno fatto a gara per dare solidarietà all’ex assessore regionale, Lucia Borsellino (e in molti casi darle in testa al presidente Crocetta).
Nel pomeriggio, grosso modo all’ora del the, la Procura della Repubblica di Palermo ha smentito l’esistenza di un’intercettazione nella quale il dottore Tutino dice a Crocetta che Lucia Borsellino dovrebbe fare la fine del padre. La Procura non ha smentito l’inchiesta: ha smentito il contenuto dell’intercettazione pubblicata dal settimanale L’Espresso. Che ha replicato ribadendo che l’intercettazione c’è. Oggi, a Dio piacendo, si dovrebbe capire qualcosa in più. O almeno così si spera.
In attesa di capire che cosa succederà, non possiamo non segnalare il grande caos di ieri. Sotto questo profilo, a noi sono sembrate molto centrate le dichiarazioni del capogruppo del PD al Parlamento siciliano, Antonello Cracolici. Il quale dice: se l’intercettazione c’è, se Tutino ha detto a Crocetta quanto scritto dal settimanale L’Espresso, beh, il fatto è gravissimo e Crocetta si deve dimettere subito. Ma c’è anche il dubbio - che speriamo venga fugato entro oggi - che una “manina” abbia confezionato questa dichiarazione per gettare nel caos la Sicilia.
O meglio, aggiungiamo noi: per aumentare il caos in Sicilia. Perché se c’è qualcosa che oggi in Sicilia non manca, ebbene, quello è proprio il caos: economico, sociale, amministrativo e politico. Questa vicenda dell’intercettazione - che fino a questo momento presenta più ombre che luci - si verifica proprio mentre i conti economici e finanziari della Regione sono nel caos. Un caos - noi lo scriviamo da oltre un anno -  provocato dal governo nazionale di Matteo Renzi. Per certi giornali - soprattutto per quelli di Berlusconi, in oggettiva sintonia, almeno per quanto riguarda i drammi della Sicilia, con il governo Renzi - la Regione siciliana sarebbe “sciupona”. Una grande mistificazione, perché è il governo nazionale che, solo nell’ultimo anno, ha strappato alla Sicilia qualcosa come 10 miliardi di euro (come potete leggere qui) mandando in tilt i conti regionali.
Corte dei Conti
I fatti sono fatti. E se anche la Corte dei Conti accusa lo Stato centrale di slealtà verso la Regione siciliana (come potete leggere qui), beh, un motivo ci sarà. Ma anche questo fatto, al pari degli scippi al Bilancio della Regione siciliana, sfugge, chissà perché, alla grande stampa nazionale che della Sicilia parla solo quando c’è da parlarne male.
Ovviamente, questo non giustifica l’atteggiamento acquiescente della politica siciliana verso Roma, soprattutto da parte del governo. Ormai quando parliamo di cose serie, non parliamo più di Crocetta, che di tutto quello che il suo governo ha fatto (e soprattutto non ha fatto) in Sicilia sarà responsabile, sì e no, del 20 per cento. O forse meno. Il resto - questa è la nostra sensazione - è opera di ‘altri’. Con riferimento a quelli che manovrano nell’ombra un presidente della Regione sbattuto qua e là, sempre più confuso che persuaso, un personaggio che, spesso, non sembra nemmeno avere contezza della ‘nitroglicerina sociale’ che maneggia con la grazia di un elefante dentro un negozio di porcellane…
Che dire, poi, di questo strano PD siciliano? Cracolici oggi ipotizza, come già ricordato, una “manina” dietro il bailamme di ieri. Ma da persona politicamente navigata qual è non si è mai accorto della tante mani romane che hanno massacrato le finanze siciliane? Oggi il segretario regionale di questo partito, fausto Raciti, terrà una conferenza stampa. Anche lui non sa nulla dei soldi che il governo Renzi ha scippato alla Regione?
La stessa politica siciliana, del resto, sembra un po’ schizofrenica. Tre mesi fa (come abbiamo raccontato qui), decide di rinviare al prossimo anno l’applicazione del Decreto legislativo n. 118 del 2011. Nei giorni scorsi, improvvisamente, il Parlamento siciliano cambia opinione e decide che i Comuni dell’Isola dovranno applicarlo a tamburo battente: entro il 31 di questo mese. In barba a un accordo che, tre mesi prima, la stessa politica siciliana aveva siglato con ANCI Sicilia. Un cambio di programma che potrebbe determinare il default di centinaia di Comuni dell’Isola e, perché no?, anche l’impossibilità applicare la riforma delle Province, ammesso che il Parlamento siciliano riesca a completarla. Perché una scelta così repentina, destinata ad aumentare il caos amministrativo e finanziario ? Ordini renziani?
L’entropia politica e amministrativa della Sicilia non finisce qui. Proprio in queste ore apprendiamo che gli uffici della Regione avrebbero bloccato le procedure per il pagamento degli stipendi al personale. Motivazione: il caos - tanto per cambiare! - che si è scatenato attorno a Sicilia e Servizi, società regionale finita nell’occhio del ciclone per via dell’assunzione di personale che, ad avviso della Corte dei Conti, non poteva essere assunto.
In questa vicenda - dobbiamo essere onesti - il disastroso governo Crocetta c’entra poco o punto. La follia di Sicilia e Servizi è una delle creazioni ‘teratologiche’ della Regione siciliana versione primi anni del 2000, quando i governi regionali di centrodestra, che avevano appena posto in liquidazione i tre storici enti economici regionali (Ems, Espi e Azasi), giurando che mai e poi mai ci sarebbe stata una “Regione imprenditrice” (impegno solenne assunto nel 1999 dall’allora presidente della Regione, Giuseppe Provenzano, Forza Italia), creano nel giro di pochi anni una quarantina di società regionali! Sicilia e Servizi è una di queste. A tale società - anzi ai privati di questa società! - affidano le ‘chiavi informatiche’ della Regione! Sembra una pazzia, ma è la verità: gli stipendi di circa 18 mila dipendenti regionali, la sanità (compreso il Servizio di Pronto soccorso) e tutto il resto vengono affidati alla parte privata di una spa - la già citata Sicilia e Servizi - della quale la Regione possiede, grosso modo, la metà delle azioni.
Crocetta, quando s’insedia, trova la ‘minestra impiattata’. Ma trova anche una situazione strana. I privati
Antonio Ingroia







Antonio Ingroia
sono usciti da Sicilia e-Servizi chiedendo una barca di soldi. E i cinquanta e rotti dipendenti dei privati - che sono quelli che conoscono tutti i segreti informatici della Regione e dei suoi uffici - che dicono al governo regionale: noi siamo disposti a continuare a lavorare, ma vogliamo essere assunti. Il problema è che c’è una legge regionale che vieta nuove assunzioni nella pubblica amministrazione. Ma secondo Antonio Ingroia, il noto magistrato chiamato da Crocetta al vertice di Sicilia e-Servizi, le assunzioni si possono fare. E si fanno. Ma la Corte dei Conti li contesta. Altro caos.
E oggi? I contratti dei cinquanta e rotti stanno scadendo. E loro, i cinquanta e rotti, li vorrebbero rinnovati. Ma il governo regionale tentenna. Perché nel frattempo, per queste assunzioni, Crocetta e Ingroia sono finiti sotto processo. E pare siano un po’ spaventati. Anche perché i tempi in cui le sentenze di condanna da parte della Corte dei Conti finivano a tarallucci e vino sono finiti. Perché appena c’è una condanna da parte della magistratura contabile scatta, con il tempismo di un’equazione chimica, la sua applicazione. Insomma le condanne erariali si pagano con i soldi. Da qui i timori. E il caos.
Le ultime notizie che abbiamo sono due. La prima l’abbiamo già accennata: i cinquanta e rotti dipendenti si sono messi di traverso. Vogliono l’assunzione o bloccano tutto. Gli uffici regionali, a quanto pare, non hanno nemmeno predisposto i cedolini. Niente stipendi, per questo mese? Tutto è possibile.
Poi c’è la seconda notizia. A quanto pare circolerebbe una lettera riservata del governo regionale. Obiettivo: trasferire una parte dei servizi, o forse tutti - oggi affidati a Sicilia e Servizi - all’Ufficio speciale della Regione per i servizi informatici. Vero? Falso? Mossa per sbarazzarsi definitivamente dei cinquanta e rotti dipendenti? O solo per affidare agli uffici regionali la gestione di servizi essenziali, a cominciare dagli stipendi? Non si capisce. L’unica cosa certa, anche in questo caso, è il caos.
Vogliamo parlare dell’acqua? Qui entra in scena l’assessore regionale Vania Contraffatto, la magistrata prestata alla politica. Nel 2011 il popolo italiano, con un referendum, ha votato per il ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico. Ma quanto conta, secondo voi, per il governo Renzi la volontà popolare? Ve lo diciamo noi: nulla. E infatti l’assessore Contraffatto, espressione del PD renziano, sta facendo di tutto per mandare a mare il tentativo, portato avanti in Sicilia, di arrivare alla gestione pubblica del servizio idrico. Entrando a gamba tesa ad Agrigento, dove più della metà dei Comuni si è ribellata ai privati di Girgenti Acque, una società che, nel rigoroso rispetto del nome che porta, fa acqua da tutte le parti. L’assessore Contraffatto, ignorando che c’è una legge regionale del 2013 (peraltro voluta dal governo Crocetta del quale l’assessore Contraffatto fa parte!) che consente ai Comuni dell’Isola di gestire il servizio idrico, vorrebbe affidare ai privati le infrastrutture idriche che molti Comuni agrigentini si sono rifiutati di consegnare.
Insomma, una vera donna di sinistra, Vania Contraffatto: ma della sinistra renziana: la sinistra ripulita con
Girgenti Acque
“Ava come lava” (la frase non è nostra, ma di Calimero, l’uccello nero che da nero diventava bianco con una semplice immersione nell’acqua con il detersivo Ava). Che dire? Che a nostro avviso, ad Agrigento, la bella assessora renziana andrà a sbattere la ‘funcia’, come si direbbe dalle parti di Sciacca. Questo perché, rispetto a Girgenti acque, il vaso di Pandora conteneva i messaggi dei ‘pizzini’ dei Baci Perugina…  (per la cronaca, Giorgenti Acque è la società dove un tempo ‘orbitava’ il fratello dell’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, società oggi controllata da un soggetto con condanna passata in giudicato: alè!). Ad Agrigento, a conti fatti, nel PD c’è ancora un po’ di sinistra: poca ma sincera. E lì i renziani rischiano di sfasciarsi le corna…(anche i grillini siciliani sull'acqua in Sicilia non è che la raccontano giusta: un po' sembrano per l'acqua pubblica, un po' temporeggiano, un po' fanno gli americani: non è facile andargli dietro!)
E che dire dei rifiuti? In prima file c’è ancora lei, l’assessora Contraffatto. Che appena insediata dice: “Lavorerò per la raccolta differenziata dei rifiuti”. E il sito siciliano che si occupa dei rifiuti, Progeonews.it, ci aveva pure creduto. Salvo a manifestare la delusione per gli ultimi atti compiuti dall’assessore (come potete leggere qui). Insomma: che stanno combinando con i rifiuti? Prima una strana querelle con il gruppo Catanzaro di Agrigento. Poi, in attesa della differenziata, discariche, discariche e ancora discariche. E anche il tentativo di convincere i Comuni a pagare i titolari delle discariche. E affari loschi, come denunciato da Aurelio Angelini, docente universitario, considerato uno dei massimi esperti, in Sicilia, in materia di gestione dei rifiuti. Affari loschi, appalti, centinaia di milioni di euro spariti, disservizi e inquinamento (come potete leggere qui). E caos, altro caos, con i rifiuti in mezzo alle strade di tanti centri siciliani. E 12 mila dipendenti ai quali il governo Renzi - anche se indirettamente - ha scippato i soldi per pagare gli stipendi.   
Fine del caos? Ma quando mai! Nei giorni scorsi il professore Vincenzo Liguori, docente di Geologia presso la facoltà di Ingegneria di Palermo, ha manifestato perplessità sulla gestione - da parte del governo nazionale e del governo regionale - della frana che ha investito e bloccato l’autostrada Palermo-Catania. Le considerazioni del professore Liguori sono contenute in un comunicato diramato dai deputati del Movimento 5 Stelle del Parlamento siciliano (come potete leggere qui). Il docente segnata alcune stranezze: la presenza di una strada (la Lodigiani) che avrebbe potuto essere valorizzata e che i tecnici del governo nazionale e del governo regionale hanno ignorato; la possibilità di verificare la percorribilità della carreggiata non investita dalla frana, che potrebbe, a certe condizioni, fare riaprire l’autostrada al traffico ed evitare di spendere un sacco di soldi per una ‘bretella’. Ma la parte più incredibile della denuncia del professore Liguori è il mancato consolidamento della frana che ha travolto il viadotto Imera. E’ una frana del 2005: se non si consolida questa frana non si può fare nulla: né ‘bretelle’, né ‘pantaloni’…
E infatti, dopo oltre tre mesi, governo nazionale e governo regionale non hanno fatto nulla. L’autostrada è chiusa e, bene che vada, se ne parlerà nella primavera del prossimo anno. Liguori, in qualche passaggio, parla di “mistero”. E noi siamo d’accordo con lui: che senso ha, dopo oltre tre mesi, non avere nemmeno adottato i primi accorgimenti per consolidare la frana? Non c’è bisogno di essere ingegneri o geologi per capire che, se non si consolida la frana, non si può fare nulla. E infatti - lo ribadiamo - fino ad oggi le ‘autorità’ non hanno fatto nulla. 
I tecnici nazionali e regionali non sanno che una frana va consolidata? Non ci crediamo. Noi poniamo qualche domanda: e se tutto quello che è accaduto fino ad oggi nell’autostrada Palermo-Catania sia stato voluto, dalla frana alla non-gestione del post frana? Forse c’è qualcuno interessato a non far circolare automobili in questo tratto della Sicilia? E perché? Le solite sperimentazioni di armi non convenzionali?
Franco Venerando







Franco Venerando
Agli osservatori non sfugge che da quelle parti, da anni - ci riferiamo alla galleria di Tremonzelli - succedono cose strane: automobili che, improvvisamente, si bloccano perché vanno in tilt gli apparati elettrici. Elettromagnetismo? Forse è lo stesso fenomeno che, dai primi anni del 2000, va in scena a Canneto di Caronia, piccolo centro delle riviera tirrenica del Messinese? L’anno scorso hanno provato a farci credere che gli incendi e gli incidenti che si sono verificati dai primi del 2000 fino allo scorso anno a Canneto di Caronia sarebbero il frutto dell’azione di un piromane. Ma noi sappiamo che non è così: non perché lo diciamo noi, ma perché l’ha raccontato con chiarezza (come potete leggere qui) il professore Franco Venerando, che fino al 2008 ha presieduto il gruppo interistituzionale che ha indagato sui fatti di Canneto di Caronia.
Con buona pace di chi cerca di far passare la tesi del piromane, il gruppo interistituzionale ha accertato che gli incendi sono stati provocati da fenomeni di elettromagnetismo. Venerando non ha escluso l’uso di armamenti ad energia diretta e altre diavolerie ancora. Insomma , sperimentazioni militari. Siamo sicuri che i fatti che sono avvenuti in tutti questi anni nella galleria di Tremonzelli non abbiano nulla a che vedere con le sperimentazioni di armi probabilmente andate in scena nel basso Tirreno? Siamo proprio certi che la chiusura dell’autostrada non sia legata a questi fatti? Tutte queste stranezze non hanno nulla a che spartire con il Muos di Niscemi e con le armi atomiche e i droni di Sigonella?
Ancora: lo scorso anno è venuta fuori la notizia che la Nasa vorrebbe aprire un osservatorio astronomico a Isnello, sulle Madonie. Adesso avremo anche dei Don Fabrizi Salina americani che verranno in Sicilia a contare le stelle nel cielo di Isnello. Ma tutto questo è credibile? Insomma che cosa sta succedendo in Sicilia? Perché tutto questo caos? E chi vuole il caos? E forse è perché in Sicilia si attende il caos totale che chi manovra le fila dell’attuale governo regionale sta provando a ‘stringere’ su acque e rifiuti? E’ forse per questo che si sta scatenando la bagarre sulla Sac di Catania e sulla Gesap di Palermo, le due società aeroportuali che fanno gola a gruppi internazionali e nazionali?
La memoria ritorna alla fine degli anni ’80 primi sei sette anni del ’90 del secolo passato. Alla fine che è successo in Sicilia  in quegli anni? Prima hanno eliminato, scientificamente, la grande imprenditoria dell’Isola. Poi è toccato al Banco di Sicilia e alla Sicilcassa. Oggi tocca alla pubblica amministrazione. Che in Sicilia significa quello che resta dell’Autonomia siciliana. Fantapolitica?        
Il deputato del Nuovo centrodestra del Parlamento siciliano, Vincenzo Vinciullo, ieri, a proposito del caos
Vincenzo Vinciullo







Vincenzo Vinciullo
scatenato dalle vere o presunte intercettazioni che riguardano Crocetta e il dottore Tutino, ha parlato di “servizi segreti stranieri” che sarebbero interessati a seminare il caos in Sicilia, in stile Grecia. Parole che hanno fatto sorridere molti siciliani e molti colleghi giornalisti.
Noi - in materia di economia, di Bilancio regionale, di finanza locale, di questioni idriche, di problemi legati ai rifiuti, di informatica applicata all’amministrazione regionale e di questioni militari legate a Canneto di Caronia, al Muos di Niscemi e a Sigonella - non avendo le conoscenze che hanno i nostri bravi colleghi, ridiamo un po’ meno. E forse ci sbagliamo. Forse anche noi dovremmo sorridere di più. Perché, a pensarci bene, l’1 maggio del 1947, a Portella della Ginestra, a organizzare la strage furono gli uomini della banda Giuliano e non i servizi segreti americani in combutta con la mafia di Monreale. Così come, nel 1959, in Sicilia, i servizi segreti russi e quelli americani non si sono mai fronteggiati: i primi (i russi) per proteggere il governo regionale ‘ribelle’ di Silvio Milazzo; i secondi (gli americani) per far cadere lo stesso governo. Tutte fantasie!
Il 6 gennaio del 1980 l’allora presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, verrà ammazzato da mafiosi schitti schitti e non sullo sfondo di un inquietante intreccio tra destra eversiva e vecchia mafia, magari subito dopo intercettata e bloccata dai boss corleonesi che, per l’occasione, si guadagneranno i galloni di una trentennale latitanza. Fantasie anche queste.
Due anni dopo l’allora segretario del Pci siciliano, Pio La Torre, non verrà trucidato dopo essere stato ‘tampinato’ dai servizi segreti e forse pure dalla peraltro ‘inesistente’ e ‘fantasiosa’ Gladio. E il generale Vito Miceli? Morte naturale, naturalmente. E i depistaggi sulle indagini di altri delitti ‘eccellenti’? E le stragi del 1992?
Sì, in effetti i servizi segreti americani e quelli italiani deviati del nostro Paese, in Sicilia, non hanno mai fatto nulla. Lo Stato, in Italia, è sempre stato tutto d’un pezzo. Todo modo di Leonardo Sciascia è un romanzaccio. Invenzioni. Fantasie. Don Raffaè di Fabrizio De Andrè? Una filastrocca completamente sganciata dalla realtà…
E poi, via, viviamo forse una congiuntura internazionale difficile? L'Unione Europea va a gonfie vele e non è più governata da massoni fanatici e 'truffaldi'. In Grecia governa un nuovo Pericle. La BCE e il Fondo Monetario Internazionale non sono controllati da strozzini, ma da filantropi. L'Euro è un esempio fulgido di stabilità monetaria. E i tedeschi sono perfino diventati altruisti e, soprattutto, non barano più sul calcolo della spread con l'Italia. Quanto agli americani, a Sigonella i militari giocano a Tressette, mentre l'elettromagnetismo del Muos di Niscemi è un'invenzione dei soliti esagitati. 








In un panorama internazionale così 'confortevole' chi è che può volere in caos in Sicilia? Via, quelle dell’onorevole Vinciullo sono solo farneticazioni. E noi che gli andiamo dietro siamo solo complottisti. In Sicilia tutto va bene, a parte due dettagli: la realtà e la ragione. Ma sono solo due dettagli…

Crocetta si autosospende dopo le parole del suo dottore: Borsellino va fatta fuori come il padre”

Le frasi choc di Matteo Tutino al telefono con il presidente della Regione Sicilia. Lui prova a difendersi: non ho sentito, sono sconvolto. La figlia del magistrato: mi vergogno per loro




«Mi auto-sospendo immediatamente da presidente della Regione», questa la reazione di Rosario Crocetta, sull’onda delle polemiche per le intercettazione della telefonata col suo medico Matteo Tutino che parlando di Lucia Borsellino dice: «Va fermata, va fatta fuori come suo padre». 

Questi i fatti: «Lucia Borsellino va fermata, fatta fuori. Come suo padre». Come Paolo Borsellino, il giudice assassinato il 19 luglio 1992. Sono parole pesantissime, intercettate pochi mesi fa. A pronunciarle non è un boss, ma un medico di successo: Matteo Tutino, primario dell’ospedale palermitano Villa Sofia arrestato nei giorni scorsi e medico personale di Rosario Crocetta. All’altro capo del telefono c’è proprio il governatore della Sicilia, che ascolta e tace. Non si indigna, non replica: nessuna reazione di fronte a quel commento macabro nei confronti dell’assessore alla Salute della sua giunta (dimessasi qualche giorno fa), scelto come simbolo di legalità in un settore da sempre culla di interessi mafiosi. Lo rivela L’Espresso nel numero in edicola domani, anticipato sul sito on line del settimanale. 

«Non ho sentito la frase su Lucia, forse c’era una zona d’ombra, non so spiegarlo. tant’è che io al telefono non replico. Se avessi sentito quella frase, non so... avrei provato a raggiungere Tutino per massacrarlo di botte, forse avrei chiamato subito i magistrati. Non so... sono sconvolto. Provo un orrore profondo», prova a difendersi Crocetta. E replica a chi chiede se ha intenzione di dimettersi: «Dimettermi? Sono accusato di qualcosa? Ho fatto qualcosa? Il destino della Sicilia può essere legato a una frase, che non ho sentito, pronunciata dal mio medico? Non lo so».  

La stessa Lucia Borsellino ha commentato al giornale radio della Rai: «Mi sento intimamente offesa e provo un senso di vergogna per loro». Alla domanda su cosa pensi della giustificazione di Crocetta, Lucia Borsellino ha risposto glaciale: «Non spetta a me fare commenti al riguardo». La Borsellino si era dimessa il giorno dopo l’arresto di Tutino, medico personale di Crocetta. Al suo posto il governatore ha nominato assessore il capogruppo del Pd all’Ars, Baldo Gucciardi. 

Pesanti le parole riferite da Matteo Tutino al governatore della Sicilia, che non ha replicato in alcun modo. Pochi giorni fa le dimissioni della figlia del magistrato ucciso da assessore alla sanità. Il governatore prima si è difeso ("Non ho sentito

quella frase"), ma poi si è autosospeso dalla carica di presidente della Regione e ha indicato come reggente Baldo Gucciardi

Lucia Borsellino? “Va fatta fuori come suo padre”, e cioè come Paolo Borsellino, il magistrato saltato in aria nell’inferno di via d’Amelio il 19 luglio del 1992. È  il contenuto di un’intercettazione choc tra Matteo Tutino, ex primario di chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, e il governatore della SiciliaRosario Crocetta. Che in seguito alla diffusione del contenuto della registrazione si è autosospeso dalla carica di presidente della Regione e ha indicato come reggente Baldo Gucciardi.
Secondo  il settimanale L’Espresso, in edicola domani, il presidente siciliano non avrebbe replicato alla minaccia telefonica di Tutino, che è da anni il suo medico personale, indirizzata alla donna scelta dallo stesso Crocetta per guidare l’assessorato alla Sanità. Nessuna reazione davanti a quelle parole da parte del presidente che sostiene da anni di voler combattere la mafia in tutte le sue forme.
Sembrano invece adesso acquisire un senso le dimissioni di Borsellino da assessore alla sanità appena pochi giorni fa. “Prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato, mi spingono a questa decisione”, aveva detto la figlia di Paolo Borsellino facendo un passo indietro, subito dopo l’arresto di Tutino, il 29 giugno scorso, con l’accusa di falso, abuso d’ufficio, truffa e peculato. Ed è indagando sul medico che la procura di Palermo registra quelle parole.
Il governatore però sostiene di non avere incredibilmente sentito la frase vergognosa pronunciata dal suo medico al telefono: “Non ho sentito la frase su Lucia, forse c’era zona d’ombra, non so spiegarlo; tant’è che io al telefono non replico. Ora mi sento male. Voglio essere sentito dai magistrati su questa storia della frase di Tutino. Quello che mi sta accadendo oggi e la cosa più terribile della mia vita. Dimettermi? Sono accusato di qualcosa? Ho fatto qualcosa? Il destino della Sicilia può essere legato a una frase, che non ho sentito, pronunciata dal mio medico? Non lo so”.
“Non posso che sentirmi intimamente offesa e provare un senso divergogna per loro“, è il commento di Lucia Borsellino. “Non rinnego nulla – ha continuato – ho fatto quello che potevo in un contesto, evidentemente, poco edificante”.
“Quelle intercettazioni sono semplicemente gravissime, incredibili e vergognose”, ha detto invece Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia e zio di Lucia. “Lui non dice che bisogna farla fuori dall’assessorato ma che bisogna farla fuori come suo padre – e siccome mi risulta che suo padre è stato ucciso in maniera particolare, è gravissimo. E non perché l’abbia detto Tutino ma perché il presidente Crocetta non l’ha mai reso noto, né ha estromesso Tutino dal suo entourage. Io chiederò conto a Crocetta di questo. Dice che non ha sentito quella frase? Vuol dire che è stato colpito da una sordità improvvisa e temporanea“.

Sicilia: Regione, Comuni e Province in default. E se la Germania si prendesse l’Isola?

Giulio Ambrosetti


15 Jul 2015

Oltre al default della Regione, ci potrebbe essere il default di tantissimi Comuni dell’Isola (e delle Province). In pratica, il blocco della democrazia. La strana approvazione, da parte del Parlamento siciliano, di una legge (applicazione del Decreto legislativo nazionale n. 118 del 2011) che prevede l’obbligo, per i Comuni, di fare chiarezza su società collegate ed entrate. I casi di Palermo, Catania e Messina
Si racconta, tra il serio e il faceto, che in un recente incontro, in Germania, i tedeschi erano un po’ risentiti. Avevano dato disposizioni precise anche sulla pavimentazione della piazza che sta di fronte il Palazzo Reale di Palermo: via il parcheggio dalla piazza e nuova pavimentazione. Invece è stato eliminato solo il parcheggio per le automobili. Per la nuova pavimentazione bisognerà aspettare ancora un po’.
Ovviamente è una leggenda metropolitana. Ma di cose strane, in questi tempi di Troika, se ne raccontano tante. Palazzo Reale di Palermo è la sede del Parlamento siciliano. E la piazza, neanche a dirlo, è piazza del Parlamento, nella quale, da qualche mese, non si parcheggia più.
La leggenda metropolitana racconta che a dare “disposizioni” sarebbero stati i tedeschi che un giorno non lontano potrebbero arrivare in Sicilia, non si capisce se da turisti o da nuovi padroni. I teutonici avrebbero già scelto dove sistemare la sede di ‘rappresentanza’ della Germania in Sicilia: il Palazzo Reale di Palermo. E il motivo c’è: per almeno sei mesi l’anno vi dimorava Federico II di Svevia, Re di Sicilia e di Gerusalemme, Re dei Romani. E, soprattutto, nipote di Federico Barbarossa. Leggenda metropolitana a parte, i tedeschi conoscono bene il Palazzo Reale di Palermo. Conoscono la Cappella Palatina, le torri. E anche i sotterranei, in verità poco gettonati, che invece a loro sarebbero piaciuti molto.
Con molta probabilità, i lettori, in questo momento, ci staranno prendendo per matti. Leggendo queste
Cappella Palatina







Particolare della Cappella Palatina
prime righe si saranno detti: “Il Palazzo Reale di Palermo ai tedeschi: ma che è ‘sta storia? Cos’è, uno scherzo?”. Solo leggenda metropolitana. Almeno fino ad ora. Anche se  i monumenti che alcuni Paesi hanno chiesto alla Grecia come garanzia sul nuovo prestito non sono una leggenda metropolitana, ma realtà. Così come non è certo leggenda metropolitana il fatto che, con l’avvento dell’Europa delle banche e della grande finanza, parti di alcuni Paesi del Sud Europa potrebbero finire ai tedeschi, ma anche ad altri Paesi del Nord Europa. In fondo è tutta una questione di soldi. L’Europa massonica senza radici cristiane (ricordate? la Costituzione europea che stava per essere approvata…), l’Europa della banche e della finanza ragiona solo con il vil denaro. Altri valori non ce ne sono, a parte, ovviamente, il compasso, la squadra e i grembiuli che, al di là delle chiacchiere, sempre dai soldi nascono e con i soldi proseguono, con buona pace dell’Hiram, specchietto per le allodole (e per gli allocchi)…
Insomma, in vendita non c’è solo la Grecia, ma potrebbe esserci anche la Sicilia. Magari dopo la dichiarazione di fallimento. Non è forse vero che la Regione siciliana è ormai in default non dichiarato? E non è forse vero che, con l’ultima legge approvata dal Parlamento siciliano lo scorso 9 Luglio si sono gettate le basi per far fallire un grande numero di Comuni siciliani? E non è forse vero che, una volta falliti i Comuni, anche le nove Province dell’Isola faranno la stessa fine? Di fatto, si sta profilando uno scenario inedito: una Regione in default, i Comuni e le Province della stessa Regione in default. Tutto voluto da Roma, da un governo nazionale - il governo Renzi - espressione piena della volontà tedesca. Tutto pronto per i saldi di fine stagione…
Ma prima di addentrarci nei ‘numeri’ di Regione, Comuni e Province torniamo a Palazzo Reale. Strano per quanto possa sembrare, piaccia o no, certi restauri, nel Palazzo Reale di Palermo, sono stati fatti in accordo ai desideri dei tedeschi (e in parte anche con i soldi tedeschi). Piaccia o no, ma nella piazza del Parlamento, come già accennato, non si parcheggia più. E piaccia o no, è di qualche giorno fa l’annuncio del presidente del Parlamento siciliano, Giovanni Ardizzone, di una nuova pavimentazione della stessa piazza del Parlamento. Eliminando l’asfalto. Proprio come sarebbe stato auspicato, già da tempo, dalla leggenda metropolitana che vede i tedeschi come protagonisti di vicende siciliane...
Il Palazzo Reale agli eredi di Federico Barbarossa - oggi frutto di una leggenda metropolitana - si incrocia con fatti che leggende metropolitane non lo sono affatto. Parliamo di vicende che prendono l’avvio ad Agrigento e ad Enna nella seconda metà degli anni ’80, quando era già programmata la caduta del Muro di Berlino, Tangentopoli e la trappola della moneta unica europea. L’interesse dei tedeschi per la Sicilia risale a quegli anni. E’ allora che i teutonici decidono che la Kainite custodita nel sottosuolo siciliano (nelle miniere dell’Agrigentino e dell’Ennese: per esempio, a Pasquasia) non dovrà essere sfruttata per non creare problemi alle industrie tedesche che operano nel mercato dei fertilizzanti. E così sarà.
miniera
Piaccia o no, ma è da allora che la Sicilia chiude il capitolo della Kainite, un minerale ricco di cloruro di potassio e solfato di magnesio. Da allora non ha chiuso i battenti solo la miniera di Pasquasia, in provincia di Enna: da allora, in Sicilia non si parla più dei solfati. La ‘verticalizzazione’ della produzione (estrazione dei minerali nell’Ennese e nell’Agrigentino e lavorazione nell’area industriale di Siracusa), ipotizzata alla fine degli anni ‘80 dall’ex assessore regionale all’Industria, Luigi Granata, finisce nel ‘dimenticatoio’. A fine anni ’80 chiude la miniera di Pasquasia. E si bloccano anche i progetti per la valorizzazione dei minerali del sottosuolo agrigentino. Aperte resteranno soltanto due miniere di salgemma: la miniera di Realmonte, in provincia di Agrigento, e la miniera arroccata sulle Madonie. Entrambe gestite dall’Italkali, società sulla quale, da sempre, i tedeschi (e non solo loro) hanno gettato gli occhi.
Di solfati non si parlerà più. E infatti ancora oggi la Kainite rimane nel sottosuolo dell’Isola. Attenzione: non ci stiamo inventando nulla. Agli atti, per chi non crede a quello che scriviamo, c’è un discorso tenuto a Sala d’Ercole - l’aula di Palazzo Reale dove si riunisce il Parlamento siciliano - da Guido Virzì, all’epoca deputato di Alleanza nazionale. Virzì fa nomi e cognomi delle società e dei personaggi tedeschi che allora bloccavano (e che ancora oggi bloccano) l’estrazione della Kainite dal sottosuolo siciliano. Se l’intervento di Virzì - che comunque è esaustivo - non dovesse bastare, ci sono, sempre agli atti, i tentativi di alcuni sindacalisti agrigentini che, più volte, hanno provato, senza successo, a rilanciare la questione dei solfati nella provincia di Agrigento.
Un’altra storia strana va in scena a Torre Salsa, una Riserva naturale costiera, sempre in provincia di Agrigento, che si distende lungo il litorale che corre tra Siciliana marina ed Eraclea Minoa. Torre Salsa - gestita dal WWF - è una Riserva naturale particolare. Che insiste, per il 90 per cento della superficie (quasi 800 ettari), su fondi privati. Coltivati a vigneti e ulivi. Una Riserva che piace molto ai tedeschi.
Ebbene, da qualche anno sembra che gli agricoltori che operano dentro la Riserva naturale di Torre Salsa siano oggetto di interessi strani e insistenti. Sembra che incontrino difficoltà nell’esercitare l’attività agricola. E sembra che non manchino i personaggi disposti ad acquistare i loro terreni. E sono in tanti, oggi, a chiedersi: ma chi ha interesse ad acquistare i terreni che insistono in una Riserva naturale? Per fare che cosa, poi?   
Torre Salsa, ovviamente, è una digressione. O quasi. Il tema resta la Sicilia. E la sua disastrosa situazione finanziaria provocata da Roma. E’, forse, sotto questa luce che va vista l’azione portata avanti nell’ultimo anno dal governo nazionale di Matteo Renzi nell’Isola? Una domanda che chiama altre domande: ci sono dubbi sul fatto che Renzi sia schierato con la Germania della signora Angela Merkel? e ci sono dubbi sul fatto che Roma stia facendo il possibile - e forse anche l’impossibile - per far fallire la Regione siciliana? Certo, i giornali nazionali non scrivono che lo Stato, nell’ultimo anno, ha scippato alla Regione quasi 10 miliardi di euro. E nemmeno i Tg trattano tale argomento. Anzi, le informazioni sulla Regione siciliana che passano, a livello nazionale - complici anche forze politiche come la Lega - sono altre (come potete leggere qui). Ma i numeri sono numeri e la realtà non si può alterare.
Gli esponenti di Sicilia Nazione, in una conferenza stampa andata in scena due giorni fa, hanno detto che il governo nazionale vuole fare fallire la Sicilia entro il 2017, scaricando la responsabilità sull’Autonomia speciale della Sicilia. In realtà, la Regione siciliana non potrà mai arrivare al 2017. Al Bilancio 2015, infatti, sono venuti meno da 600 a 700 milioni di euro di fondi ex Fas. Soldi che lo Stato, sulla carta, stanzia per le regioni meridionali, ma che ogni anno vengono sistematicamente dirottati, tutti o in buona parte, alle Regioni del Centro Nord, come sta avvenendo, proprio quest’anno, con 5 miliardi di euro di fondi Pac: risorse finanziarie del Mezzogiorno finite, nel 90 per cento dei casi, a titolo di sgravi fiscali, alle imprese del Centro Nord del Paese.
Non solo. C’è anche da coprire il ‘buco’ di un miliardo e mezzo di euro 2014. Insomma, la Regione siciliana
Palazzo Reale







Palazzo Reale
potrà al massimo arrivare al dicembre di quest’anno, in un probabile quadro di disordini sociali. Perché i 300 milioni di euro che il governo Renzi sta restituendo alla Sicilia (meno di un trentesimo dei soldi che ha scippato all’Isola) serviranno, a malapena, a pagare le retribuzioni a una parte dei soggetti rimasti scoperti. Non è un caso che il plenipotenziario di Renzi in Sicilia, l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, stando almeno a indiscrezioni, vorrebbe togliere il disturbo per tonare nella sua bella e massonica Toscana. Se non altro perché in una Sicilia ridotta senza soldi dal governo Renzi il clima si sta facendo pesante…
Anche il PD siciliano, in verità, avrebbe voluto chiudere l’esperienza di Rosario Crocetta alla presidenza della Regione. Le dimissioni dell’assessore alla Salute o Sanità che dir si voglia, Lucia Borsellino, erano cadute a fagiolo. Considerato il tono ‘morale’ dell’addio della Borsellino al governo, i vertici del Partito Democratico dell’Isola, coscienti di aver portato allo sbaraglio la Sicilia, avrebbero voluto dissociarsi da Crocetta, scaricare su di lui la responsabilità dello sfascio della Regione per provare, magari, a far dimenticare a 5 milioni di siciliani che loro governano la Sicilia dal 2008.
Si racconta che sull’accelerazione della crisi in Sicilia, per rimandare Crocetta a Gela, era d’accordo anche Renzi. Ma, a un certo punto, è arrivato l’alt. Da parte di chi? Non si capisce. Si sa solo che, a un certo punto, da Roma è arrivato l’ordine di mettere una pezza e andare avanti con il governo Crocetta. Da qui la designazione del capogruppo del PD al Parlamento siciliano, Baldo Gucciardi, all’assessorato alla Salute al posto della Borsellino. E di Antonello Cracolici a capogruppo.
Insomma, si andrà avanti fino a dicembre. O forse fino ai primi mesi del prossimo anno. Ma è chiaro che con un ‘buco’ finanziario di 2 miliardi di euro non si potrà fare il Bilancio regionale 2016. Anche perché Renzi ha pronto il solito accantonamento da un miliardo di euro da prelevare dalle entrate regionali. In queste condizioni - con 3 miliardi di euro che mancano all’appello - la fine anticipata della legislatura del Parlamento siciliano è assicurata. Ma prima di far fallire la Sicilia - e questo potrebbe spiegare il rinvio di sei o sette mesi della dichiarazione ufficiale di default della Regione siciliana - bisogna fare fallire i Comuni siciliani. Se non tutti, almeno la maggioranza. A partire dai più importanti. Fantapolitica? Non esattamente.
Nella primavera scorsa, in occasione dell’approvazione della legge di stabilità regionale (leggere Bilancio e Finanziaria regionale 2015), era stato stabilito che nei Comuni siciliani il Decreto legislativo n. 118 del 2011 e il Decreto del Ministero dell’Economia del 2 aprile di quest’anno (agevolazioni incluse) sarebbero stati applicati a partire dal 2016. Il passaggio è centrale. Stiamo parlando dell'armonizzazione dei sistemi contabili degli enti locali e rispettivi enti e organismi strumentali. Semplificando al massimo, possiamo dire che, fino ad oggi, l’attuale normativa in vigore ha consentito ai Comuni siciliani di nascondere una parte consistente dei propri bilanci. Un esempio può essere rappresentato dai bilanci delle società collegate del Comune di Palermo. Ebbene, come hanno certificato (e scritto!) i revisori dei conti a commento del bilancio consuntivo 2014, il Comune di Palermo nasconde i numeri reali - cioiè i 'buchi' finanziari - delle proprie società collegate (come potete leggere qui).
Con l’applicazione del Decreto legislativo n. 118 tutti i Comuni siciliani dovranno rendere noti i veri ‘numeri’ delle proprie società collegate. E inserirli nel bilancio 2015. E questo già di per sé potrebbe avere effetti devastanti su un gran numero di Comuni dell’Isola. Ma c’è di più. Sempre semplificando al massimo, tutti i Comuni, entro la fine di questo mese dovranno accertare i residui attivi e passivi e fare ‘pulizia’. Il problema - serio - si porrà per i residui attivi, cioè per somme che i Comuni hanno messo fra le entrate pur sapendo che si tratta di entrate fantasiose o fittizie.
Con l’applicazione del Decreto 118, ogni Comune dovrà individuare queste entrate fantasiose o fittizie ed eliminarle dal proprio bilancio. Ovviamente non potrà farlo tutto in un colpo. Nel senso che non potrà anticipare con soldi 'freschi' i residui attivi che toglierà dal bilancio. La legge consente il ricorso a un piano di ammortamento trentennale. Ma, nonostante l’ammortamento, la ‘botta’ sarà terribile, perché, a partire dal 2016, verranno a mancare entrate che, bene o male, facevano gioco e consentivano l’approvazione di bilanci in parte fittizi, ma a norma di legge. Adesso, per molti Comuni siciliani si potrebbe profilare uno scenario greco: tagli tutti e subito: perché in assenza di entrate, piaccia o no, bisognerà ridurre drasticamente le spese.
Non osiamo immaginare cosa potrebbe succedere, per esempio, a Palermo, a Catania e a Messina. Fino ad oggi i tre sindaci di queste città - Leoluca Orlando, Enzo Bianco e Renato Accorinti - sono stati bravi, anzi bravissimi a tenere in piedi i rispettivi Comuni. Ma con l’applicazione del Decreto 118 lo scenario potrebbe diventare ingestibile.
Il ciclone 118, con molta probabilità, travolgerà anche le nove Province siciliane. Fino a dieci giorni fa il Parlamento siciliano avrebbe dovuto completare la riforma di questi enti intermedi. Dando vita ai nove Consorzi di Comuni e alle aree-città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ma siccome i Consorzi di Comuni e le aree-città metropolitane dovrebbero prendere sostanza dai Comuni, fallendo questi ultimi… Insomma il cataclisma finanziario che potrebbe abbattersi sui Comuni dell’Isola renderebbe inutile il completamento della riforma delle nove Province siciliane, perché il fallimento sarebbe generale.      
Resta da capire perché il Parlamento siciliano, che ad aprile aveva deciso (e votato) di rinviare al prossimo anno l’applicazione del 118 (con il tacito impegno che nel 2016 l’applicazione di tale Decreto sarebbe stata rinviata nel 2017 e poi nel 2018…) abbia deciso, improvvisamente, di applicarlo a tamburo battente entro la fine di questo mese, contraddicendo una decisione assunta tre mesi fa che era stata concordata con l'ANCI Sicilia. Che è successo? Sembra che l’ordine di applicare il 118 sia partito da Roma. Perché?
Qui torniamo allo scenario inedito: default della Regione siciliana, probabile default di tanti Comuni, default delle nove Province dell’Isola. In pratica, l’azzeramento della democrazia senza colpo ferire. Perché il commissariamento di Regione, Comuni e Province sarebbe nelle cose. Se ciò dovesse avvenire sarà interessante capire - sotto il profilo della tecnica e della sociologia dell’informazione - come faranno Renzi e il ‘suo’ PD a scaricare sulla Sicilia (o sull’Autonomia siciliana, come direbbe il movimento degli indipendentisti siciliani, Sicilia Nazione) responsabilità che sono del governo nazionale. Perché è il governo nazionale che sta facendo fallire la Regione. Ed è sempre il governo nazionale che, direttamente e indirettamente, sta mandando in default i Comuni e le Province della Sicilia.
Certo, i Comuni dell’Isola si sono incasinati finanziariamente con la gestione dei rifiuti. Ma non è certo il miliardo e 800 milioni di euro di debiti dei Comuni verso i titolari delle discariche (che sono gestite da privati e, in minima parte, anche pubbliche) che potrebbe determinare il default dei Comuni. Che invece potrebbe essere determinato dalla drastica riduzione dei trasferimenti di Stato e Regione (e nel caso della Sicilia, dalla mancata applicazione della legge nazionale sul federalismo fiscale: perequazione fiscale e infrastrutturale che Roma non ha ancora riconosciuto ai Comuni dell’Isola) e, adesso, dall'applicazione del Decreto legislativo 118.
A conti fatti, senza tutto il clamore che sta suscitando la Grecia, la Sicilia potrebbe cambiare ‘dominazione’. Scherzandoci su non è un mistero che siano in tanti i siciliani ad essere convinti che la peggiore ‘dominazione’, per l’Isola, sia stata proprio l’ultima: quella italiana. Del resto - sempre ‘scherzando’ - diventare un Lander tedesco potrebbe essere una soluzione. Anche se i teutonici potrebbero avere qualche problema a ‘digerire’ Lsu, ex Pip di Palermo, trattoristi dell’Esa e precari vari…
Si racconta che, oltre a Palermo, i tedeschi avrebbero dato uno sguardo anche a Catania. Dicono che sarebbero rimasti un po’ impressionati dal fatto che nella città Etnea mangiano la carne di cavallo. Mentre non avrebbero trovato strana la ricotta salata o il pecorino sugli spaghetti al nero di seppia. Sarebbero rimasti colpiti anche dal grande potere di Mario Ciancio (che casualmente, di questi tempi, non attraversa uno dei suoi migliori periodi, come potete leggere qui). Detto questo, il Castello Ursino li avrebbe lasciati senza fiato!
Di Messina i tedeschi non avrebbero capito il perché di tanti massoni e di tante logge massoniche. “Troppi incappucciati”, avrebbero sussurrato. Il pesce stocco alla messinese gli sarebbe andato di traverso. Mentre le olive verdi ripiene con la mollica di pane bagnata li avrebbe conquistati…   

Rifiuti in Sicilia/Angelini: “Un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”

Giulio Ambrosetti


14 Jul 2015

La denuncia è del docente universitario Aurelio Angelini: 200 milioni di euro per le bonifiche spariti senza bonificare nulla. Oltre un miliardo di euro gestito con affidamenti diretti, senza bandi pubblici. Per avere, alla fine, i rifiuti non raccolti per le strade. Discariche quasi tutte fuori legge. Raccolta differenziata a bassi livelli. I grillini attaccano l'Unione Europea che non 'vede' gli imbrogli siciliani 


Nei mesi scorsi, in occasione della formazione del terzo governo regionale di Rosario Crocetta, un magistrato presso la Procura della Repubblica di Palermo, Vania Contraffatto, è stata chiamata, in qualità di assessore, ad occuparsi di rifiuti. Sin dalle prime battute l’assessore annunciava una svolta nella gestione di un settore che in Sicilia, nell’anno di grazia 2015, è ancora imperniato sulle discariche, in buona parte private.
Ebbene, c’è stata questa svolta? A giudicare da quello che scrive Aurelio Angelini sulla sua pagina facebook (come potete leggere qui), non solo la svolta annunciata dall’assessore Contraffatto non c’è stata, ma la situazione è peggiorata. Per il governo della Regione retto da Crocetta e per l’assessore Contraffatto la ‘botta’ è forte. Perché Aurelio Angelini nella vita fa il docente universitario di Sociologia dell’ambiente e del territorio: in pratica, è uno dei massimi esperti in Sicilia in materia di raccolta e gestione dei rifiuti. Vediamo cosa scrive il professore Angelini.
La partenza non annuncia nulla di buono: “Rifiuti: siamo caduti nel baratro, ovvero le principali dieci criticità e inghippi che rendono la gestione inestricabile, per via di una matassa arruffata che sapientemente hanno messo in piedi decisori politici e dirigenti: incapaci e corrotti”.  
Prima criticità. “La Sicilia - scrive il docente universitario - è l'unica regione che non dispone di un Piano
Aurelio Angelini







Aurelio Angelini
‘ordinario’ dei rifiuti”, piano previsto dall’articolo 199 del decreto Legislativo n. 192 del 2006 e dall’articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2010”. A questo punto Aurelio Angelino dà la prima notizia: il Piano ordinario dei rifiuti è lo “strumento principe per la programmazione e la gestione del ciclo della valorizzazione industriale dei rifiuti e, per tale inadempienza, non potremo utilizzare i fondi europei perché non disponiamo di questo strumento”. Insomma, sta per partire la Programmazione dei fondi europei 2014-2020. Ma la Sicilia, almeno per ciò che riguarda i rifiuti, non potrà utilizzare queste risorse finanziarie.   
Seconda criticità. “E’ pubblicato sul sito web del dipartimento Regionale dei Rifiuti - scrive il docente universitario - un Piano di gestione di rifiuti urbani di rango amministrativo emergenziale e relativo ai soli urbani senza Piano delle bonifiche, Piano dei rifiuti speciali e speciali pericolosi. Questo Piano emergenziale non è stato mai emanato dal Commissario delegato e non è mai stato pubblicato in GURS (Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana), procedure queste indispensabili per poter sostituire nell’emanazione del Piano, un organo costituzionale come la Regione e rendere pubblica, e quindi, anche impugnabile, la vigenza di questo strumento”. In pratica, siamo davanti a una violazione di legge. Con metodi proditori si impedisce ai cittadini di impugnare questo Piano davanti a un giudice.  
Terza criticità. “Circa duecento Piani di Raccolta Comunali - osserva ancora il professore Angelini - sono stati presentati e approvati dal dipartimento dei Rifiuti (il riferimento è al dipartimento regionale dei Rifiuti ndr) senza avere i requisiti stabiliti dalla legge regionale n. 3 del 2013. La stragrande maggioranza delle 18 SRR, non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito, al quale dovevano attenersi gli ARO, per la redazione dei Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata (l’ARO è un’istituzione giuridica non prevista dalla legge e introdotta surrettiziamente amministrativamente)”.
Vania Contraffatto







Vania Contraffatto
Questo passaggio merita un approfondimento. In Sicilia sono stati istituiti gli ATO rifiuti, Ambiti territoriali Ottimali, società per azioni costituite tra Comuni che sono state gestite dai sindaci. Queste società, tra assunzioni a ruota libera (circa 13 mila addetti assunti) e gestioni clientelari varie hanno accumulato, in meno di un decennio, debiti pari a circa 1,8 miliardi di euro (stima che forse è in difetto). Debiti che, in buona parte, sono a carico dei gestori privati dalle discariche, visto che in Sicilia, complice anche la mafia dei colletti bianchi, come già ricordato, il sistema rifiuti è ancora oggi incentrato sulle discariche.
A un certo punto gli ATO rifiuti sono stati posti in liquidazione. Ma i problemi non sono finiti, se è vero che i debiti sono passati da 1,4 miliardi di qualche anno fa ai già citati 1,8 miliardi di euro odierni. A questo punto è intervenuta la riforma, con l’istituzione delle SRR, sigla che sta per Società di Regolamentazione dei Rifiuti. Su questo fronte il professore Angelini ci dà un’altra notizia: le SRR “non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito”. A questo Piano di gestione d’ambito che non c’è avrebbero dovuto attenersi gli ARO, sigla che sta per Ambiti di Raccolta Ottimale. Gli ARO avrebbero dovuto redigere i Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata. Peccato che gli ARO, come fa notare il docente universitario, sono istituzioni giuridiche “non previste dalla legge”, introdotte in modo surrettizio con atti amministrativi (forse ci sarebbe voluta una legge?).  
“Difatti - prosegue sempre il docente universitario - la legge regionale n. 3 del 2013 dispone che i Comuni possono provvedere ai soli Piani di raccolta che devono essere coerenti con il Piano d’ambito della SSR e redatti in base agli obiettivi di legge della raccolta differenziata; ed inoltre stabilisce che, per essere approvati dalla Regione, i Piani di Raccolta, devono essere ‘allineati’ al Piano d’ambito delle SRR e che tali Piani, non devono comportare nuovi oneri”. “Ebbene - scrive sempre il professore Angelini - nessun piano economico è stato presentato correttamente, in quanto non vengono indicati tutti i costi reali che i Comuni dovranno sostenere per la gestione dei rifiuti: a) oneri per il Piano di raccolta; b) oneri pro-quota dei Comuni per la partecipazione obbligatoria alle SRR; c) oneri pro-quota del debito delle Società d’ambito in liquidazione di cui i Comuni sono soci (il riferimento è agli ATO rifiuti). Queste tre voci concorrono a stabilire il costo complessivo su cui il Comune dovrà stabilire la TARSU/TIA/TARI, a cui va aggiunto il successivo quanto previsto dal DL 78/2015, vedi punto 10”.
I Comuni, insomma, non hanno fatto chiarezza. E la Regione siciliana è ancora meno chiara dei Comuni. Peccato che questa mancanza di chiarezza riguardi il calcolo della TARI, la Tassa sull’immondizia che, in Sicilia, in media, è tra le più alte d’Italia! Poi il professore Angelini ci dice che, da vent’anni, la realizzazione degli impianti pubblici per la gestione dei rifiuti sono bloccati: e infatti in Sicilia, come già ricordato, si va avanti con le discariche private e con una risibile percentuale di raccolta differenziata (chissà perché: magari c’è di mezzo la mafia? ma va!).
Quarta criticità. “Il sistema pubblico è bloccato - da due decenni - per la realizzazione degli impianti pubblici necessari alla gestione dei rifiuti e le richieste di autorizzazione dei privati, il sistema autorizzatorio non risponde, con le sole eccezioni raccontate dalla cronaca giudiziaria”.
Per ciò che riguarda le autorizzazioni per avviare gli impianti, insomma, Angelini accenna alla “cronaca giudiziaria”: chiarissimo il riferimento a un’inchiesta che coinvolge i titolari di discariche private e dipendenti pubblici che intascavano tangenti in cambio di autorizzazioni.
Quinta criticità. “Il 90% circa dei rifiuti finisce in discarica", per la precisione, in discariche "per lo più non conformi alla legge", che "vengono autorizzate attraverso discutibili ordinanze emergenziali, ad abbancare' fuori 'colmatura' e nonostante ciò, per la mancata programmazione e realizzazione dell'impiantistica, tra pochi mesi il caos riguarderà tutta la Sicilia”. In pratica, spiega il docente universitario, il 90 per cento dei rifiuti della Sicilia finisce nelle discariche. Le discariche sono quasi tutte fuori legge e vengo autorizzate nel nome dell’emergenza: emergenza che consente, spesso, di aggirare le leggi. I rifiuti vengono “abbancati”, cioè sotterrati, “fuori colmatura”: in pratica, si sotterrano più rifiuti di quanto una discarica ne potrebbe contenere. Uno scenario che, tra qualche mese, a detta del docente, getterà la Sicilia nel caos.  
Sesta criticità. “Almeno 200 milioni di euro - sottolinea il docente universitario - sono stati spesi per le bonifiche delle discariche abbandonate che incombono sui corpi idrici dell’Isola (circa 1000 discariche) e nessuna di queste è stata mai bonificata, ma nel contempo un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”. Con eleganza, il professore Angelini ci dice - e lo dice anche a un magistrato, la dottoressa Vania Contraffatto, oggi, come già ricordato, assessore regionale del governo Crocetta con delega alla gestione dei rifiuti - che si sono ‘fottuti’ 200 milioni di euro: i soldi, infatti, sono spariti, ma le discariche non sono state bonificate. Queste discariche non bonificate rischiano di inquinare alcune falde idriche della Sicilia. Il tutto mentre “un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”.  
Settima criticità. “Più di un miliardo di euro - scrive sempre il docente universitario - è stato sprecato dai regimi commissariali: rifiuti, acque e dissesto idrogeologico. I vari responsabili hanno fatto sfolgoranti carriere e acquisito pensioni d’oro, ma i risultati sono: il dissesto del territorio che si è accentuato; i rifiuti che ci sommergono e siamo pure in procedura d’infrazione per la mancata depurazione delle acque”. In Sicilia si abbonda con i commissariamenti nel nome dell’emergenza. E quando ci sono le emergenze le leggi vengono travolte e gli appalti vengono affidati senza ricorso ad evidenza pubblica. E’ quello che, da anni, denuncia l’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, sia per la gestione dei rifiuti, sia per la gestione dell’acqua. In pratica, appalti per centinaia di milioni di euro affidati senza gara pubblica. Risultato, come osserva il professore Angelini: rifiuti non raccolti nelle strade della Sicilia, soldi spariti e dirigenti pubblici arricchiti.   
Ottava criticità. Qui il professore Angelini spiega come, tra qualche anno, gli ignari cittadini siciliani verranno chiamati a pagare con un aumento delle tasse le ruberie andate in scena in questo settore: “La situazione debitoria delle Società d’ambito (cioè dei già citato ATO rifiuti ndr), in cui operano dodicimila dipendenti - il doppio di quelli necessari - a Giugno 2015 ha raggiunto 1,3 miliardi di euro (in realtà, come già ricordato, la stima del professore Angelini potrebbe essere in difetto: tanto che si parla di un indebitamento pari a 1,8 miliardi di euro ndr). I Comuni dovranno assumere attraverso gli ARO il doppio del personale necessario, ripianare la situazione debitoria pro-quota, oltre a contribuire ai servizi delle SRR e ai costi dei Piani di raccolta (nella migliore delle ipotesi i costi per i cittadini contribuenti verranno raddoppiati)”. Insomma: i siciliani non solo pagano l’IMU e l’IRPEF e lIRAP più ‘salate’ d’Italia, ma tra qualche anno, grazie alla ‘Malasignoria’ che imperversa nel mondo dei rifiuti siciliani, pagheranno una TARI (che è già tra le più alte d’Italia) raddoppiata!
Nona criticità. “Il 50% delle cartelle esattoriali per i rifiuti - scrive il professore Angelini - non vengono pagate (evasione al 52%); chi paga si fa carico due volte, in quanto gli evasori gravano sul bilancio del Comune e sulla fiscalità generale”.
Decima criticità. “A partire da quest’anno - scrive sempre il docente universitario - tra le componenti di costo della tassa sui rifiuti vanno considerati anche i mancati ricavi della stessa tassa sui rifiuti, relativi a crediti risultati inesigibili con riferimento ai precedenti ‘regimi’. Lo stabilisce il Decreto legislativo n. 78 del 2015, in vigore dal 20 giugno 2015”. In pratica, siamo davanti a un altro ‘regalo’ del governo Renzi: i crediti risultati inesigibili verranno caricati sul ‘groppone’ dei cittadini siciliani che possono pagare, in stile Troika...
Sui disastri in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia - e sulle responsabilità della Commissione Europea -
Claudia Mannino







Claudia Mannino
intervengono l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao, e la parlamentare nazionale, sempre del Movimento 5 Stelle, Claudia Mannino. "La Commissione Europea in risposta ad una nostra interrogazione - scrivono i due parlamentari - finalmente cala il velo di ipocrisia che fino ad oggi ha tenuto nei confronti della situazione delle discariche in Italia, ed in particolare in Sicilia, adeguandosi all'interpretazione univoca della normativa europea fornita dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea lo scorso ottobre con la sentenza sulla discarica di Malagrotta in Lazio”.
Insomma, dicono i due parlamentari, per non disturbare i ‘manovratori’ a Bruxelles, fino ad oggi, hanno fatto finta di non vedere quello che succede in Italia e, soprattutto, in Sicilia. “Ad oggi, nonostante le nostre plurime denunce - sottolineano i deputati - non comprendevamo per quale motivo la Commissione Europea facesse finta di non vedere che la situazione condannata dalla Corte è la stessa in moltissime altre realtà sparse per l'Italia.  E di certo la Commissione, garante dell'attuazione della normativa europea, non può permettersi un comportamento differente per situazioni analoghe. Abbiamo chiesto alla Commissione Europea con una interrogazione urgente di avviare immediatamente una procedura nei confronti dell'Italia per costringere la Sicilia ad interventi tempestivi con un cronoprogramma definito e pubblico. Lo stesso governo regionale ha ammesso che solo il 40% dei rifiuti siciliani ha un trattamento secondo legge, il resto finisce in discarica con enormi danni ambientali e connessi costi per la collettività. Anche alla luce di ciò - concludono i portavoce M5S - la Commissione dovrà inoltre spiegare perché nonostante la nostra denuncia del febbraio 2015, finora non è intervenuta".

RIFIUTI IN SICILIA/ ANGELINI: “UN COMITATO D’AFFARI SI È SPARTITO INCARICHI E CONSULENZE”

RIFIUTI IN SICILIA/ ANGELINI: “UN COMITATO D’AFFARI SI È SPARTITO INCARICHI E CONSULENZE”,CROCETTA ,MARINO,CATANZARO,LUMIA,FARAONE,CONTRAFFATO

Il pianto di Crocetta: "Non ho sentito quella frase, sofferenza ingestibile"

"Di questa storia non ne so nulla, sono addolorato. Mi sono autosospeso perché non voglio dare la sensazione di essere legato al posto. Non ho mai sentito quella frase su Lucia Borsellino". Così il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta sull'intercettazione telefonica con il medico personale Matteo Tutino, che avrebbe pronunciato la frase "va fatta fuori come suo padre", riferendosi all'ex assessore alla Sanità regionale, figlia del giudice assassinato il 19 luglio 1992.






Intervista di Claudia Accogli































































































































Crocetta, Rita Borsellino: "Squallore, vogliamo la verità"

"Oggi penso all'ultimo discorso di Paolo, sofferto, duro, oggi mi veniva in mente una frase pronunciata da mio fratello 'qualche giuda...'". Rita Borsellino, la sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel '92, commenta il caso Crocetta nell'atrio di Casa Professa di Palermo, dove per l'ultima volta parlò pubblicamente suo fratello, durante una conferenza. "E' l'ennesimo buco nero di Palermo, voglio verità. Mi ha colpito lo squallore di questa vicenda", dice la Borsellino.




di Giorgio Ruta
















































































































Crocetta si autosospende: "Vado in procura, sono io la vittima

Il governatore Rosario Crocetta, dopo la pubblicazione delle intercettazioni su un dialogo con il suo medico che dice la frase “questa Borsellino deve saltare in aria come suo padre”, annuncia di autosospendersi dalla carica di presidente della Regione e nomina reggente l’assessore alla Sanità Baldo Gucciardi: “Voglio difendere la mia onorabilità”


(di Antonio Fraschilla e Giorgio Ruta)































































































L'avvocato di Crocetta in procura: verifiche sulla intercettazione

Vincenzo Lo Re, legale del presidente della Regione Rosario Crocetta si è presentato a palazzo di giustizia e ha incontrato il procuratore capo di Palermo, Franco Lo Voi: "Mi ha detto che sono in corso verifiche sulla esistenza di questa intercettazione e che ci sarà un comunicato ufficiale"




di Giorgio Ruta















































































Bolzoni: "Quel silenzio di Crocetta"

Il governatore della Sicilia nella bufera dopo la telefonata con il medico Matteo Tutino, che nell'intercettazione rivelata dall'Espresso avrebbe detto: "Lucia Borsellino va fatta fuori, come suo padre". Il commento di Attilio Bolzoni: "Il silenzio di Crocetta davanti a quelle parole è imperdonabile. Come non si possono perdonare la sua antimafia da operetta e i danni incalcolabili che ha fatto alla Sicilia".
























































Tutino e le vecchie piaghe della sanità siciliana

Di sanità, in Sicilia, si
muore. Non nelle corsie di ospedale ma nei corridoi della politica. Non è un
caso se gli ultimi tre Governatori della Regione – Salvatore Cuffaro, Raffaele
Lombardo e Rosario Crocetta – hanno dovuto fare i conti con il “pianeta
sanità”, che infetta anziché guarire le piaghe della politica e della società
siciliana.
Matteo Tutino – 54 anni
anni, chirurgo plastico ed estetico di fama internazionale, 14 pagine di
curriculum vitae sul sito Internet degli Ospedali Riuniti di Palermo e una coda
sterminata di amicizie altolocate in ogni salotto, da Palermo a Milano, da
Bruxelles a New York, da Praga a Città del Messico – è solo l’ultimo anello di
una catena sanitaria che prima si snoda e poi strangola. Tutino non è solo il
medico personale di Crocetta ma anche di magistrati, dirigenti delle Forze
dell'ordine, politici, imprenditori e professionisti inseriti nelle caselle
chiave della diplomazia siciliana.
Nemmeno il tempo di
scalare il vertice del reparto di chirurgia plastica del centro traumatologico
Villa Sofia di Palermo il 17 settembre 2013, che ad attenderlo c’è una raffica
di ricorsi contro la sua nomina (ma il Tar gli diede ragione). Una tempesta in
un bicchiere d’acqua se paragonata a quanto accadrà il 29 giugno di quest'anno,
quando Tutino viene arrestato con l'accusa di falso, abuso d’ufficio, truffa e
peculato. La Procura di Palermo – in un filone che si ramifica in più rivoli –
gli contesta un intreccio tra incarichi pubblici e affari privati.
Del resto la sanità in
Sicilia se non è tutto è molto. È cura e malattia al tempo stesso, con miliardi
di deficit che ballano nei bilanci ed un piano di rientro siglato il 31 luglio
2007, a causa di una spesa incontrollabile e di una macchina impazzita alle
quali, da ultima, ha tentato di porre argine e rimedi Lucia Borsellino,
primogenita del giudice assassinato 23 anni fa in Via D’Amelio con cinque
uomini di scorta. Una spesa che attira mafia e corruzione come mosche e che
continua ad alimentare anno dopo anni i sistemi criminali.
L’ultima fotografia, scattata
dalla Corte dei conti sull’esercizio finanziario 2014, non lascia dubbi. Nel
giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Siciliana, il
procuratore generale Diana Calaciura Traina, da pagina 14 accende i riflettori
su un mondo che nel 2014 ha speso 9, 168 miliardi, il 46% del totale della
spesa regionale (19,9 miliardi), che sale al 54% se si considera l’aggregato.
Tuttavia la spesa sanitaria, considerata per funzioni-obiettivo, è stata di 11,
8 miliardi, contro gli 11 del 2013. Insomma: invece di scendere, sale. A
dispetto del piano di rientro dal deficit.
Una parte rilevante della
spesa riguarda il personale, che a fine 2014 si attestava a 48.530 unità di cui
43.975 a tempo indeterminato e 4.555 a tempo determinato. Nonostante questo
esercito di professionisti i siciliani continuano a curarsi anche fuori regione
(nel 2014 il saldo tra quanto speso per la mobilità passiva e quanto incassato
per quella attiva è stato negativo per 161 milioni) ma, soprattutto, continua
la corsa agli incarichi esterni. Il numero dei consulenti (sanitari e non) e
dei collaboratori nominati dalle aziende sanitarie e ospedaliere nel 2014 è
stato di 1.004 unità.
Anche Cuffaro e Lombardo
hanno fatto i conti con questo mondo. Il 22 gennaio 2011 Cuffaro – laureato in
Medicina, assunto nel 1989 all’Ispettorato regionale alla Sanità e in
aspettativa dal 1991, dopo essere stato per la prima volta eletto all’Assemblea
regionale – fu definitivamente condannato dalla Cassazione a sette anni di
reclusione. Nel procedimento vennero travolti, tra gli altri, Giuseppe
Guttadauro (aiuto primario di chirurgia), Michele Aiello (il “re” della sanità
privata siciliana), Salvatore Aragona e Domenico Miceli (medici).
Dopo di lui arrivò
Lombardo. Laureato in medicina con una specializzazione in psichiatria forense,
il 19 febbraio 2014 viene condannato in primo grado a sei anni e 8 mesi per
concorso esterno a Cosa nostra. Le sue frequentazioni con le aule di giustizia
sono retrodatate, però, al 22 aprile 1992: in un’inchiesta su presunte
irregolarità in un concorso pubblico all’Asl 35 di Catania, venne arrestato con
l’accusa di interesse privato in atti d’ufficio e abuso d’ufficio, condannato
in primo grado e assolto in appello.
Il 23 luglio ’94 venne
nuovamente arrestato per associazione a delinquere per un appalto da 48
miliardi di lire per i pasti all’ospedale Vittorio Emanuele II di Catania:
secondo l’accusa c’era un comitato d’affari ma i giudici non lo riconobbero e,
tra gli altri, Lombardo sarà assolto e gli sarà riconosciuto un indennizzo di
33mila euro per detenzione ingiusta.
C’è ancora qualcuno che si
meraviglia se ogni elezione che si celebra in Sicilia vede le liste piene di
medici candidati e i loro comitati elettorali pieni di clientes?
.Guardie o ladri








Villa Sofia, la
commissione Sanità dell’Ars vuole vederci chiaro L’indagine dei Nas riguarda
una decina di interventi




sequestro nas villa sofia





La commissione Sanità dell’Assemblea siciliana vuole vederci chiaro sull’inchiesta che coinvolge l’ospedale palermitano Villa Sofia. Il presidente Pippo Digiacomo (Pd) ha convocato la commissione, domani alle 12, per una “relazione sulle vicende giudiziarie afferenti l’azienda ospedaliere Villa Sofia-Cervello”; sarà ascoltata l’assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino.
I carabinieri del Nas stanno indagando su una decina di interventi chirurgici eseguiti dal primario del reparto di chirurgia plastica di villa Sofia, Matteo Tutino, indagato assieme al commissario straordinario dell’ospedale, Giacomo Sampieri, al direttore sanitario Maria Concetta Martorana e a Damiano Mazzarese, primario della Rianimazione.
Sotto inchiesta sono finiti alcuni interventi di Rinoplastica, fatti figurare, secondo gli inquirenti, come interventi di Settoplastica che possono essere rimborsati dal sistema sanitario nazionale.
Gli inquirenti stanno controllando anche le operazioni di Liposuzione e la riduzione del seno fatti passare come interventi funzionali. Gli uomini del Nas stanno valutando anche i titoli che hanno portato alla nomina di Tutino a Primario a Villa Sofia.
I reati contestati sono truffa, peculato e abuso di ufficio. Gli accertamenti riguardano alcuni interventi di rinoplastica, fatti figurare, secondo gli inquirenti, come interventi di settoplastica che possono essere rimborsati dal sistema sanitario. Gli inquirenti stanno controllando anche le operazioni di liposuzione e la riduzione del seno fatti passare come interventi funzionali. Gli uomini del Nas stanno valutando anche i titoli che hanno portato alla nomina di Tutino a primario dell’ospedale.
L’inchiesta è partita dall’esposto di Francesco Mazzola, medico di Villa Sofia che in questi mesi è stato sospeso. Nell’esposto vengono ripercorsi tutti quegli interventi finiti sotto la lente della procura. “Si comincia con metà febbraio del 2013 – si legge all’interno – quando il primario esordisce con due rinoplastiche facendo sì che due ricoverati con patologie serie attendessero altri due giorni. Secondo i dettami della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, in accordo con i Livelli Essenziali di Assistenza, l’unico intervento erogabile dal Servizio sanitario nazionale è la plastica del setto nasale o una deformità che vincoli la funzione respiratoria. Ogni modellamento di altre parti della piramide nasale non coinvolte nella funzione respiratoria è riconducibile a finalità di tipo estetico e, quindi, non erogabile dallo Stato”.
Adesso spetterà alla procura stabilire se effettivamente sono stati questi gli interventi. “Tutti gl’interventi di Tutino, – aggiunge l’esposto – anche quelli successivi a questi, vengono effettuati senza alcuna prenotazione della visita presso il Cup ed incuranti presso l’accettazione sanitaria dei criteri di priorità e di attesa da soddisfare, come richiesto dalla procedura dei Day Hospital”. Tra febbraio e marzo sono diversi gli interventi programmati.


http://www.si24.it/2014/03/26/villa-sofia-la-lente-dei-nas-su-una-decina-di-interventi/43929/



Villa Sofia, la commissione Sanità dell’Ars chiede l’azzeramento Borsellino: “Atto dovuto”. E il commissario si dimette
Si è dimesso Giacomo Sampieri, il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia Cervello, indagato nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla presunta truffa al sistema sanitario per false prestazioni rimborsate. Dimissioni arrivate quasi in contemporanea con la richiesta della Commissione Sanità dell’Ars di un provvedimento di revoca della nomina e l’annuncio dell’assessore alla Salute, Lucia Borsellino, che ha riferito che il documento era già pronto per essere firmato, parlando di un atto dovuto.
Secondo voci di palazzo, il commissario Sampieri ha discusso le sue dimissioni con il presidente della Regione Rosario Crocetta, che avrebbe condiviso la necessità del gesto. Sulla vicenda, al momento, il massimo riserbo delle Istituzioni: gli atti della seconda Commissione sono stati, infatti, secretati.
In assenza del commissario, le funzioni dovrebbero essere affidate al dirigente più anziano, come previsto dall’articolo 20 delle legge di riforma del sistema sanitario approvata nel 2009:  in questo caso il direttore amministrativo Daniela Faraoni. E’ probabile a questo punto che il nuovo vertice di Villa Sofia venga deciso nell’ambito delle nomine dei nuovi manager delle aziende sanitarie, senza cioè passare dalla nomina temporanea di un commissario.
Nella presunta truffa al sistema sanitario al centro dell’inchiesta sull’ospedale Villa Sofia ci sono quattro sanitari indagati: il primario del reparto di chirurgia plastica Matteo Tutino, il commissario straordinario Giacomo Sampieri, il direttore sanitario Maria Concetta Martorana e Damiano Mazzarese, primario della Rianimazione. I reati contestati sono truffa, peculato e abuso d’ufficio.
Gli accertamenti dei Nas, invece, riguardano alcuni interventi di rinoplastica, fatti figurare, secondo gli inquirenti, come interventi di settoplastica che possono essere rimborsati dal sistema sanitario. Gli inquirenti stanno controllando anche le operazioni di liposuzione e la riduzione del seno fatti passare come interventi funzionali.
I commissari dell’Ars, guidati dal presidente della Commissione, Pippo Digiacomo (Pd), hanno stigmatizzato il comportamento dei vertici dell’ospedale e hanno chiesto la nomina immediata di un nuovo manager che possa, una volta insediato, prendere provvedimenti anche per il comportamento del primario di chirurgia plastica, Matteo Tutino. Sulla vicenda la Commissione dell’Ars non ha intenzione di mollare la presa fino a che non sarà fatta luce. La Commissione ha anche preso atto di una situazione finanziaria “precaria” dell’azienda ospedaliera.



Altra tegola su Villa Sofia: sospesi due ortopedici per avere sbagliato intervento

Dovranno stare fermi per due mesi il direttore dell'unità operativa di Ortopedia, Claudio Castellano e un altro dirigente dello stesso reparto Antonio Jacobs. Hanno pure falsificato la cartella clinica


Immagine articolo - Il sito d'Italia
La malasorte sembra non abbandonare l'azienda ospedaliera "Villa Sofia-Cervello". Dopo la bufera scoppiata qualche giorno fa per la Chirurgia Plastica con tre avvisi di garanzia e le dimissioni dell'ex commissario straordinario, Giacomo Sampieri, adesso un altro episodio "macchia" l'immagine della già critica situazione in cui versano alcuni reparti dell'ospedale.
Stavolta al centro di un'indagine della Procura e condotta dai carabinieri del Nas sono finiti Claudio Castellano e Antonio Jacobs, rispettamente direttore dell'unità operativa di Ortopedia e dirigente medico della stessa struttura, i due medici interdetti per due mesi. Le indagini sono nate da un esposto anonimo giunto sia agli inquirenti sia allo stesso ospedale. I sanitari per coprire il loro errore avrebbero fatto risultare in cartella clinica una frattura bilaterale del collo del femore. I due medici sono accusati di falso. Le lesioni colpose, reato per cui si procede con querela di parte, non sarebbero ipotizzabili in assenza di una denuncia. La donna è morta tempo dopo l'intervento ma - sarebbe emerso dalle indagini - per altre cause.
Avrà sicuramente un bel da fare il neo commissario dell'azienda ospedaliera, Ignazio Tozzo che, martedì scorso insediandosi ha nominato anche i nuovi direttori sanitario e amministrativo: si tratta di Salvatore Requirez, per lui si tratta di un ritorno, e dell'avvocato Fabio Damiani proveniente dall'Asp di Palermo. E' uscita di scena, quindi Daniela Faraoni che non era stata minimamente intaccata dall'inchiesta che riguarda la Chirurgia Plastica.
Manager, tre mesi di rinvii  La sanità ostaggio della politica
Da tre mesi ormai, continua il balletto del "ci siamo quasi" sulla nomina dei nuovi direttori generali. E ogni giorno che passa, si rafforza il sospetto che logiche spartitorie prevarranno sul merito
PALERMO - Breve riassunto delle puntate precedenti. Il governo regionale deve nominare i nuovi 17 supermanager della Sanità. A dicembre 2012 si apre una procedura di selezione, con una valutazione affidata a una commissione di esperti. Ai primissimi di dicembre 2013 arriva il verdetto: sono 76 i candidati “promossi”, tra questi il governo dovrebbe pescare i nuovi direttori generali e chiudere la stagione dei commissari. Dopo un anno, finalmente tutto è pronto. Ma l'attesa non è finita. E comincia il balletto del ci siamo quasi. Che val la pena di riassumere passo dopo passo.

"Dobbiamo tenere conto di tanti elementi, oggi ne abbiamo uno in più, ed entro fine anno faremo una scelta che sarà di qualità". Lucia Borsellino, 5 dicembre 2013.

“La prospettiva e quella di iniziare l'anno con la nuova squadra del management delle aziende. Adesso che è stato pubblicato l'elenco dei candidati apprezzati dalla commissione, ci sono delle aspettative”. Lucia Borsellino, 10 dicembre 2013

“I manager della Sanità? Vogliamo introdurre grossi elementi di novità: non friggeremo sempre con lo stesso olio…”. Rosario Crocetta, 11 gennaio 2014

“Per i manager il governo intende muoversi all'interno del rinnovamento e della trasparenza privilegiando figure innovative e competenti. La nomina avverrà sulla base di criteri certi, che privilegino l'esperienza professionale e la capacità di innovazione. Tali criteri verranno illustrati nel giro di una settimana alla commissione sanità all'Ars e all'opinione pubblica, attraverso la stampa. Subito dopo si procederà alle nomine". Comunicato congiunto di Rosario Crocetta e Lucia Borsellino, 20 gennaio 2014

“C’è ancora qualcosa da limare, qualcosa da verificare, per esempio sui risultati ottenuti”. Rosario Crocetta, 22 gennaio 2014

“Ci siamo quasi, mancano ormai pochissimi giorni. Potremmo avere i nomi già la settimana prossima”. Lucia Borsellino, 22 gennaio 2014

“Al momento a me interessa sistemare le emergenze e le urgenze più scottanti. Certo, ne parlerò con Lucia Borsellino nei prossimi giorni. Ma le priorità sono altre. Non credo che crolli la Sanità siciliana se ritardiamo le nomine di un altro mese...”. Rosario Crocetta, 1 febbraio 2014.

“Siamo davvero agli sgoccioli. La prossima settimana è probabile che si porti a compimento il processo di selezione dei dirigenti”. Lucia Borsellino, 13 febbraio 2014

“Credo che almeno per i policlinici potremo già nominare i manager la prossima settimana. Per gli altri, servirà qualche altro giorno". Rosario Crocetta, 18 febbraio 2014

“I manager dei policlinici potremo, credo, annunciarli tra pochissimi giorni. Dovremo scegliere tra le terne proposte dai rettori delle Università che prendono parte alla gestione del Policlinico. Quindi, sarà il turno degli altri. Chiuderemo la partita tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo”. Rosario Crocetta, 24 febbraio 2014

"I manager verranno nominati la prossima settimana. Al momento, i temi della Finanziaria e delle Province hanno fatto da padroni". Lucia Borsellino, 24 febbraio 2014.

E così arrivammo al 7 marzo. Delle nomine dei nuovi dirigenti della Sanità non c'è ancora traccia. E senza un nuovo management nel pieno dei poteri, la Sanità siciliana rimane ammantata da un'ombra di precarietà. La procedura di selezione, andata avanti per mesi, doveva rappresentare la cifra della svolta. Di una scelta di campo, quella di nomine legate a criteri di meritocrazia e non alla consueta spartizione con bilancino per appartenenze politiche. Ma Crocetta ha continuato a tenere in tasca le nomine, moneta utile da spendere nel monopoli della coalizione, in vista del rimpasto e non solo. Questo almeno quanto malignano gli oppositori. I cui argomenti, però, si rafforzano ogni giorno che passa. La melina sui manager della Sanità ha assunto ormai contorni grotteschi. E dispiace che in qualche modo coinvolga una persona rigorosa come l'assessore al ramo Lucia Borsellino, i cui annunci, come si vede, sono stati fin qui sistematicamente disattesi dal presidente della Regione.

L'attesa è un lusso che la Sicilia non può permettersi. Portata a casa (non senza qualche inciampo) la riforma delle Province – risultato politico certo non scontato – il governo non ha più alibi. Ponga fine a questa comica, e senza perdere altro tempo nomini subito i nuovi manager, scegliendo i migliori. O dica chiaramente che quelle poltrone servono per ammorbidire o compensare questo o quell'alleato, presente o futuro. La verità, per quanto penosa, brucerebbe forse meno della vacua retorica del cambiamento.

Nessun commento:

Posta un commento